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Bce, Draghi fa scattare il piano a sostegno della crescita. E torna a chiedere le riforme. Ma serve anche un cambiamento della politica europea.

02/09/2014
Taglio dei tassi di interesse, partenza della prima rata del Tltro, la concessione di crediti a bassissimi tassi che le banche potranno rinnovare solo se investono le risorse nell’economia reale, e acquisto da ottobre degli Abs, Asset-backed security, gli strumenti finanziari che servono a cartolarizzare i crediti bancari anche di difficile rientro.

La Banca centrale europea ha fatto scattare il piano a sostegno della crescita, con il taglio dei tassi di interesse, la partenza della prima rata del Tltro, la concessione di crediti a bassissimi tassi che le banche potranno rinnovare solo se investono le risorse nell’economia reale, e l’acquisto da ottobre degli Abs, Asset-backed security, gli strumenti finanziari che servono a cartolarizzare i crediti bancari anche di difficile rientro.

E’ un piano articolato, che potrebbe arricchirsi, se sarà necessario, anche di altre iniziative “non convenzionali”, come ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, ma che non sarà senza condizioni: nonostante la ritrosia dei tedeschi, la Bce procederà nelle sue iniziative per evitare che l’economia europea si avviti su se stessa, ma i governi dei paesi europei, Italia e Francia in primis, dovranno procedere alle riforme strutturali che servono alla crescita.

Mario Draghi su questo punto ha mostrato nella conferenza stampa seguita alla riunione del Consiglio direttivo della Bce una posizione di assoluta fermezza. Segno che, al di là delle posizioni di facciata e perfino delle indiscrezioni su presunte telefonate di fuoco con Angela Merkel, forse lasciate trapelare ad arte per tacitare l’opinione pubblica tedesca e non contrastare troppo la posizione della Bundesbank, il presidente italiano della Bce e la cancelliera di Berlino in fondo sono in piena sintonia, lavorano per sostenere l’economia, ma anche per non lasciare spazi di eccessiva manovra e imporre le riforme strutturali. Tanto più che sia il lancio dell’operazione Tltro, sia l’acquisto degli Abs almeno in una prima fase finiranno per facilitare soprattutto il sistema bancario tedesco. 

"Si tratta di un pacchetto piuttosto complesso di misure” ha spiegato Draghi, illustrando le decisioni prese dal Consiglio direttivo della Bce. “Ci sono le Tltro che partiranno in settembre su diverse tranche, poi ci sono gli Abs che sono un tipo di programma completamente nuovo per la Bce e, infine, gli acquisti di covered bond che erano già stati fatti in passato". Se poi fosse necessari a causa di assenza di segnali positivi, la Bce potrebbe passare anche a Qe, già adottato dalla Federal Reserve Usa e dalla Boj, la banca centrale giapponese.

Più in particolare, il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di ridurre allo 0,05 il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema, di portare allo 0,30 il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginale e di portare in negativo al -0,20 per cento il tasso di interesse sui depositi presso la banca centrale. Di conseguenza alle aziende di credito non converrà più tenere risorse depositate presso la Bce.

 Il 18 settembre partirà poi il programma Tltro, Targeted Longer-Term Refinancing Operations. La seconda puntata è già prevista a dicembre. In tutto, in questo 2014, la Banca centrale europea metterà a disposizione, attraverso questa iniziativa, crediti fino a 400 miliardi di euro per le banche, in sostanza a un tasso pari allo 0,25 per cento. Successivamente si potrà arrivare fino a mille miliardi di euro.

Secondo uno studio condotto da Elisa Quinto e Ugo Speculato per Prometeia, la parte del leone nelle due aste del 2014 la farà la Germania. Ma potranno accedere ai finanziamenti a piene mani anche le banche dei paesi del Sud. Le banche italiane potranno avere quest’anno fino a 75 miliardi di euro. Per questa prima tornata di finanziamenti Bce varrà un criterio "secco" per le richieste di fondi: il tetto massimo sarà pari al 7 per cento dei prestiti (esclusi quelli alle istituzioni finanziarie e per l’acquisto di case) in essere al 30 aprile scorso. Dunque, una fotografia statica, in base alla quale appunto la domanda massima da parte delle banche potrà essere pari a 400 miliardi di euro. 

Le aste successive invece avverranno sulla base di un meccanismo ideato per spingere le banche a sostenere l'economia reale, attraverso l'incentivo ad una maggiore erogazione di prestiti. Il sistema messo a punto dalla Bce prevede due momenti diversi: uno, fino al 30 aprile 2015 (in cui l'andamento del credito potrà avere un percorso che tenga ancora conto delle difficoltà nell'erogazione e che farà riferimento alla dinamica dei prestiti maggio 2013-aprile 2014) e un secondo periodo, in cui il miglioramento nell'erogazione del credito dovrà essere concretamente visibile, pena la restituzione anticipata di quanto erogato - nel settembre 2016 – invece che alla scadenza naturale, prevista nel 2018.

A ottobre, infine, partirà il programma relativo all’acquisto di Abs (ancora non sono chiare le quantità), con l’obiettivo di liberare il Sistema creditizio almeno di una parte della zavorra relative ai crediti difficili e quindi di permettere una maggiore disponibilità alla concessione di credito alle imprese anche per questa via. Anche in questo caso il boccone più importante è destinato a finire nelle fauci delle grandi banche tedesche, che già si sono lanciate da tempo in questo tipo di operazioni, mentre in Italia siamo ancora molto indietro.

Dare credito all’economia reale, evitare la deflazione, far scendere il cambio dell’euro per favorire le esportazioni e quindi gli ordinativi per le imprese europee: questi gli obiettivi. La Bce ha dunque fatto alcuni dei passi che le venivano richiesti. Poco potrà fare di più, tenuto conto anche delle resistenze di una parte dell’establishment tedesco e nordeuropeo.

Ora tocca ai governi, dunque, come ha segnalato lo stesso Draghi. Ma non solo. Perché saranno importanti le riforme strutturali, soprattutto in Italia e in Francia, i due principali paesi dopo la Germania e insieme alla Gran Bretagna.

Ma molto dipenderà anche dall’impostazione della politica economica e finanziaria europea: non è rimasto troppo tempo per cambiare verso e fare finalmente quello che le destre e l’ideologia del liberismo hanno impedito fino ad oggi. Mettere in campo investimenti comuni. Curare i conti pubblici, ma abbandonando la maniacale versione dell’austerità seguita fin qui. Usare gli euro bond. E adottare anche una delle ormai innumerevoli proposte firmate da diversi e illustri economisti per gestire in comune, abbassando così drasticamente il costo degli interessi per tutti, almeno una parte del debito pubblico dei paesi europei.

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