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Il Bonus sociale per elettricità e gas così come è funziona poco e copre troppo poche famiglie. Bisogna semplificare la procedura ed estendere il beneficio.

02/02/2016
Dai dati forniti recentemente dall’Autorità per l’energia risulta che le famiglie che nell’anno 2014 hanno ricevuto i bonus sono state circa 950.000 per l’elettricità e 630.000 per il gas. Ancor meno nel 2015. mentre le famiglie in condizioni di povertà sono almeno 4 milioni e mezzo. la farraginosità delle procedure è un ostacolo. Una proposta operativa.

Con il Report dell’Istat La povertà in Italia, pubblicato il 15 luglio 2015, relativo all’anno 2014, conclusivo dell'Indagine sulle spese delle famiglie, l’ISTAT stima che 1.470.000 mila famiglie (5,7% di quelle residenti) si trovino in condizione di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni 102 mila persone (6,8% della popolazione residente). Nello stesso Report si afferma che, sempre nel 2014, il numero delle famiglie relativamente povere si stima essere di 2.654.000 famiglie, pari a 7.815.000 persone, circa il 10,3% delle famiglie e il 12,9% delle persone residenti. In totale, secondo l’ISTAT, avremmo in Italia oltre 4 milioni di famiglie povere (1.470.00 + 2.654.00 = 4.124.000).

Come sappiamo, l’Istat classifica famiglie relativamente povere quelle al di sotto di una spesa minima mensile di circa 1.000 euro al mese per una famiglia di due persone, mentre considera povere in termini assoluti quelle famiglie che non dispongono del reddito minimo necessario per acquistare il paniere di beni e servizi, che l’Istat ritiene essenziale per uno standard di vita accettabile.

Sempre secondo l’ISTAT il numero delle famiglie povere è costantemente aumentato in questi ultimi anni e a risentirne di più sono le famiglie con figli ed i giovani sotto i 35 anni. Inoltre l’Istat fa rilevare come le famiglie con a capo un operaio siano più povere rispetto a quelle dei lavoratori autonomi, degli imprenditori e dei liberi professionisti. Infine, evidenzia come la percentuale maggiore di famiglie povere si trovi nel Mezzogiorno (circa la metà dei poveri risiede al Sud). Mentre le famiglie con tre o quattro componenti, quasi un terzo si trova sotto la soglia di povertà.

Non disponiamo ancora di dati più recenti, ma la situazione è certamente peggiorata a causa del perdurare della crisi economica e dell’aggravarsi della disoccupazione: fra le nuove povertà dobbiamo considerare anche le famiglie di lavoratori dipendenti che hanno perso il posto di lavoro e quelle dei lavoratori autonomi che hanno cessato l’attività.

Il Bonus Sociale Elettricità e Gas allo stato attuale rappresenta l’unico strumento in grado di contribuire in modo concreto ad assicurare a tutte le famiglie l’effettiva fruizione di servizi essenziali quali l’acqua, la luce e il gas per il riscaldamento. Perciò dovrebbero usufruirne almeno tutte le famiglie in stato di povertà assoluta e relativa. Ma purtroppo, nella configurazione odierna, questo bonus non risponde allo scopo, sia perché non è esteso agli utenti del servizio idrico, ma soprattutto perché ne usufruisce un ridotto numero di famiglie ed il suo ammontare è troppo esiguo.

Infatti, dai dati forniti recentemente dall’Autorità per l’energia risulta che le famiglie che nell’anno 2014 hanno ricevuto i bonus sono state circa 950.000 per l’elettricità e 630.000 per il gas. Non disponiamo ancora dei dati relativi nell’anno 2015, ma l’Autorità per l’energia segnala informalmente che, in conseguenza delle nuove norme per il calcolo dell’ISEE, in vigore dal 1° gennaio 2015 (molto più restrittive di quelle precedentemente vigenti), le famiglie che usufruiranno del Bonus nell’anno 2015, saranno almeno di un terzo inferiori a quelle che lo hanno percepito nel 2014. Quindi, le famiglie che godono dei bonus sono un numero assai  inferiore a quelle stimate sotto il livello di povertà assoluta e relativa.

Una delle cause che ostacolano la diffusione dei bonus riguarda le procedure attualmente in atto per ottenere i bonus, che sono complesse e farraginose. Un altro elemento si riferisce all’esiguo valore dei bonus, che scoraggia le famiglie potenzialmente interessate ad intraprendere il complesso iter necessario per richiederlo. A questo proposito basti considerare che le famiglie a cui il Bonus è stato riconosciuto almeno una volta durante tutto i sei anni in cui è in vigore, sono state circa 2.300.000 per il Bonus Elettrico e 1.250.000 per il Bonus Gas, cioè più del doppio di quelle che ne usufruiscono attualmente. Non è possibile infatti che l’altra metà, da un anno all’altro, abbia migliorato la propria situazione economica, tanto da non avere più diritto ai Bonus.

Ancora, le Attestazioni ISEE rilasciate dall’INPS ogni anno alle famiglie per usufruire delle diverse agevolazioni sociali previste a livello locale o nazionale (asilo nido, mensa scolastica, tasse universitarie, trasporti, ecc.), sono circa 2.500.000 (quelle con ISEE fino a 7.500 euro), ed altre 1.800.000 circa le famiglie numerose, cioè quelle con ISEE da 7.500 fino a 20.000 euro. In totale circa 4.300.000 famiglie, cioè circa lo stesso numero di famiglie che l’ISTAT considera al di sotto del livello di povertà assoluta e relativa.

Da queste considerazioni ne consegue una inderogabile esigenza di snellire la procedura per il riconoscimento del diritto ai Bonus. La prima proposta riguarda la validità temporale dei Bonus: dovrebbe essere triennale, invece che annuale. Le ipotesi di indebite fruizioni dei Bonus appaiono effettivamente scarse: è difficile che una famiglia povera, diventi ricca in tre anni!

Un’altra proposta per snellire le procedure prevede che i Comuni trasmettano direttamente al sistema SGATe tutte le Attestazioni ISEE rilasciate dall’INPS anche per usufruire di altre agevolazioni sui servizi sociali locali. Infine, occorre prevedere che il sistema SGATe stipuli appositi Protocolli con i maggiori CAF nazionali (sull’esempio di quanto è stato fatto dall’Agenzia delle Entrate per le denunce dei redditi) in modo che le Attestazioni ISEE rilasciate dai CAF abbiano piena validità per usufruire dei Bonus, senza la necessità della validazione del Comune.

 Come si evince dalle tabelle sottostanti, l’attuale livello economico dei Bonus è assolutamente insufficiente a garantire alle famiglie in stato di povertà assoluta e relativa di usufruire appieno di servizi indispensabili quali l’elettricità ed il gas. Ciò vale specialmente per il Bonus Gas, la cui esiguità costringe spesso molte famiglie povere a rinunciare a riscaldarsi in modo adeguato. Mentre per l’acqua, come abbiamo detto, non esiste a livello nazionale alcun sostegno economico alle famiglie povere.

 

Bonus elettrico 2016

Famiglie con 1- 2 componenti

€ 80

Famiglie con 3- 4 componenti

€ 93

Famiglie con oltre 4 componenti

€ 153

 

Bonus Gas 2016

Zone climatiche

A/B

C

D

E

F

Famiglie fino a 4 componenti

Acqua calda sanitaria e/o Uso cottura

31

31

31

31

31

Acqua calda sanitaria e/o Uso cottura + Riscaldamento

74

91

120

150

189

Famiglie con oltre 4 componenti

Acqua calda sanitaria e/o Uso cottura

49

49

49

49

49

Acqua calda sanitaria e/o Uso cottura + Riscaldamento

103

133

175

213

274

La revisione ed il miglioramento del Bonus Sociale va affrontata con estrema urgenza, per contribuire in modo concreto ad assicurare a tutte le famiglie in stato di povere l’effettiva fruizione di servizi essenziali, quali acqua, luce e gas. Per raggiungere questo obiettivo, le nuove norme dovrebbero:

  1. istituire il Bonus Acqua, da erogare con le medesime modalità dei Bonus Elettrico e Gas;
  2. rivedere i livelli ISEE in modo tale che ne possano avere diritto tutte le famiglie in stato di povertà relativa circa 4 milioni), con particolare attenzione alle famiglie numerose;
  3. aumentare l’importo attuale dei Bonus, sino a comprendere circa il 50% della spesa per acqua, luce e gas;
  4. semplificare le procedure per il riconoscimento dei Bonus;
  5. informare periodicamente le famiglie sui Bonus Sociali, con iniziative di comunicazione adeguate ed efficaci.

I nuovi livelli ISEE, validi per tutti i Bonus (acqua, elettricità e gas), devono consentire a tutti i 4 milioni di famiglie povere di usufruire dei Bonus. Tenendo conto sia delle nuove e più restrittive norme per il calcolo dell’ISEE, che di prevedere una maggiore protezione per le famiglie numerose, la struttura dei livelli ISEE dovrebbe essere quella indicata nella tabella seguente:

 

 

Componenti nucleo familiare

Livello ISEE

Attuale

Nuovo

Livello ISEE

Famiglie di uno o due componenti

   

Famiglie fino a 3 componenti

   

Famiglie di 4 componenti

   

Famiglie di 5 componenti

   

Famiglie di 6 componenti e oltre

   

In sostanza, la proposta ipotizza che il Bonus elettricità ed acqua possa essere esteso a tutte le famiglie povere (circa 4 milioni), mentre il Bonus gas potrebbe riguardare circa 2,5 milioni di famiglie. Il diverso numero di famiglie potenzialmente interessate al Bonus gas, tiene conto del fatto che circa il 25% delle famiglie italiane non usa il gas per riscaldamento (Sardegna, gasolio, legna, pellets, teleriscaldamento, ecc.) e che, per equità, bisogna estendere il bonus anche alle famiglie che usano il teleriscaldamento ed il gas in bombole.

Per quanto riguarda il Bonus Gas, al fine di contenere i costi del nuovo sistema, si potrebbe eliminare il bonus per i clienti domestici che usano il gas solo per la cucina e l’acqua calda sanitaria, per concentrare le risorse solo sulle famiglie che utilizzano il gas per il riscaldamento, confermando le differenziazioni fra le diverse zone climatiche.

Nel confermare l’esigenza di istituire anche il Bonus Acqua per le famiglie povere, si sottolinea l’esigenza e l’urgenza di installare in ogni abitazione i contatori individuali dell’acqua, così che ciascuno possa fare un uso razionale e consapevole di un bene così prezioso.

Circa i maggiori costi che la revisione dei Bonus comporterebbe, occorre considerare che il Bonus Elettrico, usufruito nel 2014 da circa 950.000 famiglie, ha avuto un costo complessivo di circa 80 milioni di euro, completamente a carico delle bollette di tutti i clienti finali elettrici. Anche il costo del Bonus Gas, fornito nel 2014 a circa 630.000 famiglie, è stato di circa 80 milioni di euro, che, in base alle norme vigenti, sono stati tutti a carico dei clienti finali del gas metano, con esclusione dei clienti domestici.

Un calcolo approssimativo dei costi globali dovrebbe essere di circa 10 volte il costo attuale (80 milioni bonus elettrico + 80 bonus gas), attestandosi attorno ad 1 miliardo e 500 milioni di euro all’anno. Consapevoli che nella situazione attuale non è possibile gravare esclusivamente sui clienti finali di acqua, elettricità e gas i costi del miglioramento dei Bonus, si propone di suddividere il costo del finanziamento dei Bonus Sociali per il 50% a carico della fiscalità generale e per il restante 50%. in modo solidale fra tutti i clienti finali di elettricità, gas e acqua. Siamo certi che le famiglie italiane reagiranno positivamente di fronte al contributo solidaristico ipotizzato a loro carico.

La nostra proposta, ricalcando i principi della normativa attuale, chiede anche alle imprese un aumento di solidarietà. Sappiamo bene che non siamo nella situazione migliore per aumentare i costi della produzione. Tuttavia, gli aumenti ipotizzati non ci sembrano tali da pregiudicare i bilanci delle imprese, che anzi potrebbero annoverare questo nuovo impegno all’interno dei rispettivi programmi di responsabilità sociale.

Ciò nonostante, al fine del contenimento dei costi del nuovo Bonus, bisogna sottolineare l’esigenza di una profonda revisione del costo delle spese generali  di gestione dei Bonus, che pare oggettivamente oneroso. Infatti il costo del funzionamento del sistema SGATe appare eccessivo (oltre 4 milioni/euro nel 2012, ben 18 milioni/euro per l’intero periodo 2008/2012 e 1,4 milioni di euro l’anno per la sola gestione). Inoltre bisogna considerare l’esborso di oltre a 2 milioni di euro alle Poste Italiane per la gestione del Bonus Gas (che peraltro è assai inefficiente: nel 2014 circa il 40% dei bonifici non è stato recapitato alle famiglie beneficiarie). Senza contare il rimborso da effettuare ai Comuni che ancora non è stato definito.

Infine, ci risulta che presso la Cassa Conguaglio è disponibile un residuo attivo di circa 500 milioni di euro, che potrebbero essere utilizzati per coprire una parte del costo del miglioramento dei Bonus. Infatti, dal 2008 al 2012 (periodo di vigenza dei Bonus) le entrate della Cassa Conguaglio a questo titolo ammontano a un miliardo e centomila euro, mentre gli esborsi sono stati di circa 600 milioni di euro.

Questa proposta potrebbe utilmente inserirsi nel dibattito attualmente in corso sul sostegno alle povertà. Siamo convinti che le risorse che lo Stato pare intenda rendere disponibili a questo scopo, siano più proficuamente finalizzate ad assicurare a tutte le famiglie povere il godimento di servizi essenziali, quali acqua, luce e gas, piuttosto che attraverso altre forme e strumenti di incerta applicazione.

 

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