
Come accade per le vittime della droga, man mano che passa il tempo i mercati finanziari hanno bisogno di una dose maggiore di spinta per avere reazioni positive. Lo dimostra la tiepida reazione di fronte alle ultime misure decise dalla Banca centrale europea, evidentemente considerate deludenti, anche se il programma di quantitative easing è stato prolungato e potenziato in un modo impensabile fino a qualche mese fa.
La Bce ha infatti deciso di prolungare il programma di acquisto di titoli di Stato e di potenziarlo attraverso 5 iniziative. La prima riguarda il taglio del tasso sui depositi, fatto scendere ulteriormente da -0,20 a -0,30 per cento. Si tratta dei depositi che le banche “parcheggiano” alla Bce ogni giorno. La decisione avrà effetto dal 9 dicembre. Obiettivo: spingere gli istituti di credito a dare più prestiti a imprese e famiglie facendo circolare più rapidamente la liquidità che depositano giornalmente (overnight in gergo tecnico) presso la banca centrale dell’Eurosistema.
La seconda iniziativa riguarda appunto il prolungamento temporale del programma del quatitative easing: acquisto di titoli pari a 60 miliardi di euro al mese fino al marzo 2017, «o anche oltre se necessario». Non c’è stato invece un aumento delle quantità, come alcuni analisti si aspettavano.
La terza decisione presa dalla Bce prevede che la Banca centrale reinvesta il capitale dei titoli acquistati in scadenza, come già aveva fatto la Federal Reserve ai tempi del Qe americano, per garantire «favorevoli condizioni di liquidità». Ciò significa che i bond acquistati resteranno per molto tempo nel bilancio della Bce.
Quarto punto: si amplia la lista dei titoli che la Bce può comprare. Da questo mese saranno inclusi quelli emessi dalle autorità regionali e locali. La banca centrale potrà così estendere la lista dei bond anche a quelli dei Laender tedeschi, rimediando così anche alla scarsità di titoli che può acquistare.
Quinta decisione: i finanziamenti settimanali e trimestrali alle banche continueranno a tasso fisso e ammontare illimitato fino «a quando sarà necessario» e certamente almeno fino al 2017. Tutte queste misure, ha spiegato Draghi, hanno l’obiettivo di riportare l’inflazione vicino al 2 per cento, traguardo ancora difficile da raggiungere, tanto che gli economisti della banca hanno rivisto al ribasso le stime di inflazione allo 0,1% nel 2015, all’1% (da +1,1%) nel 2016 e all’1,6% (da +1,7%) nel 2017.
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