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Bce, Banca d'Italia e Fmi confermano: se non si cambia strada, rischi di ulteriore rallentamento in Europa

14/11/2014
S&P parla addirittura della possibilità di una terza recessione, dopo quelle del 2009 e del 2011. Il G20 di Brisbane.

Banca centrale europea, Banca d’Italia, Fondo monetario internazionale e perfino Standard & Poor’s confermano il rallentamento dell’economia in Europa, in particolare nella zona dei paesi dell’euro, fino a parlare di una possibile terza ricaduta nella recessione.
E’ l’ennesima prova (ma era necessaria?) che non si esce dalla crisi senza una inversione di tendenza nelle politiche economiche imposte in questi ultimi anni dai governi conservatori europei, da un apparato tecnico scientifico tutto impostato sul pensiero unico liberista e da una Germania che ha privilegiato gli interessi delle proprie banche e della propria economia alla stabilità europea.

Il pericolo di tensioni sul versante della tenuta dell’occupazione in una fase così già deteriorata esiste e ormai si manifesta sempre di più sul versante politico con l’ingrossamento delle fila delle formazioni più estreme, antidemocratiche, antieuropee.
"A partire dalla scorsa estate i dati e i riscontri delle indagini congiunturali più recenti hanno indicato nel complesso un indebolimento della dinamica di crescita nell'area dell'euro", scrivono i tecnici della Bce nel Bollettino mensile di novembre. Queste informazioni, sottolinea la Bce, "sono state ora inglobate nelle previsioni più recenti delle istituzioni pubbliche e private, che mostrano una revisione al ribasso della crescita del pil reale nell'orizzonte previsivo fino al 2016, confermando le previsioni di una ripresa economica modesta". E pur ripetendo il mantra dell’aggiustamento dei conti e delle riforme qui la Bce mette il luce l’esistenza di ulteriori rischi di avvitamento dovuti proprio alla linea dell’austerità, se perseguita con eccesso di rigore in una fase già così deteriorata. "E’ probabile che la disoccupazione elevata, la cospicua capacità produttiva inutilizzata e gli aggiustamenti di bilancio necessari nei settori pubblico e privato continuino a frenare la ripresa".

Da qui la previsione drammatica di una “dinamica stagnante” dell’occupazione ancora a lungo, nonostante qualche progresso compiuto nel 2014.
A parlare senza mezzi termini del rischio di una terza recessione europea dopo quelle del 2009 e del 2011 Jean-Michel Six, capo economista Emea per Standard & Poor's, parlando a un convegno sulle utilities. Six ha detto di aspettarsi una crescita tra lo 0,5% e l'1% per i prossimi due anni nella zona euro, ammonendo però sull'aumento dei rischi di una terza recessione che "non vanno sottovalutati".

In un contesto così fosco si apre a Brisbane in Australia la riunione del G20, i venti più importanti paesi del mondo, sotto l'egida del Fondo monetario internazionale. E anche gli approfondimenti preparati in vista in questa di questo appuntamento rilevano che l'Europa è oggi il principale problema del mondo economico. La sfida per i leader del G20 è chiara: promuovere crescita e occupazione.Dobbiamo stimolare la domanda per scongiurare il rischio deflazione che minaccia le maggiori economie europee, ha detto il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, esortando a trovare un nuovo slancio per promuovere un aumento di crescita e occupazione che siano anche di qualità. "Ciò significa creare le condizioni giuste perché il settore privato possa avere successo. Significa essere disponibili a utilizzare gli investimenti nelle infrastrutture per stimolare la crescita. Non possiamo permettere che la ripresa ristagni, perciò chiederò ai leader del G20 a Brisbane di fare di più".

 

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