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Come possiamo garantire un'adeguata prestazione previdenziale alle giovani generazioni

17/02/2017
La proposta di legge che prevede di corrispondere una pensione di base a carico della fiscalità a cui aggiungere una pensione calcolata con il mero metodo contributivo è stata rielaborata da un gruppo di lavoro composto da parlamentari e professori universitari. E' una proposta che sarà al centro del confronto tra governo e sindacati sul tema delle pensioni.

Il tema  pensioni continua ad essere oggetto di animata discussione sui giornali e nelle trasmissioni televisive. Molto spesso la problematica viene affrontata in modo disorganico e distorto e ciò alimenta confusione e incertezza, non solo fra coloro che aspirano ad andare in pensione nel breve periodo, ma anche nelle generazioni che vi andranno in futuro e che palesano in modo ormai chiaro di non credere più nel nostro sistema previdenziale. 

Dai dati rilevabili ad oggi, è ormai chiaro a tutti che la maggior parte dei giovani ha incontrato estreme difficoltà, già a partire dal 1996, a inserirsi nel mondo del lavoro e che molto spesso le esperienze lavorative sono state discontinue: in molti casi senza retribuzione e relativa contribuzione previdenziale (stage, tirocini), oppure con rapporti di lavoro co.co.co (bassi compensi e aliquote previdenziale a partire dal 10%, poi incrementata gradualmente al 27% e riportata poi al 25% con la legge di bilancio 2017), lavoro a partita Iva e, nella migliore delle ipotesi, contratti di lavoro a termine. Bisogna poi ricordare l’esplosione in questi ultimi due anni dell’utilizzo improprio dei voucher, che garantiscono però una copertura previdenziale del 13% sul valore del voucher stesso nel fondo adeguamento pensioni.

In questi ultimi anni, una delle proposte messe campo da addetti ai lavori e poi successivamente trasformata in proposta di legge da parlamentari, anche di diversi schieramenti politici, prevede l’istituzione di una pensione di base a carico della fiscalità generale (PDL 2100 a firma Gnecchi e altri), di importo corrispondente al valore attuale dell’assegno sociale (circa 448 euro), al quale si aggiungerebbe, alla fine dell’attività lavorativa, la pensione calcolata con il contributivo delle attuali giovani generazione, con il preciso obiettivo di garantire una prestazione pensionistica mensile minima di circa 700 euro (limite di reddito attuale calcolato dall’Istat, sotto al quale si entra nella soglia di povertà).

Successivamente, partendo proprio dalla proposta di legge n.2100, un gruppo di lavoro formato da parlamentari e professori universitari esperti in materia previdenziale hanno prodotto una proposta (proposta professor Raitano), atta a garantire alla fine dell’attività lavorativa, una pensione di garanzia, sempre con il medesimo obiettivo di garantire una pensione minima di almeno 700 euro mensili.

Questa ultima proposta sarà peraltro oggetto di discussione nella seconda fase di dialogo fra Governo e Sindacati sulle pensioni, che è già iniziato a gennaio, così come previsto dal verbale sottoscritto da Governo e Sindacati il 28 settembre 2016.

Il problema di individuare strumenti e proposte con cui garantire una adeguata prestazione previdenziale alle giovani generazioni, anche attraverso una revisione delle regole del sistema pensionistico, è una priorità. Non è come si potrebbe credere un problema del futuro. E’ un problema di oggi.

 

 

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