
Allarme rosso sulla crescita globale. Lo hanno lanciato all’unisono la Banca centrale europea e tutti gli esperti dei venti paesi più industrializzati del mondo nel testo che hanno predisposto per la riunione del G20 del 4 e 5 settembre.
Lo staff di previsori della Bce ha in particolare tagliato le stime di crescita per l'Eurozona, rispetto a quelle redatte in giugno giugno: quest'anno il Pil dovrebbe crescere dell'1,4 per cento, anziché dell’1,5; nel 2016 la crescita dell’economia dovrebbe essere dell'1,7 per cento invece dell’1,9; nel 2017 il Pil dovrebbe aumentare dell’1,8 per cento anziché del 2.
“Sono emersi di recente nuovi rischi al ribasso per le prospettive di crescita e inflazione". Ha spiegato Mario Draghi, governatore della Bce, nella conferenza stampa dopo la riunione del board di Francoforte. "Le informazioni disponibili indicano una continua, anche se più debole, ripresa economica e un aumento più lento dei tassi di inflazione rispetto alle aspettative". Ed è proprio da questa previsione che il consiglio direttivo della Bce ha preso le mosse per giudicare prematuro oggi “stabilire se questi sviluppi abbiano un impatto duraturo sulle previsioni sui prezzi e sul percorso per riportare l'inflazione verso il nostro obiettivo di medio termine, o se vadano considerati prevalentemente transitori". Ma ha anche annunciato, per evitare equivoci, resistenze, inutili dibattiti, “la volontà e la capacità di agire, se necessario, utilizzando tutti gli strumenti disponibili nell'ambito del suo mandato” usando se necessario tutta la flessibilità del programma di quantitative easing sufficiente in termini di quantità e di qualità per risvegliare l’economia europea.
"Nel frattempo – ha detto Draghi - noi attueremo in pieno i nostri acquisti di asset mensili da 60 miliardi di euro. Tali acquisti hanno un impatto positivo sul costo e la disponibilità di credito per imprese e famiglie. Essi sono destinati a proseguire fino alla fine del settembre 2016 o oltre se necessario, e, in ogni caso fino a quando non vedremo che l'inflazione segua un percorso coerente con il nostro obiettivo di tassi inferiori ma prossimo al 2% nel medio periodo".
Nello stesso giorno della riunione della Bce, anzi nelle stesse ore in cui si svolgeva il vertice a Francoforte, i tecnici dei 20 paesi più sviluppati hanno rilasciato il testo base per la riunione del 4 e 5 settembre. Con una previsione non diversa da quella della Bce. “La crescita globale rimane moderata, riflettendo un ulteriore rallentamento nelle economie emergenti e una debolezza della ripresa nelle economie avanzate. In un contesto di crescente volatilità dei mercati finanziari, con i prezzi delle materie prime in calo, un debole afflusso di capitali e un deprezzamento delle valute nei paesi emergenti, i rischi al ribasso per le prospettive dell’economia mondiale sono aumentati, soprattutto per quanto riguarda i mercati emergenti e in via di sviluppo”.
L’anno venturo le cose potrebbero migliorare, ma i governi e i Parlamenti dovrebbero muoversi per ottenere questo risultato, con politiche più orientate allo sviluppo nei paesi già sviluppati e con adeguate riforme nei paesi emergenti. Una iniziativa non scontata, come dimostra la persistente resistenza della tecnocrazia europea, formatasi all’ombra dell’ideologia dell’austerity ad ogni costo, a imboccare una strada diversa dall’ordoliberlismo imposto per anni come l’unica strada possibile.
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