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C'è realmente interesse a dotarsi di una strategia nazionale per la Banda 700 MHz?

29/06/2015
La Banda a 700 MHz si avvia a diventare la “next big thing” delle risorse frequenziali da mettere a disposizione dei servizi mobili a banda larga e ultra-larga.Francia e Germania sono pronte. Ma in Italia la banda 700 MHr oggi e' utilizzata per la tv digitale terrestre. E i diritti scadranno nel 2032.

La Banda a 700 MHz si avvia a diventare la “next big thing” delle risorse frequenziali da mettere a disposizione dei servizi mobili a banda larga e ultra-larga. Sono infatti frequenze molto pregiate dal punto di vista della propagazione e della penetrazione all’interno degli edifici e consentono di realizzare vaste aree di copertura con un ridotto numero di torri. Possono essere utilizzate in tecnologia LTE con velocita di trasmissione di circa 30-50 Mbit al secondo, del tutto comparabile con quella delle reti in fibra al cabinet (FTTC). Nella modalità “LTE Advanced” la velocità è ancora più alta, arrivando all’incirca ai 200 Mb/s, analoga alle reti FTTH.

Affiancandosi alle frequenze già in uso ai servizi mobili nelle bande a 800, 900, 2100, e 2600 MHz, i 60 MHz che verranno messi a disposizione delle reti mobili contribuiranno a dotare gli operatori delle risorse di spettro necessarie a far fronte alle stime di significativo incremento di traffico mobile dati a banda larga e ultra-larga dei prossimi anni.

A tal fine, la Germania ha appena concluso un’asta delle frequenze che includeva anche la banda a 700 MHz, la Francia ha previsto di svolgere la propria gara entro la fine di quest’anno. Per entrambe la previsione è quella di mettere in esercizio queste frequenze tra il 2018 e il 2019. E l’Italia cosa farà?

In Italia la situazione è ben più complicata. La banda a 700 MHz, a differenza dei paesi sopra menzionati, è al momento completamente utilizzata per la televisione digitale terrestre (DTT) e ben 6 canali nazionali sono allocati in questa porzione di risorsa spettrale. I canali nazionali hanno avuto assegnati nel 2012 diritti d’uso di durata ventennale per queste frequenze, diritti che scadranno quindi nel 2032. Il passaggio di queste frequenze ai servizi radiomobili, o quanto meno la gara per aggiudicarsi i relativi diritti d’uso, non potrà che avvenire dopo la liberazione delle frequenze dai servizi televisivi o quantomeno dopo aver opportunamente pianificato la liberazione della banda dalla televisione, prevedendo una road-map di transizione che porti le televisioni ad operare nelle frequenze che rimarranno disponibili (bande VHF e UHF sotto i 700 MHz).

Ma è proprio questo il punto. C’è realmente un interesse governativo e industriale a pianificare, in maniera pubblica e trasparente e con il dovuto anticipo, questa transizione oppure si intende procedere senza un piano – come nelle migliori tradizioni nazionali - oppure, e non sarebbe la prima volta, con un piano negoziato con pochi e conosciuto solo a questi?

Prima di discutere tale questione, approfondiamo alcuni aspetti tecnici legati alla banda 700 MHz e, in generale, al tema della vendita tramite gara dei diritti d’uso delle frequenze.
Orizzonte temporale di liberazione della banda. La transizione della banda 700 MHz deve avvenire in maniera coordinata con gli altri paesi comunitari. Allo stato, la Commissione Europea non ha ancora stabilito, con il Consiglio e il Parlamento europeo, una data vincolante per la transizione. Alcuni studi (il c.d. Rapporto Lamy predisposto su richiesta della Commissione Europea e l’Opinion sul tema del Gruppo europeo per la definizione delle Policy sul Radiospettro – RSPG) prevedono il 2020 come anno per la liberazione della banda a favore dei servizi mobili, con facoltà per i paesi dell’Unione europea di anticipare o ritardare di uno o due anni rispetto a tale data, in funzione delle specificità nazionali. A tale riguardo, la Germania ha già concluso la propria asta della banda 700 MHz, con previsione di liberazione nel 2018-2019. La Francia ha annunciato lo svolgimento della propria asta entro la fine dell’anno, con una previsione di incasso di almeno 2,4 miliardi di euro e con avvio del servizio in maniera progressiva a partire dal 2019. La Svezia ha annunciato lo spegnimento della banda 700 MHz per le televisioni il 31 marzo 2017. La Gran Bretagna sta ancora lavorando al proprio piano di transizione.
Valore reale della banda 700 MHz. Prima della conclusione dell’asta tedesca si pensava che la banda 700 MHz in termini di valore potesse replicare o avvicinarsi all’incasso – circa 3 miliardi di euro- ottenuto nel 2011 per la vendita della banda a 800 MHz, in teoria meno pregiata di quella a 700 MHz. Il raffronto con la vendita della banda 800 MHz non è però omogeneo. Occorre quindi riflettere su risultato dell’asta tedesca, anche alla luce del fatto che la Francia sta ancora mantenendo lo stesso valore minimo (ma si tratta di un’asta stand-alone). Il raffronto con la gara per la banda 800 MHz non è tuttavia molto significativo. Quest’ultima banda era, nel 2011, occupata solo da televisioni locali che hanno ottenuto un indennizzo per la liberazione ben inferiore al 10% dell’ammontare incassato. Fu anche relativamente facile liberare la banda dalle televisioni, bastò circa un anno e mezzo, considerato l’interesse di alcuni operatori locali a cessare l’attività a fronte di un indennizzo e la possibilità, per quelli interessati a continuare, di ottenere a seguito di graduatorie regionali che peraltro sono state soggette a un altissimo tasso di contenzioso, frequenze alternative. La liberazione della banda 700 MHz risulterebbe sicuramente più complicata e non sarebbe realizzabile nel giro di 3 anni, dato il numero elevato di televisioni nazionali nella banda (6 di cui tre esercite da Mediaset e una da Tarak Ben Ammar, ma da sempre in affitto a Mediaset stessa). In forza dei titoli ventennali, queste televisioni vorranno continuare ad operare e, comunque, potrebbero rinunciarvi solo a fronte di un cospicuo indennizzo, ben più alto di quanto accadde nel 2011 per le televisioni locali in banda 800 MHz.
Lo stato dell’arte in Italia. Dal mese di marzo 2015 è stata rappresentata, da più parti, al MiSE l’opportunità di avviare per tempo un Gruppo di lavoro (aperto alla partecipazione di tutti gli stakeholder) finalizzato alla pianificazione della transizione della banda 700 MHz ai servizi mobili, ma nessun risposta sull’avvio di tale Gruppo è pervenuto dal Governo. Da alcuni articoli sembra che il Governo stia ragionando sulla messa a gara di tali frequenze, con un occhio ai possibili incassi alla luce della necessità di reperire risorse fresche per il bilancio. Gli esiti dell’asta tedesca per le frequenze (circa un miliardo per la sola banda a 700 MHz) farebbero pensare che gli incassi, qualora raggiungessero un valore analogo a quello tedesco, sarebbero forse appena sufficienti a indennizzare Mediaset e le altre TV nazionali e locali per una liberazione anticipata della banda. Come peraltro rilanciato da qualche agenzia, Mediaset avrebbe richiesto un indennizzo di circa 1,2 miliardi di euro. Inoltre, lo stesso Governo Renzi aveva previsto, nella finanziaria 2015, 700 milioni di euro per la banda L che, alla luce del risultato tedesco, potrebbero ridursi ad un effettivo introito nell’ordine di 200-300 milioni di euro.
Premesso quanto sopra, si possono fare alcune considerazioni e ipotesi su quanto stia accadendo in Italia, a livello decisionale, sulla vicenda.

In primo luogo, appare necessario evidenziare che la vendita delle frequenze non dovrebbe essere effettuata, da parte del Governo, solo per fare cassa, ma in un contesto di sistema che programmi in maniera opportuna l’utilizzo delle risorse a beneficio delle aziende mobili e pianifichi la transizione delle risorse stesse minimizzando i costi per i cittadini e le aziende televisive e le spese per la liberazione delle frequenze dai precedenti utilizzi.
Peraltro, le frequenze di cui si discute serviranno per l’offerta di servizi a banda larga e ultra-larga e potranno contribuire significativamente al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea.
Solo in un’ottica di piano di sistema Paese, che preveda l’utilizzo della risorsa frequenziale in maniera programmata (e non erratica come sembra essere stato fatto per la messa a gara della banda L) e in una situazione di certezza circa la liberazione della banda 700 MHz, la relativa asta può produrre ricavi significativi. Realizzare un’asta senza programmare opportunamente le azioni propedeutiche alla liberazione della banda può condurre al fallimento della stessa, a un incasso inferiore al previsto, a costi di transizione molto elevati.
A tale riguardo, i documenti prima citati (Rapporto Lamy e Opinion dell’RSPG) prevedono puntualmente le azioni da svolgere nella road-map di transizione della banda 700 MHz, per una durata di almeno tre anni. Tali azioni riguardano, tra l’altro, il coordinamento internazionale delle frequenze – questione importantissima visto che la Francia potrebbe voler implementare la banda larga mobile, dal 2019, a partire dalla Provenza, Costa Azzurra e Corsica, ossia le regioni che maggiormente impattano con l’Italia in termini interferenziali.

La scelta più logica parrebbe quindi quella di far partire al più presto le attività di pianificazione della transizione e di coordinamento internazionale, coinvolgendo in maniera pubblica e trasparente tutti i soggetti interessati e definire una road-map ragionevole e delle date che possano essere realisticamente implementate.
Il punto è che, se si prova a definire un calendario realistico, poi si scopre che appare impossibile svolgere la gara prima del 2017-2018 e sarebbe già un risultato sfidante riuscire a liberare la banda per il 2020.

Questo ovviamente non appare coerente con una azione politica che conta sull’effetto annuncio ossia calare, nel momento in cui più conviene, la carta di un incasso insperato e mirabolante. C’è quindi la possibilità che l’asta possa essere annunciata da un giorno all’altro indicando elevate previsioni di incasso e sottovalutandone i relativi costi. Senza contare che, se si approva un piano realistico e ragionevole, poi occorre rispettarlo e i tempi realistici e ragionevoli sembrerebbero mal conciliarsi con gli orizzonti temporali della presente legislatura.

Ma viene il dubbio che ci sia anche dell’altro. Le aziende televisive che operano nel Digitale terrestre sono da tempo ben consce della disparità di risorse a loro disposizione rispetto al satellite e, in futuro, alla banda ultra-larga, e tale squilibrio non consentirà loro di competere efficacemente con tali piattaforme nel medio termine. Ad esempio, l’offerta in alta definizione della piattaforma satellitare non potrà mai essere replicata, per la limitatezza delle risorse frequenziali, dal DTT, anche a causa della necessità di mantenere un’offerta di televisione generalista che però non si sa quanto sia destinata ancora a produrre incassi e utili a fronte del modificarsi delle modalità di fruizione televisiva. Mediaset ha recentemente dichiarato di apprestarsi a lanciare un’offerta sul satellite e, sembrerebbe sia molto interessata alla questione Telecom Italia e alla rete a banda ultra-larga.

Azzardo quindi un’ipotesi: Mediaset in questo momento potrebbe negoziare un’uscita onorevole dalla banda 700 MHz a fronte di indennizzi e anche, ad esempio, di garanzie adeguate sull’accesso alla rete a banda ultra-larga. Questo negoziato non può evidentemente farsi alla luce del sole e questo potrebbe spiegare la riluttanza a far partire rapidamente un’attività pubblica di pianificazione della banda 700 MHz. Ciò potrebbe anche costituire uno dei motivi per cui la questione Telecom Italia (assetto azionario, proprietà della rete, investimenti nella futura rete a banda ultra-larga) non si è ancora chiusa.
E’ possibile quindi che, fino a quando la partita Telecom Italia (e in generale la questione della banda ultra-larga) non sia conclusa, non risulti funzionale mettere a punto una strategia sulla banda 700 MHz. Ma questo non fa che aumentare i nostri ritardi rispetto ai paesi confinanti sia sotto il profilo della strategia di liberazione della banda 700 MHz sia di quello della pianificazione delle risorse per la banda ultra-larga mobile.

Infine, un’osservazione. Visto che la maggior parte dell’introito dell’asta tedesca proviene dal rinnovo delle licenze GSM, perché non includere anche i rinnovi delle licenze nella strategia pluriennale di pianificazione dell’uso delle risorse frequenziali. I diritti d’uso del GSM scadono in Italia nel 2018 e sono stati tutti assegnati attraverso procedure di beauty contest. E’ vero che gli attuali assegnatari dei diritti d’uso corrispondono annualmente cifre significative (all’incirca 7 milioni di euro per una porzione di 2x5 MHz). Anche laddove non si volesse procedere a un’asta per il rinnovo di tali diritti, si potrebbe tuttavia pensare a forme alternative di corresponsione, anticipata, del costo dei diritti d’uso, laddove lo si ritenesse necessario per le esigenze del bilancio pubblico.

In conclusione, non dotarsi rapidamente di una strategia nazionale per la transizione della banda 700 MHz potrebbe essere una scelta voluta per poter gestire diverse partite in maniera più flessibile e senza rendere conto all’opinione pubblica e agli stakeholder (a parte i soliti noti).

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