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Finanza pubblica, il Nens fa il punto a metà anno: gli obiettivi del 2014 sono raggiungibili, ma a scapito della qualità della spesa. E senza entrate aggiuntive l'estensione degli 80 euro non è fattibile

23/07/2014
Gli elementi oggi disponibili non giustificano timori sul rispetto degli obiettivi 2014, anche se vi saranno scostamenti in entrata e in uscita e calano gli investimenti. La lotta all'evasione dell'Iva è condizione indispensabile per estendere gli 80 euro agli incapienti.

Secondo le previsioni del DEF 2014, il gettito tributario (al netto delle imposte in conto capitale) quest'anno dovrebbe complessivamente crescere di poco più di 16 miliardi di euro in termini nominali, di cui poco più di 4 per le imposte dirette e circa 12 per le imposte indirette. Quest'ultima previsione, a sua volta, si basa non solo su un'ipotesi di elasticità piuttosto elevata delle imposte rispetto al ciclo economico, ma anche sugli effetti previsti dell'incremento dell'aliquota dell'Iva ordinaria (dal 21 al 22 per cento) nonché del pagamento dei debiti della P.A. Per quel che riguarda le spese, d'altronde, il DEF prevede un aumento in termini nominali di circa 10 miliardi, per effetto dell'aumento della spesa per prestazioni sociali di circa 8,5 miliardi di euro e di quella in conto capitale di quasi 3, a fronte di un'ulteriore riduzione della spesa per redditi di lavoro dipendente di poco più di un miliardo e di una sostanziale stabilità delle altre componenti. Il saldo primario e l'indebitamento netto dovrebbero quindi, rispettivamente, aumentare e ridursi di circa 6 miliardi di euro in termini nominali.

Utilizzando il Conto economico trimestrale delle Amministrazioni pubbliche diffuso dall'Istat nei primi giorni del mese di luglio è possibile confrontare gli andamenti previsti per il 2014 dal DEF con quelli effettivi registrati nel primo trimestre 2014 per alcune delle componenti principali della finanza pubblica (cfr. Tabella 1).

Tabella 1: confronto tra andamenti previsti per il 2014 ed effettivi per il primo trimestre per alcune componenti della finanza pubblica (dati in mln di euro)

 

 

Nel primo trimestre 2014, secondo i dati Istat, si è verificata una contrazione delle spese in conto capitale (-13,8%) e una sensibile riduzione delle spese per redditi da lavoro dipendente (-1,3%). La crescita della spesa per prestazioni sociali, cioè pensioni e ammortizzatori sociali, d'altra parte, è stata solo dello 0,7%, a fronte di una previsione di crescita per l'intero 2014 di poco meno di 3 punti percentuali. Queste componenti di spesa, che assommavano nel 2013 a circa 526 miliardi, ovvero circa i 2/3 delle uscite totali della P.A., si sono quindi ridotte dell'1,1%, mentre, secondo le previsioni del DEF, nel 2014 dovrebbero crescere del 2%. Ciò implicherebbe, se gli andamenti del primo trimestre si ripetessero anche nei tre trimestri successivi, una minore spesa, rispetto alle previsioni del DEF, di oltre 16 miliardi.

Dall'altro lato, le entrate per le imposte dirette si sono ridotte del 2%, mentre il DEF ne prevede un incremento dell'1,7% per l'intero 2014, e quelle delle imposte indirette sono aumentate, sempre con riferimento al primo trimestre, del 3,2%, a fronte di un incremento previsto dal DEF per l'intero 2014 di ben il 5,4%. Se a questi due elementi si aggiunge la riduzione dei contributi sociali di circa 2,2 punti percentuali, si vede come, nel primo trimestre 2014, queste componenti di entrata (che rappresentano circa il 90% delle entrate totali della P.A.) siano rimaste sostanzialmente inalterate rispetto al 2013 mentre, secondo le previsioni del DEF, nel 2014 dovrebbero crescere del 2,6%. Ciò implicherebbe, se gli andamenti del primo trimestre si ripetessero anche nei tre trimestri successivi, minori entrate, rispetto alle previsioni del DEF, per quasi 18 miliardi[1].

Seguendo questa linea di ragionamento, si verificherebbe uno scostamento rispetto alle previsioni del DEF di poco meno di 2 miliardi (18 miliardi di minori entrate meno 16 miliardi di minori spese), con conseguente riduzione dello stesso ammontare del saldo primario e aumento dell'indebitamento netto. Tuttavia, questa quantificazione va considerata con grande cautela per almeno tre ragioni. Primo, esiste una naturale variabilità intrinseca di alcune componenti, in particolare di spesa, che, per ragioni puramente contabili, possono venire rilevate in date diverse generando così degli scostamenti solo apparenti. In secondo luogo, i dati precedenti non considerano alcune importanti componenti della finanza pubblica, in particolare la spesa per consumi intermedi e quella per interessi passivi. Ciò dipende dal fatto che i dati riportati nel Conto trimestrale redatto dall'Istat non sono del tutto coincidenti con quelli utilizzati nel DEF 2014. Al netto di queste differenze di valori assoluti, tuttavia le tendenze, sempre con riferimento al primo trimestre 2014, sono piuttosto interessanti, in quanto segnalano una sostanziale stabilità delle spese per consumi intermedi e delle altre spese correnti (come contabilizzate dall'Istat) e, invece, una riduzione di 3,6 punti percentuali della spesa per interessi passivi. Proiettando anche questa riduzione sull'intero 2014 (e sull'ammontare di interessi passivi del 2013 considerato nel DEF) si avrebbe una minore spesa per interessi passivi per circa 3 miliardi, il che comporterebbe un sostanziale riassorbimento dello scostamento evidenziato in precedenza.

Il terzo limite del ragionamento fatto in precedenza è che esso si basa su valori assoluti, mentre, come noto, gli indicatori di finanza pubblica vanno valutati rispetto al Pil. Anche in questo caso è possibile confrontare le previsioni del DEF 2014 con gli andamenti del primo trimestre dell'anno come registrati dall'Istat, con l'ulteriore difficoltà che questi ultimi sono espressi in termini reali, mentre gli indicatori di finanza pubblica vanno valutati in termini nominali.

Tabella 2: confronto tra andamenti previsti per il 2014 ed effettivi per il primo trimestre per il PIL (dati in mln di euro)

Proiettando i dati del primo trimestre 2014 all'intero 2014, la crescita del Pil nominale dovrebbe attestarsi sullo 0,7%, ovvero un punto percentuale in meno rispetto a quanto previsto dal Governo nel DEF 2014. Tuttavia, se, sulla base delle considerazioni precedenti, si ipotizza che in termini assoluti l'obiettivo di indebitamento netto indicato nel DEF 2014 (-41.289 milioni) sia conseguito, il rapporto indebitamento/PIL si attesterebbe sul -2,7%, ossia solo uno 0,1 in più rispetto a quanto previsto nel DEF (-2,6%).

Su un piano meramente quantitativo, quindi, gli elementi ad oggi disponibili non giustificano timori eccessivi sul rispetto degli obiettivi indicati nel DEF 2014, sebbene, per una valutazione complessiva, sarà necessario valutare gli andamenti del debito pubblico (operazione sostanzialmente non fattibile in corso d'anno) nonché le correzioni da apportare all'indebitamento per ottenere gli andamenti del saldo strutturale, che è la variabile rilevante ai fini del rispetto degli impegni assunti con l'Unione Europea. Tuttavia, questa conclusione va corredata di almeno due considerazioni non irrilevanti. In primo luogo, gli andamenti del primo trimestre rivelano alcuni fenomeni che, su un piano qualitativo e non meramente numerico, sono tutt'altro che positivi, tra cui, in particolare, la riduzione della spesa in conto capitale, ovvero per gli investimenti pubblici e quella per redditi di lavoro dipendente, che è probabilmente generata da riduzioni sia di livelli retributivi (non limitata ai livelli apicali) sia di organico, e quindi di occupazione nel settore pubblico. In secondo luogo, nel DEF 2014 non è considerata la maggiore spesa dovuta all'estensione del bonus degli 80 euro agli incapienti nonché ai pensionati e ai lavoratori autonomi a basso reddito. Questa (eventuale) estensione dovrebbe quindi trovare fonti di finanziamento del tutto autonome rispetto a quelle già contabilizzate nel DEF 2014.

[1] Si noti che questa proiezione non sconta adeguatamente due fattori, peraltro di segno opposto. Da un lato, l'andamento delle imposte dirette nel primo trimestre 2014, secondo i dati riportati dal Dipartimento delle finanze, è è spiegabile con il gioco dei saldi e degli acconti di alcune imposte sostitutive su redditi di capitale. Al netto di queste, il gettito Irpef, che rappresenta il 90% di quello delle dirette nel primo trimestre, è sostanzialmente stabile, in termini nominali, rispetto al primo trimestre del 2013. Nei mesi successivi, l'andamento delle imposte dirette dipende in misura notevole dal gettito dell'Irpef (saldi e acconti) e quindi lo scostamento potrebbe essere inferiore. Dall'altro lato, tuttavia, l'aumento delle imposte indirette del primo trimestre 2014 è trainato dall'incremento del gettito dell'Iva sugli scambi interni che è dovuto, almeno in parte, all'incremento dell'aliquota IVA ordinaria che è scattato dal 1° Ottobre 2013 e quindi non potrà influire sul confronto tra ultimo trimestre 2014 e ultimo trimestre 2013.

 

 

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