

Nel corso dell'ultimo quarto di secolo, più di un miliardo di persone sono uscite dalla povertà estrema. Ma ancora un decimo della popolazione mondiale vive ancora con meno di due dollari al giorno. Da qui la necessità di una politica condivisa e basata su alcuni pilastri: i programmi devono concentrarsi più direttamente su uomini, donne e bambini che vivono in profonda povertà; garantire che vi sia una più equa distribuzione del reddito; rafforzare l'accesso ai servizi di welfare, perché la riduzione della povertà è frenata dalle disparità di progressi nella possibilità di accedere ai servizi essenziali.
C'è una qualche forma di schizofrenia nelle indicazioni del global monitor report 2015-2016 sul tema:"Development Goals in an Era of Demographic Change". Ma tant'è. L'importante è che anche i principali promotori del pensiero economicio prevalente riconoscano oggi che i servizi essenziali sono uno strumento decisivo per combattere la povertà.
Il rapporto mette al centro il cambiamento demografico in atto: minori nascite nel mondo sviluppato e velocissimo invecchiamento della popolazione, anche grazie ai progressi della medicina. Cosa fare, dunque? Banca mondiale e Fondo monetario internazionale suggeriscono di prendere iniziative seguendo alcune priorità strategiche, come investire nella sostenibilità ambientale; investire sul capitale umano e sul sostegno economico; sull'assicurarsi che il continuo cambiamento demografico abbia ripercussioni pesanti sui più poveri.
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