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Il numero dei poveri aumenta in modo esponenziale. Ci vuole una politica nazionale di contrasto. Le proposte fiscali del Nens

07/01/2015
Nel 2007 in Italia i poveri assoluti erano 2,4 milioni, pari al 4,1 per cento della popolazione. Nel 2013 erano 6 milioni, pari al 9,9 per cento della popolazione. Le proposte fiscali del Nens oltre a razionalizzare l'Irpef e gli strumenti di sostegno familiare affrontano concretamente il tema della povertà.

Il tema della povertà non può più essere lasciato in soffitta. Occorre un progetto nazionale, una politica complessiva per affrontare quella che ormai appare come un’emergenza nazionale. Uno degli strumenti può essere la riforma fiscale proposta nei mesi scorsi dal Nens.
Prima di tutto, i dati. Nel 2007 in Italia i poveri assoluti, cioè coloro che non possono permettersi le spese necessarie ad acquistare i beni e i servizi essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile (alimentarsi adeguatamente, vivere in un’abitazione di dimensioni consone, con acqua calda ed energia, vestirsi decentemente, riuscire a spostarsi sul territorio e così via) erano 2,4 milioni, pari al 4,1 per cento della popolazione. Nel 2013 erano 6 milioni, pari al 9,9 per cento della popolazione.
L`indigenza ha superato i confini che tradizionalmente la caratterizzava fino a qualche anno fa: si concentrava al Sud, tra gli anziani, tra le famiglie con molti figli e laddove mancava il lavoro. Negli ultimi anni non solo ha rafforzato la propria presenza in queste aree della società italiana, ma si è diffusa anche in altre aree, prima ritenute poco vulnerabili: il Centro-Nord, le giovani famiglie, i nuclei con almeno 2 figli e quelli con componenti occupati.
Oltre alla sofferenza di milioni di cittadini, vi è un riflesso generale su tutta l’economia. In tutto il mondo industrializzato, Italia compresa, la compressione dei salari degli occupati, ma anche l’ampliamento dell’area dell’indigenza hanno provocato una evidente riduzione della domanda di consumo, che rappresenta un freno alla crescita e quindi anche all’occupazione, alla qualità e dignità della vita, al consumo. E’ un circolo vizioso.
Che fare? L`Italia è, insieme alla Grecia, l`unico Paese europeo privo di una misura
nazionale contro la povertà.
Si deve intervenire, dunque. Il Sole 24 Ore è stato il primo a porre di nuovo il tema nel 2015. Ma come? Mantenendo e accrescendo, se possibile, i servizi di Welfare, ma non solo. Il Nens ha proposto alcuni mesi fa una analisi e una proposta per affrontare il tema della povertà anche attraverso la riforma dell’Irpef e degli istituti di sostegno al reddito familiare. Nel complesso, il risultato del secondo capitolo delle proposte fiscali del Nens (il primo indicava come reperire circa 60 miliardi di euro l’anno dal recupero dell’evasione fiscale), oltre alla razionalizzazione dell’Irpef porterebbe a una variazione del reddito disponibile pari a circa 15 miliardi di euro (e avrebbe lo stesso costo per lo Stato) e alla riduzione dal 13,3 all’11,6 della percentuale di poveri relativi sul totale della popolazione (grosso modo un beneficio per circa un milione di cittadini), dal 33 al 29 per cento dell’intensità della povertà, dal 40,54 al 39,68 dell’indice di Gini.

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