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Draghi costretto a dare un nuovo scossone per risvegliare l'Europa

22/10/2015
Riunione del Direttivo della Bce. Per ora tassi fermi e la chiara dimostrazione di una forte determinazione ad agire anche rafforzando il quantitative easing. In allegato l'introduzione di Draghi alla conferenza stampa.

La crescita economica è anemica in Europa, tanto che l’inflazione resta ancorata a terra. Nel mondo diversi sono i rischi che si profilano per la ripresa: dalla frenata cinese ai problemi della Volkswagen, dai debiti dei paesi di forte ma nuova industrializzazione, come i Brics, ai venti di guerra. Di fronte a questo scenario, mentre la Federal Reserve Usa ha solo il problema di decidere quando decidere un rialzo dei tassi di interesse (e ormai è più che probabile che lo faccia a dicembre), ancora una volta Mario Draghi ha voluto-dovuto dare uno scossone attraverso le proprie parole, sottolineando la determinazione della Banca centrale europea nel temere fermi i tassi e nell’essere pronta a qualsiasi iniziativa, anche ad un rafforzamento del quantitative easing, pur di spingere l’economia verso la crescita. La Bce, ha puntualizzato il presidente, «non ha ancora fatto alcuna scelta specifica» su come rilanciare il quantitative easing (per immettere liquidità nel sistema economico attualmente la Bce acquista 60 miliardi di titoli al mese, in gran parte titoli di Stato, e il programma ha una scadenza prevista al settembre 2016), ma «è pronta ad agire se necessario» e «aperta a tutti gli strumenti di politica monetaria». A dicembre, ha rivelato Draghi, il consiglio dei governatori della Bce riesaminerà il quantitative easing, alla luce delle nuove stime su inflazione e crescita. E dunque mentre la Fed a fine anno potrebbe decidere finalmente l’atteso aumento dei tassi, la Bce potrebbe vedersi costretta a forzare nella direzione opposta, pur di sostenere un’economia che langue. Al punto che già nella riunione svoltasi a Malta il 22 ottobre si è discusso di un nuovo taglio sul tasso applicato sui depositi delle banche, attualmente a -0,2%. Secondo quanto ha rivelato Draghi, alcuni membri del consiglio Bce «si sono espressi a favore dell’ipotesi di intervenire oggi» con ulteriori misure, ma «non era il tema prevalente».

Il segnale è stato chiaro. Crescono le preoccupazione per la crescita troppo bassa e per l’inflazione che non fa un passo malgrado gli stimoli. Anzi, Mario Draghi ha segnalato ulteriori rischi di riduzione del livello dei prezzi nell’andamento del mercato delle materie prime, con quotazioni ancora in calo, e soprattutto nel rafforzamento dell’euro: «Uno dei rischi per il peggioramento delle prospettive di inflazione nell’Eurozona viene dal tasso di cambio», ha detto il presidente della Bce, spiegando lo scenario mutato rispetto a un anno fa: «Le cose sono cambiate», ha detto Draghi. «Il tasso nominale effettivo dell’euro - ha detto Draghi - si è apprezzato in modo consistente negli ultimi tre-quattro mesi, dell’8 per cento se non sbaglio».

 

Dicembre potrebbe dunque essere il mese in cui la Bce e la Fed prenderanno ufficialmente due strade opposte, con la Bce che potrebbe aumentare gli stimoli all’economia ampliando di programma di quantitative easing (e magari intervenire ancora sui tassi, tagliandoli ulteriormente), mentre la Fed potrebbe decidere il primo aumento dei tassi dal 2006, convinta soprattutto dal calo delle richieste dei sussidi alla disoccupazione (ma indicazioni più chiare forse arriveranno la settimana prossima, quando è in calendario la riunione della banca centrale americana).

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