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Derivati di Stato: l'Italia ne ha in corso per 163 miliardi di euro

11/02/2015
Audizione di Maria Cannata. Il ministero dell'Economia mette a nudo la strategia e i particolari degli investimenti e delle strategie di assicurazione attraverso le operazioni in derivati.

Alla fine del 2014 gli strumenti derivati per la gestione del debito dalla Repubblica Italiana ammontavano a circa 163,1 miliardi di euro, "di cui 159,6 miliardi di valore nozionale e 3,5 miliardi di una componente marginale aggiuntiva non riferita alla gestione del debito, ma alla gestione di posizioni finanziarie attive disposte dalla legge di Stabilita'". Lo ha affermato nel corso di una audizione alla Camera Maria Cannata, la dirigente del Mef alla quale è affidata la gestione del debito pubblico. "Il ricorso ai derivati da parte del Tesoro è sempre stato perseguito nell'interesse pubblico e tenendo il passo con le migliori pratiche internazionali", ha aggiunto la responsabile del debito del ministero dell'Economia. Quanto al futuro, ha proseguito Cannata, "il filone di nuova operatività del Tesoro sarà il 'cross currency swap', soprattutto in dollari". "L'Italia è stata assente da questo mercato dal 2010 - ha ricordato - nel ‘13 e '14 erano tornate condizioni di domanda e di tassi favorevoli, ma senza convenienza per lo Stato, ma oggi con la regolamentazione più stringente dei rischi per le banche c'è una maggiore convenienza".  Maria Cannata ha sottolineato che "la domanda in dollari è diffusa e tra i più assidui investitori in dollari ci sono le principali banche centrali del mondo. Questo perché, ha ricordato, "in prospettiva le banche in generale, non solo quelle italiane, saranno spinte a tenere sempre meno titoli governativi in portafoglio".

Nella memoria che Cannata ha consegnato ai parlamentari della Commissione Finanze, la resposanbile del debito del Mef ha anche indicato nel dettaglio la composizione dei derivati: alla fine del 2014, i 160 miliardi di strumenti derivati per la gestione del debito emesso dall'Italia erano composti da cross currency swap per circa il 14%, interest rate swap per circa il 72%, swaption per circa il 12% e interest rate swap collegati ad operazioni ex Infrastrutture Spa per circa il 2%. In un allegato alla relazione che Cannata ha svolto in Parlamento e il Mef ha indicato anche le controparti del Tesoro in strumenti derivati: tra queste, Banca Imi, Barcklays, City Bank, Unicredit, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Credit Suiss, Hsbc.

Quanto alle amministrazioni locali, "anche nel 2014 è proseguita la tendenza alla cancellazione delle operazioni derivate". In particolare, ha precisato Maria Cannata, lo scorso anno sono stati estinti 16 contratti per complessivi 1,253 miliardi, a cui vanno aggiunti 20 contratti giunti a scadenza naturale per 245,6 milioni.

 

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