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E finalmente qualcosa si muove. Ma bisogna consolidare e aiutare la ripresa

06/03/2015
Stime Bce, compravendite immobiliari, consumi, produzione, qualche timido segnale anche dall'occupazione. Bisogna ringraziare soprattutto Mario Draghi e la tenacia con la quale ha lottato per lanciare le iniziative della Bce fino al quantitative easing da 60 miliardi al mese.

Qualcosa si è finalmente mosso nello scenario di fondo dell’economia europea (e anche italiana) grazie al calo dei prezzi del petrolio, ma soprattutto agli effetti delle iniziative caparbiamente volute e perseguite dal presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, a cominciare dal calo del valore dell’euro rispetto al dollaro, dai tassi di interessi al minimo, dalle aspettative positive generate dall’annuncio prima e dalla decisione poi di lanciare il quantitative easing per 60 miliardi al mese.

In Europa lo testimonia la revisione delle previsioni da parte della Bce pubblicate in occasione della riunione svoltasi a Cipro: la crescita dell’economia dovrebbe essere per il 2015 pari all’1,5 per cento (da 1% di dicembre), per il 2016 pari all’1,9% (da 1,5%) e con un balzo al 2,1% l'anno successivo e l'inflazione dovrebbe accelerare fino all’1,8 per cento (l’obiettivo della Bce è di stabilizzarla intorno al 2) nel 2017.

Sono dati positivi, anche se non paragonabili al 7 per cento cinese (che pure ha generato delusione) e ancora da stabilizzare e da preservare da eventuali imprevisti. Lo stesso Draghi ha chiesto esplicitamente a tutti i partner dell’Eurozona di insistere con le riforme, un appello rivolto in primo luogo alla Grecia, come è ovvio, ma che è servito anche a bilanciare di fronte all’opinione pubblica del Nord Europa la vittoria in termini di risultati positivi ottenuti da Draghi nella sua battaglia contro i teorici del rigore ad oltranza.     

In Italia che qualcosa si sia cominciato a muovere, pur in un quadro ancora difficilissimo, lo indicano invece le ultime rilevazioni della Confindustria sulla produzione industriale, dell’Istat sull’occupazione, della Confcommercio sui consumi e le statistiche sulle compravendite di immobili relative all’ultimo trimestre del 2014 pubblicate dall’Osservatorio dell’Agenzia delle entrate. Per la prima volta dopo sette anni di crisi, le compravendite sono infatti tornate a crescere nel 2014: più 1,8 per cento rispetto al 2013 e più 5,5 per cento nell’ultimo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Quanto ai consumi, l’indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) è rimasto invariato a gennaio ed è risultato in calo dello 0,2 per cento rispetto allo stesso mese del 2013, ma dall’autunno si stanno rinforzando i segnali di un’accelerazione. E questo indica, secondo la Confcommercio, che solitamente non indulge all’ottimismo, che ormai si è conclusa la fase più negativa del ciclo. E quel che più conta è che il miglioramento del clima riguarda anche le attese sull’occupazione.

Stando alle stime di Confindustria, la produzione industriale, a febbraio 2015, avrebbe evidenziato, per il quarto mese consecutivo, un incremento (+0,2% rispetto a gennaio). Questa tendenza dovrebbe rafforzarsi nei prossimi mesi, in considerazione del permanere di un andamento positivo degli ordinativi (+0,6% congiunturale). I segnali di miglioramento dell’attività economica cominciano a produrre i primi effetti sul mercato del lavoro.

Anche a gennaio, stando alle stime provvisorie dell’Istat, il numero di occupati ha registrato un contenuto incremento (+11mila unità rispetto a dicembre). Più accentuato è risultato il calo delle persone in cerca di occupazione (-21mila rispetto al mese precedente). Il combinarsi di queste dinamiche ha determinato un modesto ridimensionamento del tasso di disoccupazione, sceso al 12,6% (12,7% a dicembre).

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