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Energia: la sfida della sicurezza rende più forte il bisogno di un'Europa unita, a cominciare dal mercato unico del gas.

13/01/2017
Un interessante dossier dell'Ispi sui temi della sicurezza energetica. Tutte le economie del mondo sono oggi chiamate a pensare e ripensare ad approcci nuovi ed a nuove soluzioni in campo energetico sul piano economico, politico ed etico, ben sapendo che <<La politica dell’energia è elemento essenziale delle politiche di sicurezza e di difesa nazionali>>. in allegato il testo del rapporto.

Tutte le economie del mondo sono oggi chiamate a pensare e ripensare ad approcci nuovi ed a nuove soluzioni in campo energetico sul piano economico, politico ed etico, ben sapendo che <<La politica dell’energia è elemento essenziale delle politiche di sicurezza e di difesa nazionali>>. In questo contesto è decisivo che l’Europa ritrovi l’unità nel segno dell’energia, perché c’è bisogno di una Energy Union per evitare l’imprevedibilità del “ciascuno per sé”.  A cominciare dal tema di un mercato unico del gas. Lo si afferma in un interessante studio-dossier dell’Ispi, l’Istituto di studio per la politica internazionale, curato da Massimo Nicolazzi e Nicolò Rossetto, dal titolo “L’età dell’abbondanza, come cambia la sicurezza energetica” (testo in allegato).

I mutamenti tecnologici, l’ascesa e la frenata da parte delle economie emergenti, gli impegni politici in campo ambientale e la crescente efficienza energetica della quasi totalità delle economie globali trasformano profondamente il mondo dell’energia, si sottolinea nello studio dell’Ispi.

La scoperta di nuovi giacimenti petroliferi , i significativi trasferimenti di reddito stanno avendo un impatto forte - sia in termini economici che di distribuzione della potenza - sui Paesi esportatori i quali sono spesso alle prese con crisi politiche di natura regionale che appaiono incancrenite.

Allo stesso tempo, l’apparente abbondanza di materie prime conforta i Paesi importatori – specie quelli europei – i quali hanno la possibilità di veder crescere la competitività delle proprie imprese e industrie costrette a fare i conti con tassazioni spesso troppo elevate che vanno ad incidere a sua volta sui costi dell’energia stessa.

La difficoltà ad ottenere una tanto agognata indipendenza energetica crea nelle economie avanzate la consapevolezza della necessità di rispondere dell’oggi e del domani in merito al tema della flessibilità energetica. Lo Stato gioca un ruolo importante, quello cioè di sopperire ai “fallimenti” di mercato e di farsi portatore di originali istanze, a partire dall’integrazione nei sistemi energetici nazionali delle fonti rinnovabili. Tutto ciò in un momento in cui sembra emergere con sempre più forza la consapevolezza di essere di fronte ad una sfida – quella del cambiamento climatico – che ha caratteristiche necessariamente globali. È più che mai aperta la sfida per disegnare il mercato energetico del futuro, in cui si massimizzano i benefici del crescente ruolo delle rinnovabili, minimizzandone i rischi.

Tutte le economie del mondo sono oggi chiamate a pensare e ripensare ad approcci nuovi ed a nuove soluzioni in campo energetico sul piano economico, politico ed etico.

Le tensioni in Medioriente – non da ultimo quelle fra Arabia Saudita ed Iran – rischiano di avere impatti negativi rispetto all’impiego del petrolio[1]: prezzi e sicurezza dei flussi internazionali, i quali soddisfano il 62% della domanda petrolifera mondiale con massimi in Europa dell’86%[2]. Di fronte ad un possibile acuirsi delle scontro fra le potenze regionali, il rischio concreto è la perdita di produzione di circa 13 milioni barili/giorno.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              Se petrolio e metano restano a farla da padrone nei bilanci energetici con una loro quota totale costante da mezzo secolo a questa parte, garantirsene la disponibilità – dunque la sicurezza – di fronte a scenari politici sempre più incerti ed imprevedibili, dovrebbe essere l’esigenza fondamentale per ogni Stato.

Se è vero che non esiste investimento o accordo che non presenti implicazioni di natura politica - basti pensare al gasdotto North Stream , progetto deciso bilateralmente da Berlino e Mosca il quale veicola direttamente il gas dalla Russia alla Germania di fronte alla contrarietà degli Stati Uniti e l’opposizione del Parlamento europeo per gli effetti “on Energy security and diversification of supplì and the principle of solidarity between Member State […] in the context of the ongoing trilateral talks between the EU, Ukraine and Russia, […] to ensure long-term Energy supplies to and through the Ukraine”[3] – una strada si rende pur necessaria. Come riuscirvi? In Europa c’è chi pensò a realtà come la Ceca (1952) e l’Euratom (1957) per evitare il rischio di un’insicurezza energetica potenzialmente pericolosa per l’armonia del e sul vecchio continente, ma quel disegno fallì ed oggi torna ad essere forte il bisogno di un’Europa unita nel segno dell’energia: una Energy Union per evitare l’imprevedibilità del “ciascuno per sé”.                                                                                                                                                                                                        <<La politica dell’energia è elemento essenziale delle politiche di sicurezza e di difesa nazionali>>[4], tale da non potersi lasciare all’arbitrio altrui. Energia, dunque, come “elemento essenziale della sovranità delle nazioni” anche per i condizionamenti che ne possono derivare nel loro grado di indipendenza e di autonomia politica internazionale.

Si rende necessario ammettere il fallimento di decenni che hanno visto come protagonista l’ideologia neoliberista, la quale ha convinto il mondo del fatto che le politiche energetiche non avessero più ragion d’essere. Il nuovo millennio però ha portato con sé importanti novità: come non ricordare il celebre “The day the world changed” - così titolava la copertina dell’Economist del 13 settembre 2001 all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001, o il nuovo ciclo energetico capitanato dalla Cina che vede i prezzi del petrolio gonfiare dai 20 dollari al barile a circa 150 nel luglio 2008, fino al crollo a minimi di 40 e la risalita dal 2010 oltre i 100 dollari. Tutto – in larga parte – dovuto alla finanza speculativa ed al suo intreccio con tensioni di natura geopolitica.  Tensioni che hanno avuto come maggiori protagonisti da una parte i Paesi mediorientali e maghrebini – si pensi alle rivolte delle popolazioni per l’impoverimento cui erano state costrette dall’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità nonostante l’importante incremento delle rendite per i regimi al potere nei Paesi produttori di petrolio – dall’altra proprio la situazione che ha riguardato e riguarda l’Ucraina e l’annessione della Crimea da parte della Russia con le conseguenti sanzioni inflitte nei confronti del Cremlino che, a loro volta, mettono a rischio le forniture di metano in Europa.

Il tema della sicurezza energetica diventa così urgente e sempre più complesso a causa della sua dimensione globale, della trasversalità che presenta e della propria multidimensionalità.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              L’aumento degli scambi su scala internazionale, la finanziarizzazione dei mercati e – più in generale – la globalizzazione hanno prodotto una stretta interdipendenza dei mercati tale da rendere ciascuno più vulnerabile alle decisioni altrui e illusorio ogni obiettivo di indipendenza energetica.

 Allo stato delle cose, << l’Europa dell’energia resta una sommatoria di mercati nazionali tra loro debolmente integrati con scambi fisici irrisori, differenti meccanismi di funzionamento e un’ampia divergenza dei prezzi interni[5]>>.  Non meno fallimentare l’azione europea sul piano estero quasi totalmente assente nei teatri di crisi, nonostante il Trattato di Lisbona ne avesse – pur moderatamente – rafforzato la dimensione esterna. Le difficoltà a costruire una comune politica interna dell’energia, ha contribuito ad impedire il formarsi di una comune politica estera, per l’incapacità dell’Unione <<di esercitare pienamente il suo peso economico, commerciale e politico nelle relazioni con i Paesi produttori e di transito>>[6]. Alla prova dei fatti, gli Stati europei non ritengono che la costituzione di un mercato unico energetico consenta loro di rafforzare la stessa sicurezza energetica che, tutt’oggi, ritengono di massimizzare agendo sul piano individuale.

Per quanto concerne l’industria europea del gas naturale, la dipendenza dalle importazioni del nostro Paese e – più in generale - dell’Europa, poggia su fattori non controllabili e difficilmente modificabili, almeno nel breve e medio periodo, ed evidenzia la necessità di un mercato comune europeo del gas naturale al fine di garantire che l’UE possieda sia le capacità di stoccaggio sia quelle di consegna per poter assorbire senza traumi qualsiasi interruzione degli approvvigionamenti. La domanda di gas a livello continentale è prevista in contenuta crescita, con un aumento del fabbisogno di import stimato pari a circa 75 miliardi di metri cubi al 2040, a fronte di un declino della produzione interna[7]. Considerazioni, queste, che hanno un grande valore per l’Italia in quanto se in media il gas naturale in Europa incide sul fabbisogno energetico complessivo per circa il 23%, nel nostro Paese raggiunge il picco del 36%, pochi passi indietro rispetto al petrolio.                                                                                                                                                                                                       Occorre sviluppare nuovi corridoi energetici e nuovi progetti per collegare le risorse e i terminali Gnl del Nord Africa, del Medio Oriente e della regione del Mar Caspio ai mercati europei, sempre più dipendenti dalle risorse esterne.

L’Italia, in questo senso, gode di una posizione geografica unica a livello europeo, essendo collocata al centro dei principali flussi di gas destinati al continente, provenienti dal Nord Africa, dalla Russia e dell’area del Mar Caspio. Non è un caso che il nostro Paese sia incluso in 3 dei 4 corridoi energetici prioritari in cui rientrano i progetti di interesse comune (Pic) definiti dalla Commissione europea.

Già da qualche anno, attraverso Snam (principale operatore infrastrutturale nazionale), l’Italia mira alla realizzazione delle infrastrutture come un primo passo per una progressiva diversificazione dell’approvvigionamento energetico nazionale al fine di garantire la sicurezza delle forniture e una maggiore flessibilità del sistema, tale da consentire la disponibilità del gas a tutte le aree del Paese in qualunque combinazione di approvvigionamento determinata dal mercato e dalle contingenze tecniche e geopolitiche, e nelle condizioni climatiche più estreme.

 

 

[1] D.R. Bohi, M.A. Toman “Energy security: externalities and policies”, in Energy Policy, novembre 1993, pp. 1094-1109.

[2] Cfr. BP Statistical Review of World Energy 2015, London.

[3] Cfr European Parliament, Towards a European Energy Union, Resolution of 15 december 2015 (2015/2113 (INI)).

[4] Cfr Ministre de la Dèfense, Politique de la Dèfence et Politique de l’Energie, Conseil Economique de la Dèfense, Paris, 2005.

[5] Cfr. A. Clò, L’imperivio e incompiuto cammino verso il mercato unico europeo dell’energia, in A. Clò, S. Clò, F. Boffa (a cura di), Riforme elettriche tra efficienza ed equità, il Mulino, Bologna, 2014, pp. 22-68.

[6] Cfr. S. Andoura, A. Hinc, Une strategie energetique exterieure puor l’UE, Policy Paper, Notre Europe, Bruxelles, 2011, p. 264; Cfr. T. Boersma et al., Business as Usual – European Gas Market Functioning in Times of Turmoil

[7] Iea, World Energy Outlook, novembre 2015.

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