
Nel 2014 il reddito familiare netto medio è stato pari a circa 30.500 euro annui. Tra il 2012 e il 2014 se ne è arrestata la diminuzione, che proseguiva dal 2008 ed era collegata principalmente alla riduzione dei redditi da lavoro, dipendente e autonomo. Il reddito equivalente, una misura del livello di benessere individuale ottenuta tenendo conto della struttura familiare, è ancora diminuito, sebbene molto meno intensamente che negli anni precedenti. Vi ha contribuito la crescita, per la prima volta dai primi anni ottanta, della dimensione media dei nuclei familiari. Lo rileva la Banca d’Italia nella consueta indagine sui bilanci delle famiglie italiane.
Nel 2014 il 22,3 per cento degli individui aveva un reddito equivalente inferiore al 60 per cento di quello mediano (16.000 euro), la soglia convenzionalmente usata per definire la condizione di basso reddito; era il 19,6 per cento nel 2006 e il 20,6 per cento nel 2012. Dal 2006 l’incidenza degli individui a basso reddito è cresciuta nelle fasce di età centrali fino a 54 anni, ma è diminuita tra i più anziani, per effetto della stabilità delle loro entrate rispetto al calo generalizzato dei redditi. L’indice di Gini del reddito equivalente, una misura della disuguaglianza, è rimasto sui livelli del 2012.
Allungando ancora di più lo sguardo si scopre che tra il 1977, primo anno per cui sono disponibili i dati elementari dell’indagine, e il 2014, il reddito medio equivalente (al netto dei proventi delle attività finanziarie, che sono rilevati solo dal 1987) è aumentato di circa il 35 per cento in termini reali. La caduta registrata tra il 2010 e il 2012 lo ha riportato sui livelli prevalenti alla fine degli anni ottanta.
Tra il 1995, quando se ne sono consolidate le modalità di rilevazione, e il 2014, la ricchezza netta media familiare è cresciuta di circa 8 punti percentuali in termini reali; quella mediana di circa il doppio. La quota della ricchezza netta complessiva detenuta dal 5 per cento delle famiglie più abbienti è rimasta attorno al 30 per cento, un valore analogo a quello della quota detenuta dai tre quarti delle famiglie meno abbienti.
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