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Continuano le docce scozzesi sull'economia: cresce il Pil, ma non in modo da metterci al sicuro per il 2016, calano i prezzi e cresce il debito.

13/05/2016
Nel primo trimestre il Pil è cresciuto dello 0,3 per cento rispetto al quarto trimestre 2015 e dell'1 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015. Ma ad aprile i prezzi sono calati ancora. Il calo acquisito per il 2016 è pari allo 0,5 per cento. A febbraio, secondo i dati di Bankitalia (in allegato) il debito pubblico è cresciuto nonostante il minor fabbisogno e la minor spesa per gli interessi. In allegato leggi i documenti integrali dell'Istat sul Pil e sull'inflazione.

Continuano le docce scozzesi sull’andamento dell’economia italiana, con dati positivi e negativi, come quelli che l’Istat ha reso noti sul Pil nel primo trimestre e sull’inflazione in aprile, ma con una sola certezza: i risultati a fine 2016 rischiano di non essere quelli scritti nero su bianco nei documenti ufficiali del governo.

Più in particolare, l’Istat ha reso noto che nel primo trimestre del 2016 il Prodotto interno lordo (PIL), calcolato con valori omogenei rispetto all’anno di riferimento 2010 e corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,3 per cento rispetto al quarto trimestre del 2015 e dell’1,0 per cento rispetto al primo trimestre 2015. La variazione acquisita per il 2016 è pari allo 0,6 per cento e risulta dovuta alla crescita dell’industria e dei servizi e ad un calo dell’agricoltura.  

Con questi dati, che pure rappresentano un’accelerazione, sarà ben difficile raggiungere a fine anno i risultati previsti dal governo , come ha avuto modo di dire già in diverse occasioni il presidente dell’Istat, Alleva, se non saranno realizzate iniziative di stimolo e sostegno della crescita.

Anche il paragone con altri Paesi non è del tutto rassicurante. Nello stesso periodo il PIL è aumentato in termini congiunturali dello 0.5 per cento in Francia, dello 0,4 nel Regno Unito e dello 0,1 negli Stati Uniti. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2,1 per cento nel Regno Unito, dell’1,9 negli Stati Uniti e dell’1,3 in Francia. Nel complesso, il PIL dei paesi dell’area Euro ha segnato una variazione positiva dello 0,6 per cento rispetto al trimestre precedente e dell’1,6 nel confronto con lo stesso trimestre del 2015.

A far da contrappeso negativo alla crescita del Pil, vi è tuttavia anche l’accentuazione del calo dei prezzi al consumo.  Nel mese di aprile 2016 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, è diminuito secondo i dati Istat dello 0,1 per cento su base mensile ed ha registrato una diminuzione su base annua pari a -0,5 (la stima preliminare era -0,4), più ampia di tre decimi di punto percentuale rispetto a quella registrata a marzo (-0,2). La maggiore flessione tendenziale dell’indice generale è principalmente da attribuire all’accentuarsi del calo dei prezzi degli Energetici regolamentati (-6,4 per cento, da -2,7 del mese precedente), cui hanno contribuito sia il gas naturale (-9,9 per cento, da -5,7 a marzo) sia l’energia elettrica, che ha segnato un’inversione di tendenza (-1,9 per cento, da +1,5 del mese precedente). Pertanto, al netto dei soli beni energetici, l’inflazione è di fatto rimasta stabile a +0,4 per cento, mentre al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, è scesa +0,5 per cento (da +0,6 di marzo). L’inflazione acquisita per il 2016 è pari a -0,5 per cento (era -0,4 a marzo).

Infine, ma non in ordine di importante, va ricordato il nuovo record del debito pubblico italiano a marzo. Secondo i dati della Banca d’Italia, contenuti nel Supplemento «Finanza pubblica, fabbisogno e debito», il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 14 miliardi rispetto a febbraio, salendo a 2.228,7 miliardi. L’incremento del debito, si legge nel Bollettino, è stato inferiore al fabbisogno del mese (21,5 miliardi), grazie alla riduzione di 4,7 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (a fine marzo pari a 70,0 miliardi; 78,9 miliardi nello stesso periodo del 2015) e all’effetto complessivo dell’emissione di titoli sopra la pari, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e del deprezzamento dell’euro (2,9 miliardi).

In conclusione, l’industria, soprattutto nelle regioni più sviluppate del Paese, tira un po’. I servizi reggono. L’agricoltura è in declino. I consumi sono abbastanza robusti, ma i prezzi scendono e il debito pubblico cresce anche cala il fabbisogna e l'onere per interessi. E fare previsioni con questi dati è davvero difficile.

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