
Prima riflessione: Markit manufactoring China segnala un arretramento dell’indice a 47.8 punti in luglio dal 49.4 in giugno e ben al di sotto della quota considerata indicativa di una situazione neutra, e cioè i 50 punti.
Seconda riflessione: anche l’indice composito, che tiene conto di una crescita prevedibili per le attività di servizio, arriva a quota neutra, dopo i picchi di anni passati.
Terza riflessione: secondo le analisi firmate da David Fridley, del China Energy Group e che ogni anno partecipa alle rilevazioni sistematiche sull’andamento di tutto il settore energetico in Cina, dal 2005 al 2013 per ogni punto percentuale di crescita del Pil cinese la domanda di elettricità è aumentata in media dell’1,09 per cento. Ma nel 2014 il Pil è cresciuto ufficialmente del 7,3 per cento mentre la crescita nel consumo di energia si è fermata al 3,8 per cento (secondo la National energy Administration). E nel primo semestre di quest’anno la correlazione è saltata del tutto: l`economia è cresciuta ad un tasso annualizzato del 7 per cento, stando ai dati ufficiali, ma il consumo di elettricità si è fermato al +1,2%. Stessa frenata per il carbone: nei primi 6 mesi del 2015 le importazioni cinesi sono crollate del 37,5%.
Quarta riflessione: il prezzo degli immobili è calato a giugno 2015 rispetto a giugno 2014 del 4,9 per cento. Da tenere presente che il settore immobiliare e delle costruzioni rappresenta il 15 per cento del Pil cinese.
Quinta riflessione: l’indicatore, scelto spesso dall’attuale premier Li Keqiang come attendibile misuratore della crescita economica mostra segnali meno incoraggianti di quanto dovrebbero esserlo in relazione all’andamento ufficiale del Pil. Si tratta di un indice sintetico che mette insieme i consumi di elettricità, i volumi trasportati dai treni merci e il credito bancario. Dal dicembre 2014 all’aprile 2015 questo indicatore ha registrato una contrazione superiore al 3 per cento.
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