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La retorica contro i corpi intermedi e gli accordi con i sindacati rischia di vanificare l'occasione storica dell'accordo tra Cgil, Cisl e Uil

16/01/2016
La polemica della Confindustria e l'atteggiamento del governo hanno fatto passare in secondo piano i contenuti dell'accordo tra i sindacati confederali per la riforma del modello contrattuale. E' un errore. L'opportunità di riunire il mondo produttivo attorno a un obiettivo comune, positivo per tutto il Paese, andrebbe colta con un confronto sul merito. In allegato il testo integrale della proposta sindacale e l'appello di alcuni economisti italiani.

Dopo anni di litigi, discussioni, divisioni e schieramenti su diverse posizioni le tre grandi confederazioni sindacali hanno raggiunto un accordo comune sulla riforma del modello contrattuale. E’ un fatto importante per far fare un passo in avanti alla riforma del modello italiano e per una maggior coesioni sociale. Ma l’impostazione contraria ai cosiddetti corpi intermedi e in particolare contraria alle mediazioni con le organizzazioni che rappresentano i lavoratori dipendenti ed i pensionati, posizione condivisa sia pure con motivazioni differenti da una parte del governo, dalle forze politiche di destra e dall’ala più dura dell’imprenditoria, ha prodotto una straordinaria e negativa disattenzione su questo passaggio.

Il rischio è che ancora una volta, ma per insipienza degli imprenditori e del governo, certo ora non dei sindacati, si sprechi un’occasione propizia per riunire le forze della produzione sulla base di un obiettivo comune per l’Italia.

Tanto è forte l’impronta culturale contraria a ogni mediazione che il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, anche per difendersi dai sicuri scavalcamenti dei falchi, ha subito criticato l’impianto proposto all’unanimità da Cgil, Cisl e Uil. E i mezzi di informazione, invece di spiegare che cosa prevede l’accordo fra i tre sindacati confederali, e aprire un confronto di merito, si sono limitati a riportare la polemica.   

Ma che cosa prevede la proposta dei sindacati? In estrema sintesi ( ma vale la pena di leggere l’intero documento sindacale scaricabile in allegato), la proposta di Cgil, Cisl e Uil, una ventina di pagine dal titolo "Un moderno sistema di relazioni industriali", si basa su tre pilastri: contrattazione, partecipazione e regole (e cioè la rappresentanza con il consolidamento delle norme varate con il Testo unico del 10 gennaio 2014 dai sindacati con Confindustria e poi con i successivi accordi con Confservizi, Alleanza delle cooperative e Confcommercio). Il testo prevede l’estensione erga omnes dei minimi salariali contrattuali, in applicazione dell’articolo 39 della Costituzione, attraverso una legge; per il modello contrattuale conferma l’articolazione su due livelli, con il salario regolato dal contratto nazionale non più in base alla sola inflazione, ma all’andamento delle dinamiche macroeconomiche, ad indicatori di crescita, agli andamenti settoriali. La contrattazione di secondo livello va sviluppata, trasferendovi competenze affinché possa intervenire sui processi organizzativi, sulle politiche orarie, sull’inquadramento, la sicurezza, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro e di far crescere la produttività. In generale si punta a una contrattazione più inclusiva per tutelare tutte le forme contrattuali che operano nello stessa azienda, superando le divisioni tra chi è più tutelato e chi meno; si prevedono strumenti per la partecipazione alle decisioni aziendali e per lo sviluppo del welfare contrattuale. Per la rappresentanza i sindacati, chiedono che la misurazione della rappresentatività venga estesa anche alle associazioni imprenditoriali, rimarcano che "un eventuale intervento legislativo non potrebbe che recepire" quanto definito dalle parti sociali.

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