
“I giovani in agricoltura portano più innovazione e, con i piedi nella terra e la testa nel mondo, la capacità di guardare ai grandi mercati e allo sviluppo delle nuove tecnologie, con ricadute importantissime sul territorio locale in termini di produzione e di lavoro”. Maurizio Martina, ministro dell’Agricoltura, punta moltissimo sul rinnovamento dei produttori, sul ritorno dei giovani alla terra, perché l’agricoltura è un settore strategico per il futuro di tutti, considerato che l’alimentazione sarà uno dei problemi di fronte a una popolazione mondiale crescente. Ma lo è in modo particolare, e lo sarà sempre di più, per l’Italia e la sua economia, perché il Paese può vantare nell’agroalimentare un primato di tradizione, sapere e produzione di qualità riconosciuto ovunque nel mondo. Uno dei pochi, veri primati italiani, un tassello di quel marchio made in Italy capace di avere mercato in tutto il mondo.
La sfida è dunque quella di invogliare i giovani a fare impresa con la terra, di riportare cervelli oltre che braccia alla produzione di qualità. E non è una sfida facile. Nell’Unione europea l’Italia è il Paese con minore incidenza di aziende agricole rette da giovani: solo il 5 per cento ha un`età inferiore a 35 anni, mentre la Francia raggiunge l`8,7 per cento e molti Paesi del Nord Europa superano il 10. Dal 2000 al 2010, i giovani agricoltori sono diminuiti del 40 per cento. Gli under 35 sono solo 50 mila.
Ma, nonostante le difficoltà, è decisivo riuscirci. E le condizioni per vincere la battaglia ci sono. In base alla classifica di Almalaurea, Agraria è la facoltà che offre le maggiori possibilità di inserimento, 95 per cento. Il Miur ha registrato un incremento del 29 per cento delle iscrizioni negli istituti professionali agricoli, 13 in più negli istituti tecnici di agraria, agroalimentare e agroindustria e 40 in più di iscritti alla Facoltà di Agraria. E secondo i dati Rete di Informazione contabile Agricola, le aziende condotte da giovani realizzano in media una produzione lorda vendibile più elevata rispetto a quelle guidate da non giovani: oltre 161 mila euro contro 140 mila. Insomma, ci sono segnali di disponibilità e opportunità di lavoro e di impresa diverse dal passato.
Da qui l’idea di Martina di lanciare un programma aggressivo di stimoli e agevolazioni per i giovani che decideranno di impegnarsi in agricoltura. L’obiettivo concreto, come ha detto Martina, è di allineare l’Italia “agli altri Paesi europei. Il mio sogno è avvicinarci alla Francia”.
Se ne parla poco sulla stampa tradizionale, eppure è uno dei pochi progetti già operativi attraverso i quali può passare il rilancio e la modernizzazione dell’agricoltura. Le misure sono già tutte operative. Come si può verificare anche nelle slides del ministero, ci sono i mutui fino a 10 anni a tasso zero per imprese agricole condotte da persone con meno di 40 anni investimenti fino a un milione e mezzo di euro nei settori della produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli e della pesca. Per chi vuole acquistare un`azienda, ci sono mutui fino a 30 anni concessi dall’ Ismea per l`acquisto dei terreni agricoli volti ad un primo insediamento di giovani in agricoltura.
Non solo. E’ prevista una detrazione fiscale del 19 per cento per i giovani under 35 che affittano terreni agricoli e uno sgravio di un terzo della retribuzione lorda per promuovere forme di occupazione stabile in agricoltura di giovani tra i 18 e i 35 anni.
“Molto importanti sono gli 8o milioni di euro all`anno fino al 2020 per imprese condotte da giovani fino a 4o anni con una maggiorazione del 25 per cento degli aiuti diretti per 5 anni, in attuazione della nuova Pac, la politica agricola comunitaria” dice Martina. “Ma c`è anche il credito d`imposta per il biennio 2014-2016 al 4° per cento per investimenti fino a 50 mila euro per l`e -commerce, nonché il credito d`imposta al 40 per cento, stesso biennio, per innovazione e reti di impresa”.
E non poteva mancare un sostegno specifico per il Mezzogiorno: deduzioni Irap al 50 per cento fino a 10.500 euro per chi assume giovani con contratti di almeno tre anni e per almeno 150 giorni all`anno.
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