
L’Italia più di altri Paesi deve sostenere la crescita economica, che risulta troppo debole rispetto alle necessità interne e anche nel confronto internazionale. Una crescita più robusta favorirebbe la ripresa dell’occupazione, una lievitazione degli incassi tributari e, attraverso un maggior valore del Prodotto interno lordo, una riduzione del rapporto tra debito pubblico e Pil, dato di riferimento per la fiducia dei mercati e per le regole dell’Unione europea.
Per ottenere questi risultati deve procedere con le riforme, con l’abbassamento della pressione fiscale sulle attività produttive, ma soprattutto con gli investimenti, di fatto ridotti al lumicino e che sono l’asse più importante per riprendere la strada dello sviluppo.
L’ennesima conferma è venuta da tre fonti: il world economic outlokk del fondo monetario internazionale (testo integrale in allegato); la nota mensile dell’Istat sull’economia italiana (in allegato); l’intervento del vice direttore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta, a un convegno organizzato da Il Messaggero.
Lo scenario disegnato dal Fmi è chiaro: l'economia mondiale resta bloccata in una crescita "debole e precaria" ma per l'Italia non va meglio, anzi. Per il 2016 il Fmi stima una crescita globale pari al 3,1 per cento (3,4 nel 2017) Quanto all'Italia, il Fondo ha operato un leggero taglio, pari a 0,1 punti percentuali, per le stime nel biennio 2016-2017. Per l'anno in corso il Fondo prevede un aumento del Pil pari allo 0,8 per cento mentre per il 2017 l'incremento è stato stimato allo 0,9.
La discrepanza rispetto ai dati del Def si conferma anche nelle valutazioni sul deficit italiano. Il Fondo lo prevede al 2,5 per cento del Pil quest’anno e al 2,2 l'anno prossimo contro una stima del governo rispettivamente al 2,4 e al 2,0.
Sul fronte debito pubblico, poi, per il FMI quello italiano crescerà quest'anno al 133,2 per cento e al 133,4 nel 2017.
Anche secondo l’Istat (nota mensile sull’economia italiana), i dati più recenti sull’economia italiana delineano uno scenario di persistente debolezza dei livelli di attività economica. A settembre, il clima di fiducia dei consumatori ha segnato la seconda flessione consecutiva, mentre le aspettative delle imprese sono risultate in miglioramento, attestandosi tuttavia sui li-velli dello scorso giugno. L’indicatore composito anticipatore, aggiornato tenendo conto delle informazioni più recenti, ha segnato nell’ultimo mese l’ottava variazione negativa consecutiva
Infine, l’intervento di Fabio Panetta. "Vi è il rischio concreto che la debolezza della ripresa economica influenzi negativamente le attese per il futuro a livello globale, creando una trappola della bassa crescita", ha affermato il vice direttore generale di Bankitalia, che per quanto riguarda l’Italia ha confermato: "Rafforzare il sentiero della crescita è per noi, più che per altri, fondamentale è urgente".
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