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Il governo rilancia pesca e acquacoltura, puntando a sfruttare tutti i fondi europei disponibili.

06/08/2014
Una task force per aiutare le Regioni nella gestione delle iniziative in modo da non perdere i fondi 2007-2013. Una rimodulazione del cofinanziamento. Semplificazioni. L'avvio della nuova politica comune sulla pesca e due appuntamenti internazionali a Catania e Bari.

Cinque filoni di intervento per la pesca e l’acquacoltura. Il piano è stato preparato dal governo per rilanciare e irrobustire un settore che impiega circa 30 mila persone, che dà vita alla filiera della trasformazione del pesce, la quale fattura 2,2 miliardi di euro l’anno, e che in Italia coinvolge una flotta da 12 mila imbarcazioni, il 14 per cento dell’intera flotta europea.

Le cinque azioni annunciate dal governo riguardano: la creazione di una task force contro il disimpegno dei fondi Ue 2007-2013, evitando che si perda l’occasione di utilizzare cospicui fondi comunitari; La rimodulazione del tasso di cofinanziamento comunitario dal 50 al 75 per cento; alcuni interventi di semplificazione; una nuova programmazione della politica comune per la pesca 2014-2020; una forte spinta da imprimere grazie alla guida italiana del semestre in Europa, anche con l’organizzazione di due appuntamenti internazionali. Il primo si svolgerà il 30 ottobre a Catania e sarà dedicato alla "Blue Economy", collegando le potenzialità dell'economia del mare con il tema di Expo 2015 della sicurezza alimentare. Il secondo appuntamento sarà la Conferenza sull'acquacoltura mediterranea con FAO e CGPM, che si terrà a Bari l'11 dicembre.

"L'obiettivo è chiaro: sostenere l'occupazione e il reddito dei nostri pescatori e rilanciare un settore strategico del nostro Paese” ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, presentando il programma per il settore.

"Il primo punto – ha spiegato Martina – è volto a ottimizzare l'uso delle risorse comunitarie e a utilizzarle per il rilancio di medio lungo periodo del comparto. Abbiamo rilevato infatti che alcune Regioni sono in ritardo nella spesa delle risorse comunitarie nell’ambito della programmazione 2007-2013. Per questo abbiamo deciso di intervenire subito, istituendo una task force ministeriale che supporterà la gestione amministrativa di queste iniziative, evitando così il disimpegno automatico e la conseguente penalizzazione dei lavoratori. Cercheremo di concentrare le risorse su misure condivise per attenuare gli effetti della crisi e sostenere alcuni comparti strategici”.

“Con lo stesso intento – ha spiegato ancora il ministro dell’Agricoltura - abbiamo pensato ad una rimodulazione del cofinanziamento, in modo da liberare 45 milioni di euro di risorse nazionali da destinare a interventi per gli ammortizzatori sociali (con circa 15 milioni di euro) e ad altre misure immediatamente attivabili”.

 Sulle semplificazioni il governo punterà circa 400 mila euro, trovati e sbloccati nel capitolo Convenzioni per lo sviluppo della filiera della pesca, denari che il ministero pensa di utilizzare in collaborazione con le associazioni nazionali di categoria.

"Nel corso del Semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell'Ue – ha detto infine il ministro Martina – l’Italia farà in modo che la pesca abbia un ruolo centrale. Intendiamo monitorare attivamente la fase di avvio della nuova Politica Comune della Pesca (PCP) e l'entrata in vigore del Fondo europeo per gli affari marittimi e della pesca (FEAMP). In questo contesto, sosterremo un'attuazione tempestiva ed efficace dei nuovi quadri normativi e siamo al lavoro per garantire lo sviluppo sostenibile del settore, tenendo conto degli aspetti ambientali, economici e sociali. Siamo convinti che l'Italia debba giocare quel ruolo importante nel Mediterraneo che deriva dalla sua posizione geoeconomica”. I due appuntamenti internazionali a Catania e Bari rientrano in questa strategia.

L’iniziativa del governo è stata accolta positivamente dagli operatori del settore. l'Alleanza delle cooperative della pesca ha sottolineato in particolare che lo scorso anno le perdite di risorse ammontarono a 10 milioni di euro per la sola quota comunitaria (più un’analoga somma di cofinanziamento italiano). Quest'anno, in assenza di interventi, la cifra a rischio potrebbe essere molto più alta. “Entro il prossimo 31 dicembre dovranno essere certificate a Bruxelles spese Fep per circa 62 milioni di euro (15 circa al Nord e 47 in aree obiettivo convergenza di sola quota comunitaria). Il timore di un ulteriore disimpegno automatico di fondi – ha rilevato il coordinamento pesca delle cooperative - è davvero forte. E sono perdite che il settore non è in grado di sostenere”.

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