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Ruggero Paladini

Come la spesa di assistenza incide sul tasso di attività. Gli aspetti negativi del reddito di cittadinanza

Le analisi del Cato Institute sull'Europa (ma non sull'Italia, la Grecia, Cipro e Malta). I dati italiani e gli effetti distorsivi sul tasso di attività che potrebbe avere la proposta formulata dal M5s. Negli USA vige da ormai una ventina di anni l’Earned Income Tax Credit (Eitc)

Bail-in alla tedesca: come a Berlino (e tra i funzionari della Ue) la sfiducia verso l'Italia può produrre danni al nostro Paese.

Il bail-in avrebbe un fondamento razionale, ma sarebbe stato bene applicarlo per il futuro e con ampiezza di informazione nei confronti dei risparmiatori. Si è voluto mettere l'Italia nel mirino. E non è finita. Dalla Germania già sono partite ulteriori proposte, in particolare quella per cui qualora un paese che in futuro richieda assistenza al fondo salva-stati, il Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM), sia soggetto alla ristrutturazione automatica del proprio debito pubblico.

Abbiamo raggiunto il picco del debito pubblico? Dipende da molte variabili.

Il rapporto debito pubblico – PIL è per noi italiani l’indicatore più delicato, poiché, se escludiamo la Grecia, il nostro è il livello più elevato tra tutti i paesi europei. Il governo sostiene che questo sarà l’anno della svolta, nel senso che il debito, al 132,8% a fine 2015, comincerà a ridursi, dapprima lentamente ma poi sempre più velocemente. Probabilmente il governo ha ragione, ma una piena certezza non c’è: le variabili e i rischi sono numerosi.

Risparmi e investimenti, deficit pubblici e attivi commerciali

Anche se l’occupazione tedesca non è tutta positiva, con i sette milioni circa di mini-job, almeno è a livelli molto più bassi di quella degli altri tre paesi. I quali hanno già perso varie occasioni per ridiscutere la filosofia della politica economica comunitaria, ponendo questa domanda: perché l’Unione europea, ed in particolare l’area euro, abbia deciso di dare un bel contributo alla stagnazione secolare.

Quel pasticciaccio degli 80 euro

Oltre un quarto della platea interessata al Bonus Renzi si è trovata a restituire o a ricevere delle somme che, a livello individuale, potevano arrivare fino a 960 euro nel 2015 (640 nel 2014). Ecco, punto per punto, perché i problemi sono nati dalla peculiare forma del Bonus voluto così proprio dal presidente del Consiglio.

Ecco come Renzi avrebbe potuto rendere più efficaci i miliardi impegnati finora, facendo crescere di più Pil e occupazione.

Le manovre del governo Renzi si sono spostate in misura crescente verso il taglio delle imposte e dei contributi, con una manovra netta che passa da quasi tredici miliardi nel 2016 a ventuno miliardi e mezzo nel 2017 (escluse le somme previste nella legge di bilancio oggi in discussione). Si aggiungano maggiori spese per poco più di diciotto (2016) e diciannove (2017) miliardi, costituiti per la metà dal bonus 80 euro del D.l. 66, e per l’altra metà da una copiosa serie di provvedimenti per lo più di carattere assistenziale.Si tratta in sostanza di una quarantina di miliardi che avrebbero potuto essere utilizzati in modo più proficuo. Ad esempio i quasi dieci miliardi del bonus 80 euro potevano servire ad una fiscalizzazione degli oneri sociali che avrebbe reso superflui le riduzioni temporanee di contributi fatte per pompare gli effetti del Jobs-act. Altri cinque o sei miliardi potevano servire per introdurre una misura ben congegnata per ridurre la povertà, dato che, come è noto, siamo l’unico paese, insieme alla Grecia, che non ha una rete di sicurezza per qualunque persona si trovi in condizioni di gravi difficoltà. Rimangono 25-26 miliardi che potevano essere investiti nella tutela del territorio, ricerca, scuola ed università, nonché infrastrutture necessarie (banda larga e simili). L’effetto moltiplicativo sarebbe stato sicuramente molto più alto, ed avrebbe permesso al PIL 2017 di essere un paio di punti sopra quanto sarà, e al debito pubblico di essere già in riduzione.

Quel pasticciaccio brutto degli 80 euro. Come si poteva evitare

Le storture che hanno provocato una brutta sorpresa per molti lavoratori. Per evitare questi risultati si sarebbe dovuto procedere con una fiscalizzazione, parziale, dei contributi a carico dei lavoratori. La fiscalizzazione avrebbe riguardato una platea più ampia di lavoratori, compresi i quattro milioni che sono rimasti fuori, ma avrebbe evitato gli effetti distorti del bonus. I dettagli tecnici nella proposta Nens sulla riforma dell'Irpef e gli Assegni al nucleo familiare.

Diversità e obiettivi tra revenu universel di Hamon, reddito di cittadinanza del M5S, Sia. La strada migliore? La proposta del Nens

In prospettiva va pensato uno strumento universale, che assorba molti istituti di assistenza esistenti, e che segua una logica coerente. La proposta pentastellata del reddito di cittadinanza lo è certamente, ma nella direzione sbagliata.La strada da seguire è piuttosto quella di generalizzare un sistema di sostengo al reddito, con importi maggiori, diciamo all’incirca doppi, di quelli previsti dal SIA, che non terminano bruscamente al raggiungimento della soglia, ma neppure che si estendono senza limiti di redditi. Come la proposta formulata dal Nens (in allegato) nella “Riforma del sostegno ai nuclei familiari, dell‘IRPEF e dei contributi previdenziali”.

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