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Garanzia Giovani, se si esaminano a fondo, i risultati sono tutt'altro che rosei

13/04/2016
Basti dire che del milione di iscritti, al netto delle cancellazioni, ne restano 865 mila; di questi quelli presi in carico sono 642 mila; ma solo 227 mila sono stati coinvolti concretamente. E i contratti di lavoro veri e propri risultano appena 32.000, quasi tutti a regime Jobs Act, con contributi pubblici alle imprese.
Snocciolare numeri, dati e proiezioni positive ad alta velocità, ignorare le domande di merito e i dati negativi. Ecco un modus operandi sempre più in voga nel mondo della politica, un algoritmo che viene lanciato in un loop infinito con uno scopo ben preciso: confondere e disorientare l'interlocutore per illustrare uno scenario felice nel solco della narrazione sull'Italia che funziona.
Uno dei gran maestri di quest'arte è il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. L’ultima prova Poletti l’ha fornita elogiando il presunto successo del progetto Garanzia Giovani, elogio apparentemente suffragato dall'incoraggiante dato del raggiungimento di un milione di ragazzi iscritti all'iniziativa.
Ma chi vive la realtà sul territorio sa bene che i risultati sono tutt'altro che rosei, e del resto anche analizzando i dati più in dettaglio si delinea un quadro peggiore di quello presentato ufficialmente.
Ma, intanto, cos'è Garanzia Giovani? Di fatto è la declinazione italiana dello Youth Guarantee, progetto europeo che prevede la creazione di un fondo (il famoso Piano Operativo Nazionale Youth Employment Initiative, o PON YEI) per la lotta alla disoccupazione giovanile nei Paesi dell'Unione europea in cui essa risulti superiore al 25 per cento. Scopo principale è quello di inserire i giovani nel mondo del lavoro tramite varie modalità, sul modello delle precedenti fortunate esperienze fatte in  Paesi come Finlandia, Svezia e Danimarca.
Quindi, dato che anche a Poletti piacciono tanto i numeri, eccone alcuni tratti dal rapporto periodico ISFOL, Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori (alle dirette dipendenze del Ministero del Lavoro) che, fra le altre cose, monitora gli sviluppi di Garanzia Giovani.
In primo luogo, l'Italia partiva nel 2014 da una disoccupazione giovanile superiore al 40 per cento (ben oltre la soglia d'allarme del 25). Ad oggi non è ancora scesa al di sotto di tale percentuale.
Entrando nel dettaglio del progetto, del milione di iscritti, al netto delle cancellazioni, ne rimangono 865.000: di questi, quelli attualmente presi in carico sono, a livello nazionale, 642.000, il 74 per cento del totale. Tale percentuale però varia da regione a regione, perché l'attuazione di Garanzia Giovani è stata affidata in gran parte agli enti locali: il dato peggiore si ha in Piemonte (53 per cento) e subito dopo nelle Marche (55).
Ma cosa si intende per "presi in carico"? Semplicemente che i ragazzi cominciano ad essere seguiti, il che non necessariamente si traduce in occupazione. Dei 642.000 presi in carico, infatti, solo 227.000 sono stati coinvolti in qualche iniziativa concreta: dal servizio civile a un contratto, dai tirocini ai corsi di formazione. Ancora più nel dettaglio: su un totale di 227.000 casi risolti, 138.000 sono tirocini da sei mesi finanziati in gran parte dal fondo pubblico. E occorre ricordare che in media solo un tirocinante su dieci viene assunto alla fine dello stage. I contratti di lavoro veri e propri invece sono risultati appena 32.000, quasi tutti a regime Jobs Act, quindi con tutele crescenti e contributi alle imprese.
Del miliardo e mezzo stanziato dall'Europa per l'Italia, un terzo viene speso dunque in tirocini e il resto è ripartito fra "formazione" (240 milioni), "accompagnamento al lavoro" (120 milioni). Buona parte finiscono in una marea di corsi, iniziative, seminari, convegni. Non essendoci una forte visione centralizzata del progetto, ci sono mille soggetti coinvolti che gestiscono le pratiche e le risorse: enti locali, centri per l'impiego, agenzie interinali private.
 
Cambiamo ora punto di vista e guardiamo questa iniziativa con gli occhi dei giovani coinvolti: i tirocini sono in gran parte sottopagati (500 Euro mensili in media quando va bene) per circa 40 ore settimanali. I pagamenti avvengono fin troppo spesso con ritardi di mesi e mesi, e non sempre sono utili a livello formativo e/o di inserimento nel mondo del lavoro. Basta dare un'occhiata al portale e visitare la sezione "opportunità di lavoro" per rendersi conto di come anche qui, esattamente come accaduto per tutti i siti online di annunci lavorativi, stia gradualmente avvenendo un'invasione di mansioni senza prospettive di carriera, come promoter a cottimo, autentica piaga dell'attualità: c'è infatti tutto un filone di società che nascono, muoiono e rinascono alla velocità della luce e che lavorano tramite call center o porta a porta; in sostanza vendono per conto terzi contratti di grandi gruppi di energia e telecomunicazioni, sfruttando migliaia di ragazzi. Concretamente, si tratta di gruppi che pagano anche 10 Euro al giorno, ma solo se raggiungi un tot di contratti stipulati, altrimenti per quella giornata la paga salta. Ma senza andare a considerare questi (comunque sempre più numerosi) casi limite, le offerte di dubbia utilità presenti sul portale sono veramente numerose: c'è chi offre perfino tirocini come pescivendoli ambulanti, e richiede pure esperienza pregressa.
Insomma, dire che Garanzia Giovani sia un successo è un'affermazione quanto meno opinabile, ed è solo la punta dell'iceberg: anche la famosa alternanza scuola-lavoro per istituti tecnici e professionali è piena di buchi e contraddizioni. Ci sono giovani che vengono mandati in enti pubblici e privati (ad esempio nei Comuni) e passano due settimane da soli al centralino a rispondere al telefono. Dov'è la formazione? Dov'è l'inserimento professionale?
In conclusione, è un bene che finalmente si cominci a capire che occorre promuovere politiche attive per la lotta alla disoccupazione giovanile. Ma se poi queste vengono gestite male e seguite poco, si corre il rischio concreto che ai giovani venga dato un biscottino per accontentarsi e nulla più. Mentre i veri vantaggi finiscono in mano a burocrazia e imprese. 
C'era chi diceva che i giovani talvolta sono troppo "choosy". Forse. Ma se sei laureato in ingegneria e finisci a lavorare in un call center, pagato poco e in ritardo, può anche essere che alla fine sei amareggiato.

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