Home >> Articoli >> Cala il fatturato dei big italiani, ma i compensi dei top manager restano multipli degli stipendi dei dipendenti

Cala il fatturato dei big italiani, ma i compensi dei top manager restano multipli degli stipendi dei dipendenti

30/07/2014
Rapporto annuale di R&S Mediobanca. I principali gruppi italiani nel 2013 hanno registrato un calo annuo del fatturato del 5 per cento, tanto all'estero (-5,3) che in Italia (-4,2). Ma i manager esecutivi guadagnano in media 36 volte il costo dei dipendenti, con punte di 83 volte se si cumulano le cariche di presidente e amministratore delegato.

I principali gruppi italiani nel 2013 hanno registrato un calo annuo del fatturato del 5 per cento, tanto all'estero (-5,3) che in Italia (-4,2). Male l'industria pubblica (-7,7 per cento), che però brilla per quanto riguarda gli utili, in particolare nel settore energetico, mentre i privati hanno limitato la contrazione del fatturato (-1,9) grazie alla tenuta del manifatturiero (+1,5%). Crisi piena, invece, per servizi e non manifatturiero (-9,9 per cento). E' quanto e' emerso dal rapporto annuale di R&S Mediobanca sui 40 principali gruppi industriali quotati.

Le maggiori crescite di fatturato sono stare realizzate da Recordati (+13,8 per cento sul 2012), Campari (+13,6%) e Brembo (+12,7). La riduzione delle vendite all'estero ha risparmiato solo la manifattura privata (+2,4% sul 2012) che nel 2013 ha realizzato oltre confine il 90,7 per cento del proprio giro d'affari complessivo. Basti pensare a Luxottica (98,5 per cento), Pirelli (93,8), De' Longhi (93,5), Danieli & C. (93), Exor (92) e Safilo (91,9).

Sul fronte degli utili a farla da padrone sono stati i big pubblici energetici: tra il 2009 e 2013 le grandi società industriali e dei servizi hanno realizzato utili netti cumulati pari a 66,7 miliardi, che provengono per la grande parte (55 mld) dalle attività pubbliche e in particolare da quelle di natura energetica (57 mld). In testa Eni (30,5 mld), seguita da Enel (18,2 mld).

La ricerca di R&S della Mediobanca ha messo in luce anche altri aspetti, a cominciare dallo stallo dell’occupazione per finire con i compensi stellari dei top manager. I compensi dei big dell’industria e dei servizi (senza considerare le stock option) sono risultati pari a circa 36,4 volte il costo medio del lavoro dei dipendenti dei gruppi che amministrano. Quasi una vita lavorativa. In particolare, il cumulo della carica di presidente e amministratore delegato ha prodotto un multiplo dello stipendio medio dei dipendenti di circa 83 volte, la carica di amministratore delegato di circa 46 volte, quella di direttore generale di 21 volte.

Sotto la lente di Mediobanca anche il cumulo della cariche sociali: in testa nel 2013 Sergio Marchionne che ha cumulato complessivamente 7 cariche (tutte interne al gruppo Exor), seguito da Monica Mondardini che ne ha cumulate 6 (di cui 5 all'interno del Gruppo Cir, più un posto nel cda di Atlantia). Gilberto Benetton con 5 cariche (4 interne al Gruppo Edizione, più un posto nel cda di Mediobanca). Cinque cariche anche per Francesco Caltagirone (4 interne al Gruppo Caltagirone, più un posto nel cda di Acea).

Leave a comment

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare se sei un visitatore umano.
2 + 7 =
Solve this simple math problem and enter the result. E.g. for 1+3, enter 4.