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Irpef, sostegno alle famiglie, cuneo fiscale: proposte Nens per aumentare il reddito dei contribuenti onesti di 14,7 miliardi

09/10/2014
Dopo la proposta per il recupero dell'evasione dell'Iva, dell'Irpef e dell'Ires, Il Nens presenta il secondo capitolo delle proposte per un fisco giusto. Dalla riduzione del cuneo fiscale al cambiamento e irrobustimento del sostegno alle famiglie, dalla razionalizzazione dell'Irpef agli interventi a favore degli incapienti.

Dopo le proposte sul recupero dell’evasione dell’Iva, dell’Irpef, dell’Ires (fino a 59 miliardi di euro l’anno a regime), il Nens presenta il secondo capitolo delle proposte per un fisco giusto.

Questa seconda parte delle riforme proposte dal Nens riguarda gli strumenti per ricominciare a restituire ai contribuenti onesti una parte dell’evasione recuperata.

Gli obiettivi di questa riforma sono:

-        sostenere il reddito delle famiglie, a cominciare dai nuclei più poveri (gli incapienti) fino a quelli del ceto medio

-        ridurre i contributi e quindi il cuneo fiscale

-        razionalizzare una struttura dell’Irpef intaccata e distorta da una miriade di interventi senza coordinamento.

Il complesso degli interventi proposti produrrebbe un incremento del reddito disponibile pari a 14,7 miliardi di euro, la cui copertura può essere garantita  – come si è detto - dalle risorse recuperate con la riforma dell’Iva già illustrata.

Oggi l’Irpef presenta diverse criticità. Il calcolo dell’imposta è basato su cinque scaglioni di reddito con le relative aliquote marginali. Ma il vero prelievo è ben diverso, a causa di un complesso concorso di cause:

-        dal calcolo sono escluse diverse fonti di reddito e poi vi sono diverse deduzioni (contributi, previdenza integrativa..);

-        dal calcolo dell’imposta vanno sottratte le detrazioni (spese per la produzione del reddito, famiglia ecc..) che si riducono a seconda del reddito.

-        Per gli assegni familiari è in vigore un altro meccanismo ancora, con regole diverse.

 Alla fine il prelievo concreto, determinato da questi diversi fattori, impedisce di sostenere gli incapienti, cioè i più poveri, è di fatto molto più elevato e diverso dalle aliquote formali, spesso è più favorevole per i redditi più elevati.

 Gli incapienti. Nel momento in cui più forte è l’esigenza di sostenere i poveri, l’impostazione attuale dell’Irpef, delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia e degli assegni di famiglia impediscono di sostenere adeguatamente i cosiddetti incapienti, cioè i contribuenti che hanno un reddito talmente basso da non dover pagare imposte.

Detrazioni per carichi di famiglia. Il fatto di aver basato l’imposta sul reddito della persona fisica sugli individui impedisce e distorce l’effetto delle detrazioni per carichi di famiglia. Tanto più che Irpef e dichiarazioni osservano e considerano la famiglia “fiscale” (coniuge e familiari a carico, escludendo ad es. qualsiasi pensionato convivente o giovane lavoratore) e non quella di fatto (il nonno pensionato, il giovane lavoratore…) che è centro di consumo e benessere economico. Non solo: il tipo di decrescenza genera effetti distorcenti sul risultato finale: formalmente il prelievo dell’Irpef è basato su 5 fasce (scaglioni) di reddito e altrettante percentuali di prelievo, ma di fatto (cioè nella realtà effettiva causata dal combinato disposto di tutti i fattori e non in base a scaglioni e aliquote nominali) il prelievo fiscale vero risulta basato su quattro aliquote: 0% (area esenzione), 27,5% (fino a 15mila euro l’anno), 31,5% (fino a 28mila euro l’anno), 42/43% oltre soli 28mila euro l’anno.

Quanto agli assegni al nucleo familiare, la famiglia di riferimento è diversa da quella fiscale e anche in questo caso la struttura produce alcuni risultati contraddittori. In particolare, l’assegno (si tratta di una spesa, quindi non rientra nel sistema fiscale) è riservato ai dipendenti e assimilati (collaboratori) e non anche ad altri soggetti, per esempio i lavoratori autonomi. Sostanzialmente sostiene solo il carico di figli minori, non anche dei figli a carico se maggiorenni o comunque presenti in nuclei familiari in condizioni di bisogno. Quanto spetta si fonda su autodichiarazioni incontrollate. Il sostegno si esaurisce di fatto a livelli di reddito medio-bassi. La decrescenza dell’assegno spettante all’interno di ciascuna tabella non è continua e contribuisce ad elevare le aliquote effettive del prelievo fiscale in modo differenziato. I criteri sostanziali per calcolare quanto spetta sono oscuri, non trasparenti e fondati su molte tabelle.

 Le direttrici della riforma sono le seguenti:

-        Separazione dell’Irpef e dei contributi, che sono basati sui redditi individuali, dal meccanismo di sostegno ai nuclei familiari, che invece viene fondato su reddito «equivalente», un reddito procapite che tiene conto delle economie familiari.

-        Nuovo assegno familiare (sostitutivo degli attuali Assegni al nucleo familiare e delle detrazioni familiari) universalistico (non solo per i dipendenti) e decrescente (welfare selettivo) in base a reddito equivalente.

-        Estensione del sostegno a tutti i nuclei, in base al bisogno, anche quando non vi sono figli minori

-        Sgravio individuale anche per i dipendenti a basso reddito incapienti attraverso una fiscalizzazione di parte dei contributi previdenziali a carico.

-        Ridisegno della progressività dell’Irpef, in raccordo con le altre due riforme, per ottenere una progressività trasparente e aliquote effettive non decrescenti (integrando il bonus Renzi nella riforma).

-        Riconduzione delle detrazioni per tipo di reddito a rimborso forfetario fisso di spese di produzione del reddito o per oneri da età avanzata.

 I dettagli della riforma sono:

  • Fiscalizzazione dei contributi previdenziali a carico di dipendenti, collaboratori ed autonomi: 6 per cento del reddito lordo (su totale di 9,2% dipendenti o 9,3% collaboratori) con tetto di 900 euro e decrescente linearmente fino ad annullamento tra 30.837 e 71.586 di reddito l’anno.
  • Detrazioni per lavoro dipendente fisse a 1000 euro
  • Detrazioni per pensionato fisse a 800 euro
  • Detrazioni per lavoro autonomo fisse a 200 euro (solo correttivo di progressività perché spese di produzione già dedotte in maniera ordinaria, semplificata o forfetaria in fase di determinazione del reddito imponibile);
  • Detrazioni fisse e abolizione detrazioni familiari fanno coincidere le aliquote nominali e il prelievo effettivo dell’Irpef.
  •  Mantenimento attuali detrazioni per oneri e per spese straordinarie
  • Imponibile addizionali locali con franchigia 5mila euro (e revisione aliquote) per evitare il salto di imposta al superamento della soglia esente.
  • Abolizione delle detrazioni familiari(confluenti nel nuovo assegno per le famiglie)
  • Assorbimento del bonus Renzi nel nuovo assegno e nella nuova Irpef.
  • Nuova struttura aliquote e scaglioni Irpef (da confrontare con le aliquote effettive oggi funzionanti, citate prima, e non con quelle nominali): 0% fino a 1’000, 20% fino a 10mila, 25% fino a 20mila, 30% fino a 28mila, 35% fino a 40mila, 41% fino a 65mila, 45% fino a 200mila, 48% oltre, con assorbimento (abolizione) del contributo 3% vigente su redditi superiori a 300mila.

Nel complesso il risultato sarebbe un aumento del reddito disponibile pari a 14,7 miliardi di euro (e avrebbe lo stesso costo per lo Stato) e la riduzione dal 13,3 all’11,6 della percentuale di poveri relativi sul totale della popolazione (almeno un milione di persone), dal 33 al 29 per cento dell’intensità della povertà, dal 40,54% al 39,68% dell’indice di Gini.

 Una riforma di questa ampiezza andrebbe varata nella sua interezza anche quando non fosse possibile applicarla integralmente subito. Sarebbe possibile dividere in due o più stadi l’applicazione della riforma. Considerate le tre componenti principali (nuovo Assegno, nuova Irpef e nuovi Contributi), gestite da enti diversi e potenzialmente soggette a variazioni anche di segno opposto, il varo parziale di una parte della riforma potrebbe essere realizzato mediante un’applicazione pro quota di ciascuna delle tre parti. Le proposte per la copertura finanziaria sono quelle che il Nens ha presentato sul recupero dell’evasione dell’Iva, dell’Irpef, dell’Ires.

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