
Il settore "industriale" dell`acqua vale 7,2 miliardi di fatturato l’anno, con 27.800 occupati, suddivisi fra 311 imprese industriali. Di queste, 232 gestiscono il servizio idrico integrato in Italia e 79 grossisti gestiscono i soli servizi di approvvigionamento, fognature o depurazione. Se si aggiungono i ricavi delle duemila gestioni dirette economiche degli enti pubblici, che non sono di carattere industriale ma piuttosto "rami" della pubblica amministrazione, i ricavi del settore arrivano a 9,6 miliardi di euro e gli addetti a 41.400.
I dati sono nel “Blue Book 2014” messo a punto da Utilitatis e Federutility con le informazioni contenute nei piani economico-finanziari, nei bilanci delle società di gestione e con quelle raccolte dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico con un monitoraggio avviato nel 2012.
Questa foto del settore industriale dell’acqua conferma che a venti anni dalla legge Galli la frammentazione del settore resta alta. Basti pensare che il 46 per cento delle 311 aziende operative rappresenta appena il tre per cento del fatturato complessivo.
Nel «Blue Book 2014» vi è anche un capitolo dedicato agli investimenti, con una comparazione dei livelli italiani e di quelli degli altri paesi Ocse. Oggi in Italia si investono nel settore idrico circa 30 euro ad abitante ogni anno. La spesa totale per gli in vestimenti ammonta dunque a 1,6 miliardi di euro. Il fabbisogno nazionale sulla base dei Piani economico-finanziari messi a punto nel settore ammonterebbe a 3 miliardi l`anno, pari a 51 euro di investimento per abitante. Gli investimenti necessari ad allineare l’Italia agli standard europei dovrebbero ammontare invece, secondo gli esperti che hanno realizzato la ricerca, a 4,8 miliardi di euro l’anno, per un valore di 80 euro l`anno per abitante.
Leave a comment