
“L’attuale formulazione del decreto attuativo della legge delega n.23/2014 relativo alla fatturazione elettronica si profila come una incomprensibile abdicazione al raggiungimento dell’obiettivo di contrasto all’evasione che tutti dicono di voler perseguire efficacemente”. Lo afferma il Nens, il centro studi fondato da Vincenzo Visco e Pier Luigi Bersani. La ragione è semplice: non basta dire fatturazione elettronica perché il passaggio al digitale si realizzi nelle forme davvero efficaci ai fini del recupero delle imposte evase, in particolare se si pensa all’Iva. Per diversi motivi.
In primo luogo, il passaggio alla fatturazione elettronica in forma opzionale porta a una conoscenza frammentaria dei rapporti tra operatori e questo rende difficilissima l’individuazione automatica delle discrepanze.
In secondo luogo, perché la fatturazione elettronica funzioni davvero dovrebbero già essere pronte procedure formali e concrete di firma digitale, di marca temporale, di conservazione sostitutiva delle fatture, e cioè dovrebbe già essere in funzione un sistema complesso che richiede diverso tempo per essere organizzato.
La scelta del decreto delegato del governo, solo opzionale, e in assenza di alcuni strumenti decisivi per funzionare davvero, risulta dunque sicuramente un passo in avanti, ma ben poco efficace.
Sarebbe stato molto più semplice, e concreto, segnala il Nens, anche sulla base dello studio sull’evasione dell’Iva e su come recuperare oltre 60 miliardi di euro l’anno di evasione presentato dallo stesso Nens la scorsa estate, organizzare la semplice trasmissione telematica dei dati contenuti nelle fatture. Una procedura che potrebbe essere introdotta in tempi rapidi (circa un anno) per tutte le operazioni intermedie tra operatori Iva, grazie ad una semplice applicazione informatica e utilizzando l`infrastruttura già predisposta dalla Agenzia delle Entrate per la fatturazione elettronica della Pubblica amministrazione, che ha finalità di monitoraggio della spesa pubblica.
“La disponibilità di questi dati – ha detto Vincenzo Visco in diverse occasioni - potrebbe costituire un`arma fondamentale nella lotta all`evasione in quanto consentirebbe di individuare automaticamente le operazioni attive e passive non dichiarate, con un potenziale recupero di gettito di più di 30 miliardi di euro l’anno tra Iva e imposte sul reddito evase. L`evasione dell`Iva, infatti, avviene sempre di più attraverso la mancata dichiarazione di fatture emesse o il mancato ersamento dell`imposta dovuta”.
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