Home >> Articoli >> Il ritorno all'Europa delle nazioni non è un'alternativa reale. All'Ue serve una nuova visione politica

Il ritorno all'Europa delle nazioni non è un'alternativa reale. All'Ue serve una nuova visione politica

14/02/2017
Colloquio con Nicoletta Pirozzi, Responsabile di ricerca dell'area Europa dello IAI (Istituto Affari Internazionali). "Velleitarie le rivendicazioni sovraniste, ma solo un impegno concreto dei governi nazionali a investire nell'Unione può garantirne la sopravvivenza. Un'Europa sociale orientata alla crescita e ai diritti per aiutare a ricostruire la fiducia dei cittadini"

Ritiene che l’Unione europea debba cambiare le proprie politiche o, sferzato dai venti del nazionalismo, del protezionismo e delle ripercussioni della globalizzazione in ritirata, sia a rischio in questa fase l’intero progetto europeo?

La natura delle sfide con le quali si è confrontata l’Unione europea negli ultimi anni ne ha messo a dura prova la tenuta complessiva e ha messo in discussione alcuni dei suoi principi fondamentali. La crisi economica e finanziaria e la pressione migratoria fanno vacillare la solidarietà sancita dai Trattati, le politiche di governi populisti e nazionalisti in Polonia e Ungheria minacciano lo stato di diritto e le libertà fondamentali, la Brexit ha frantumato la certezza della natura progressiva del processo di integrazione. Un cambio di passo nelle politiche a favore di un’Europa sociale orientata alla crescita e ai diritti può aiutare a riscostruire la fiducia dei cittadini nel progetto europeo, ma solo una nuova visione politica e un impegno concreto dei governi a investire sull’Unione possono garantirne la sopravvivenza e forse anche il rilancio.

Quali sono i limiti oltre i quali i risultati elettorali di quest'anno in Francia, Olanda e Germania possono produrre effetti strutturali sul futuro dell’Ue?

L’architettura istituzionale e i processi decisionali europei hanno rivelato la loro fragilità di fronte alle sfide del nostro tempo, dalla globalizzazione delle minacce a quella delle opportunità, e sono contestate sia sotto il profilo della legittimità che sotto quello dell’efficacia. Ma il ritorno all’Europa delle nazioni non rappresenta un’alternativa reale e le rivendicazioni sovraniste di alcune forze politiche che si giocano la partita elettorale soprattutto in Francia e in Olanda sono velleitarie. Sono preoccupata in particolare dalla possibilità di una vittoria di Marine Le Pen, che non mi sento di escludere, perché farebbe venir meno uno dei capisaldi della costruzione europea. L’appuntamento elettorale francese sarà determinante per capire le prospettive europee del prossimo futuro.

Una eventuale UE a due velocità come potrebbe configurarsi e nel caso potrebbe rappresentare un'opportunità per l'Italia?

L’UE a due velocità basata su un gruppo di testa, formato dagli Stati virtuosi, e un gruppo di serie B, composto dai paesi che fanno fatica a rispettare i criteri macroeconomici, sarebbe un progetto esclusivo e in ultima analisi disgregante. Invece è interessante un progetto di una UE a più velocità di natura politica che vada incontro alle richieste di diversità che arrivano dai governi e dai cittadini europei e permetta una maggiore integrazione in specifiche aree. Questa modularità già esiste nella realtà, dall’Eurozona all’area Schengen, ma potrebbe essere approfondita e applicata ad altri settori, dalla difesa alla gestione delle migrazioni. In questo scenario, l’Italia potrebbe sicuramente far parte dell’avanguardia. Ovviamente bisognerebbe adeguare anche i meccanismi istituzionali per garantire la governabilità e la legittimità di un progetto di integrazione differenziata, anche attraverso una futura revisione dei Trattati.

Cosa possono fare i governi nazionali e la Commissione per rilanciare il progetto europeo?

I governi nazionali devono fare un investimento politico nell’Europa, invertendo la rotta seguita fino ad oggi di presentare l’Unione come la matrigna cattiva e screditando le istituzioni nel messaggio pubblico ai cittadini. L’UE deve essere discussa anche nei suoi aspetti migliori, quelli che ne fanno un moltiplicatore di opportunità per i popoli e un amplificatore degli interessi nazionali. Questo significa anche rinunciare a porzioni di sovranità che ne ostacolano il pieno sviluppo politico, ad esempio in materia di intelligence, e accettare meccanismi decisionali a maggioranza qualificata invece che arrendersi di fronte ad un consenso a 27 impossibile. La Commissione può fare la sua parte offrendo agli Stati i corretti incentivi politici e soprattutto finanziari e ai cittadini progetti più avanzati di crescita e investimento sociale per contrastare esclusione, povertà e disoccupazione.

 

Leave a comment

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare se sei un visitatore umano.
1 + 14 =
Solve this simple math problem and enter the result. E.g. for 1+3, enter 4.