
Mario Draghi ha risposto per le rime ai banchieri europei, soprattutto tedeschi, che accusano la politica monetaria accomodante ed espansiva della Bce di essere la causa prima della scarsa redditività delle proprie aziende. Il problema, ha detto aprendo i lavori dell’incontro annuale dell’European Systemic Risk Board, del quale è presidente, è principalmente il numero eccessivo degli operatori, unito a cambiamenti tecnologici e demografici, alla disuguaglianza tra i redditi e alla scarsità di asset sicuri.
"L'eccesso di banche è tra i fattori dell'attuale basso livello di redditività bancari", ha spiegato Draghi, "l'eccesso di capacità in alcuni settori bancari nazionali e la conseguente intensità della concorrenza esasperano questa stretta sui margini. Un simile eccesso di capacità significa inoltre che il settore non opera in maniera efficiente, il che è una delle ragioni per cui il rapporto tra costi ed entrate rimane elevato in alcuni Paesi". Pertanto "alcune banche avranno bisogno di rivedere i loro modelli di business per aumentare la redditività". Tra i fattori che sono alla base delle pressioni al ribasso sui tassi di lungo termine vi sono inoltre "cambiamenti tecnologici, demografia, diseguaglianza tra i redditi e scarsità di asset sicuri".
Mario Draghi ha affrontato con la stessa franchezza anche il tema dei rischi di crisi bancarie. "Il sistema finanziario europeo è diventato più resiliente con una capacità di assorbimento delle perdite più grande", e si è rivelato "più in grado di adattarsi alle sfide del contesto economico". Ma "occorre restare vigili – ha detto Draghi - la politica macroprudenziale è tuttora in una fase di formazione e i responsabili sono comprensibilmente cauti nell'uso di nuovi strumenti, ma quando vediamo crisi sistemiche dobbiamo agire, il rischio più grande proviene dall'inazione".
Il Systemic Risk Board, ha detto Draghi, ritiene che il funzionamento e la capacità di adattamento sistemico dei mercati dei derivati possano essere migliorati "attraverso contratti standardizzati over-the-counter trattati centralmente e scambiati nelle piattaforme elettroniche in linea con gli impegni del G20". L'obbligo di clearing centralizzato è diventato operativo dallo scorso giugno per certi derivati sui tassi di interesse e sarà gradualmente esteso ad altre transazioni. L'Autorità sta ora monitorando gli effetti di tale obbligo sulla domanda di collaterale e la struttura della rete. E sta continuano a studiare nuovi strumenti macroprudenziali oltre il sistema bancario. Una misura delle misure alle quali si sta pensando è l'uso di requisiti su margini e 'haircut': definiti in un modo "conservativo" o controciclico "possono aiutare a contenere l'accumularsi di un eccesso di leva finanziaria, e inoltre possono migliorare la stabilità finanziaria mitigando le spirali di illiquidità".
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