
Il Fondo monetario internazionale (in allegato l'Outlook di primavera) e l'Ocse avvertono che la ripresa è fiacca e rivedono al ribasso le stime per il 2016 e il 2017. Per l'Italia stimano una crescita al massimo dell'uno per cento quest'anno. Anche secondo la Bce (in allegato il rapporto annuale) vi sono diversi rischi. Mario Draghi è stato chiaro in proposito nella presentazione del bilancio annuale della Banca centrale europea:"Il 2016 non sarà meno foriero di sfide per la Bce: le prospettive per l'economia mondiale sono circondate da incertezza e dobbiamo fronteggiare persistenti forze disinflazionistiche". E non basta: "Si pongono interrogativi riguardo alla direzione in cui andrà l'Europa e alla sua capacità di tenuta a fronte di nuovi shock".
Gli stessi avvertimenti rispetto all'andamento dell'economia mondiale e dell'eurozona si trovano nella discussione interna alla Federal Reserve Usa (in allegato le minute dell'ultima riunione della Fed). E l'Istat certifica che l'Italia è ancora in deflazione (in allegato il comunicato sui prezzi a marzo): meno 0,2 anno su anno. Ma il governo italiano continua a puntare sull'ottimismo a tutti i costi pur di non fare i conti con l'ennesima strettoia nella vita della finanza pubblica: nel Documento di economia e finanza ha stimato una crescita per il 2016 dell'1,2 per cento, in riduzione rispetto all'1,6 fissato in autunno, ma ancora al di sopra della stima media delle principali organizzazioni internazionali (in allegato il Def).
Il La Federal Reserve Usa e la Banca centrale europea lanciano l’ennesimo allarme: l’economia non sta andando a meraviglia. Ci sono miglioramenti, ma i rischi di nuovi shock non sono affatto dissipati. E per questo confermano di essere pronte a politiche di forte intervento per evitare il peggio.
"Nell'intera area dell'euro è ripartita la dinamica del credito, l'occupazione ha continuato ad aumentare e i timori di deflazione, che si erano diffusi nell'area agli inizi del 2015, sono stati interamente dissipati", ha scritto in particolare il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, nella presentazione del rapporto sul 2015 della Bce (Il rapporto integrale in allegato). Ma Draghi ha anche avvertito che "il 2016 non sarà meno foriero di sfide per la Bce: le prospettive per l'economia mondiale sono circondate da incertezza e dobbiamo fronteggiare persistenti forze disinflazionistiche". E non basta: "Si pongono interrogativi riguardo alla direzione in cui andrà l'Europa e alla sua capacità di tenuta a fronte di nuovi shock", ha affermato il presidente della Bce, confermando che la Banca centrale europea non si piegherà "a un livello di inflazione eccessivamente bassa".
Lo stesso tipo di posizione è emersa dalla lettura delle minute (il testo integrale in allegato) relative al dibattito interno svoltosi nell’ultima riunione del comitato monetario della Federal Reserve Usa: la crescita economica mondiale "sta procedendo a un ritmo leggermente più lento del previsto", il che pesa sulla domanda di esportazioni Usa. L'opinione prevalente tra i membri del Fomc, il direttivo di politica monetaria della Fed, a quanto è emerso dalle minute, è stata dunque che questi "venti contrari" debbano indurre alla prudenza quando si discuta di un rialzo dei tassi, anche se alcuni dei membri del Fomc hanno ritenuto che a fronte della ripesa del mercato del lavoro, una stretta sarebbe "giustificata".
Sullo sfondo l'ammissione che la politica monetaria potrebbe a questo punto anche non bastare per fronteggiare una crisi più forte. Acuni membri del Fomc hanno infatti sottolineato quanto "le recenti turbolenze sui mercati costituiscano un importante monito sulla capacità delle banche centrali di contrastare gli shock economici negativi”.
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