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Sud, Svimez: la crescita è ancora lenta

02/08/2017

Le regioni del Sud procedono a passo di tartaruga ma il governo e il Pd esultano. Eppure da diverse analisi e contributi (Svimez, Confindustria e Istat), emerge quanto il Mezzogiorno d’Italia fatichi a recuperare il terreno perduto negli anni post crisi. Dall’ultimo rapporto Svimez  si evidenzia che "il Pil al Sud è cresciuto dell’1%, più che nel Centro-Nord, dove è stato pari a +0,8%". Secondo lo studio ‘Check up Mezzogiorno’ di Confindustria, invece, la crescita del Pil sarebbe dello 0,9 con il settore industriale a fare da traino, +3,4%. Siamo però, sia secondo Svimez che per Confindustria, di fronte ad una crescita lenta. Per recuperare il gap con il settentrione d’Italia, infatti, occorrerà aspettare ancora fino al 2028. “Nella media del 2016 "gli occupati aumentano rispetto al 2015 al Sud di 101 mila unita', pari a +1,7%, ma restano comunque di circa 380 mila al di sotto del livello del 2008”. La disoccupazione giovanile resta altissima: 56%, il doppio rispetto al Nord. Finora le strategie del governo per affrontare questo problema, anzi, forse ‘il problema’ dell’Italia per eccellenza, non hanno prodotto molti risultati. Anche perché le misure di politica economica sono state indirizzate verso altri obiettivi che hanno avuto poca incidenza nelle regioni meridionali. Due su tutti: gli 80 euro ai dipendenti sotto i 25.000 euro all’anno e il piano industria 4.0. La prima misura ha favorito evidentemente le zone a più alto tasso d’occupazione, e quindi le regioni del Nord. Il secondo intervento, secondo le previsioni produrrà delle agevolazioni alle imprese meridionali pari a 650 milioni di euro contro i circa 8,6 miliardi al Centro-Nord. Se a questi dati si aggiungono quelli relativi alla povertà forniti dall’Istat, dove si certifica ancora una volta come il grosso delle famiglie povere si concentri ancora al Sud, seppur in diminuzione, e quelli sugli investimenti, -44% dal 2008 ad oggi, allora il quadro della situazione complessiva viene definitivamente chiarito. Un timido passo verso una pur parziale inversione di tendenza è stato compiuto ieri, con l’approvazione del Dl Mezzogiorno. Che da una parte interviene con l’istituzione delle ZES (Zone economiche speciali) e dall’altra con la destinazione di 1,5 miliardi di euro sui Patti per lo sviluppo, ossia su progetti specifici locali che andrebbero a potenziare il lato infrastrutturale. Nel complesso, quindi, il saldo verso le regioni meridionali del nostro Paese resta negativo, e ciò nonostante i dati continuino a dimostrare quanto il Sud abbia bisogno di investimenti pubblici e privati mirati che abbiano una visione rivolta al futuro. Dichiarare al primo zero virgola in più che la barca continua a veleggiare a gonfie vele non aiuterà l’Italia e il Mezzogiorno in particolare ad uscire dalla crisi in cui versa. Il prossimo banco di prova sulle vere intenzioni che questo Governo ha verso il Sud sarà in autunno con la prossima legge di stabilità. Sarà quella l’occasione per dare vita a un grande Piano per il lavoro che rilanci investimenti, crescita e occupazione

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