
Gli ultimi dati dell’Istat sulla produzione industriale e sui prezzi al consumo e le più recenti proiezioni della Banca d’Italia, contenute nel bollettino economico di gennaio 2016, confermano che in Italia è cominciata la ripresa, ma che è di entità assai modesta, che diversi fenomeni ne potrebbero mettere a rischio il proseguimento e che saranno necessarie manovre espansive per raggiungere i risultati sperati, anche se limitati.
Se i fatti non sono opinioni basta metterli in fila, positivi o negativi che siano. La produzione ha subito una battuta di arresto nella parte finale dell’anno (in allegato il documento integrale dell’Istat). I prezzi sono risultati fermi a dicembre e in aumento di appena lo 0,1 per cento rispetto alla fine del 2014 (in allegato il documento integrale dell’Istat). E il bollettino economico della Banca d’Italia, il primo del 2016, pur confermando le stime previste ha reso esplicita l’avvertenza e l’allarme per la possibilità che anche risultati di modesta entità si potrebbero rivelare eccessivamente positivi nel caso in cui non si realizzassero politiche di segno espansivo (in allegato il Bollettino economico della Banca d’Italia). In particolare, la Banca d'Italia conferma che nel 2015 la crescita è stata dello 0,8 per cento (0,7 il dato corretto dei conti trimestrali in base all'effettivo numero dei giorni lavorati) e che nel 2016 si toccherà l'1,5. Ma avverte che "restano rischi significativi, tra i quali sono molto rilevanti quelli associati al contesto internazionale,tornati in evidenza nelle ultime settimane: in particolare la possibilità di un rallentamento delle economie emergenti che potrebbe rivelarsi più marcato e duraturo di quanto finora ipotizzato e avere forti ripercussioni sui mercati finanziari e valutari. La politica monetaria deve al contempo fronteggiare con decisione i rischi al ribasso per l’inflazione, che potrebbero derivare sia da una crescita della domanda inferiore alle attese, qualora i margini di capacità produttiva
inutilizzata restassero sugli attuali ampi livelli per un periodo prolungato, sia da ulteriori flessioni delle quotazioni delle materie prime, ove queste innescassero effetti di retroazione sulla dinamica dei salari. Presupposto per la realizzazione dello scenario qui delineato è che venga mantenuta in Italia e nell’area dell’euro la fiducia di famiglie, imprese e operatori finanziari e che proseguano con determinazione le politiche disostegno ciclico".
Da questo punto di vista va ricordato che, come ha dimostrato l’ultimo rapporto sulla finanza pubblica redatto dal Nens (potete leggerlo in allegato), l’ultima legge di stabilità, per quanto riguarda gli effetti netti, è, diversamente da quanto si dice, non proprio espansiva.
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