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La ripresa si fa attendere: cala ancora la produzione industriale in Italia e la Bce avverte che l'area euro naviga in acque basse.

11/07/2014
A maggio l'indice destagionalizzato della produzione industriale misurato dall’Istat è diminuito dell'1,2 per cento rispetto ad aprile e dell'1,8 per cento rispetto a un anno fa.

La ripresa si fa attendere, nonostante l’ottimismo sulla possibilità che il 2014 sia l’anno di una chiara inversione di tendenza. Lo confermano gli ultimi dati Istat sulla produzione industriale, ma anche i dubbi e la prudenza sulle prospettive mostrate ieri nell’ultimo bollettino mensile della Banca centrale europea.

A maggio l'indice destagionalizzato della produzione industriale misurato dall’Istat è diminuito dell'1,2 per cento rispetto ad aprile. Nella media del trimestre marzo-maggio la produzione è diminuita dello 0,4 per cento rispetto al trimestre precedente. E corretto per gli effetti dei giorni effettivamente lavorati nei diversi periodi a maggio l’indice della produzione industriale è calato dell'1,8 per cento rispetto allo stesso mese del 2013.

Nella media dei primi cinque mesi dell'anno la produzione industriale è aumentata appena dello 0,1 per cento rispetto allo stesso periodo del 2013. Un dato che offre un primo segnale di inversione, ma ancora estremamente debole.

 L’ultimo bollettino economico della Banca centrale europea conferma, d’altra parte, che tutta l’area euro naviga in acque basse, e che la ripresa che si comincia a intravedere è “molto graduale” e sicuramente non omogenea nei diversi Paesi. In particolare, secondo il bollettino di luglio della Bce, “i rischi geopolitici nonché gli andamenti nei Paesi emergenti e nei mercati finanziari mondiali potrebbero essere in grado di influenzare negativamente le condizioni economiche, anche tramite effetti sui prezzi dell'energia e sulla domanda mondiale di beni e servizi provenienti dall'area dell'euro”. Secondo la Bce, “un altro rischio al ribasso è connesso a riforme strutturali insufficienti nei Paesi dell'area nonché a una domanda interna inferiore alle attese”.

Come dire: da un lato alcuni Paesi potrebbero fare di più sulle riforme, dall’altro la Germania avrebbe tutte le possibilità per lasciar crescere la domanda interna, producendo un beneficio per tutti, ma non lo sta facendo.

 

 

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