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La strategia nazionale di specializzazione intelligente, un tentativo di politica industriale.

04/09/2014
Per la prima volta dopo l’affossamento di Industria 2015 da parte dei governi di centrodestra, con questo documento inviato a Bruxelles si tenta di costruire una visione di politica industriale per la ricerca e l’innovazione, che guarda al posizionamento globale del Paese per riconquistare un posto nella leadership industriale internazionale.

Il 21 luglio il Governo ha inviato a Bruxelles la “Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente” (S3). Non è una notizia ed infatti nessuno ne ha parlato. Tecnicamente si tratta di una “condizionalità ex-ante” per la firma di quell’ Accordo di Parternariato con la Commissione Europea, che finalmente dovrebbe dare il via alla operatività dei fondi strutturali europei per il periodo 2014-2020, ai livelli nazionali e regionali.

Pochi giorni prima il Vice Ministro allo sviluppo Economico Claudio De Vincenti aveva condiviso la S3  in Sede Stabile di Concertazione, con tutte le Regioni e il Ministero della Ricerca.

In realtà quel documento ha un ambizione molto più alta di quanto può apparire. Per la prima volta dopo l’affossamento di Industria 2015 da parte dei governi di centrodestra, si tenta di costruire una visione di politica industriale per la ricerca e l’innovazione, che guarda al posizionamento globale del Paese per riconquistare un posto nella leadership industriale internazionale.

La S3 innanzitutto rafforza la costruzione di un processo di “mainstreaming”, cioè di coinvolgimento e convergenza di tutti i soggetti a tutti i livelli e di tutte le politiche per realizzare traiettorie e obiettivi che si identificano come prioritari. Quindi in quadro europeo, la convergenza delle politiche nazionali, regionali e locali; la convergenza delle politiche di incentivazione, della domanda pubblica, degli investimenti sui beni comuni, delle politiche regolatorie ed autorizzative. Già questo sarebbe obiettivo rivoluzionario nel nostro Paese.

L’obiettivo è quello di offrire un quadro stabile e duraturo cui possano far riferimento tutti i soggetti, pubblici e privati, imprese e amministrazioni seriamente interessati ad investire su un rilancio del sistema industriale italiano.

Oltre alle aree tecnologiche prioritarie vengono individuati 5 driver di sviluppo e di innovazione , traiettorie che costituiscono, a livello globale, sfide competitive ed  al tempo stesso sfide di sviluppo dei sistemi sociali: l’industria intelligente per lo svuppo ecologico e sostenibile, tecnologie prodotti e sistemi per il benessere e la salute, la digitalizzazione delle imprese e di sistemi istituzionali, lo sviluppo della creatività e dell’economia della cultura, lo la valorizzazione e lo sviluppo delle ricadute delle tecnologie spaziali.

Va sottolineato che ciascuna di queste aree trainanti coincide al tempo stesso con un’area di forte sviluppo dei mercati internazionali, ma anche con le aree prioritarie di sviluppo della domanda interna, pubblica e privata, oltre che di investimento potenziale sui beni comuni.

È infatti la caduta della domanda interna ed in particolare degli investimenti dell’ industria che opera sui mercati domestici il vero punto di debolezza del sistema produttivo italiano, della sua perdita di produttività e competitività.

Una curvatura verso l’innovazione degli investimenti sui beni comuni e della domanda pubblica di beni e servizi, anche attraverso forme di procurement innovativo, può costituire un contributo importante ad un aumento e qualificazione della crescita interna e allo sviluppo delle piccole e medie imprese.

La S3 prevede una governance fortemente partecipativa, attraverso meccanismi che tentano di sfuggire alla farraginosità ed alla lentezza della burocrazia tradizionalmente legata al sistema degli incentivi. Si opta invece per meccanismi di risk sharing che superino la logica discorsiva del “contributo” e che al tempo stesso collochino l’intervento pubblico,come partner che condivide obiettivi, metodi e rischi, al fianco di chi intende investire nell’innovazione industriale.

La valorizzazione di un processo ascendente, che valorizza la partecipazioni dei territori e delle regioni al fianco delle imprese, potrebbe effettivamente supportare la convergenza delle risorse verso “grandi progetti paese”. Viene anche proposta la costruzione di una Rete nazionale per la ricerca industriale e l’innovazione che valorizzi gli investimenti (diversi miliardi negli ultimi anni) realizzati da Stato e Regioni per lo sviluppo di centri per il trasferimento di tecnologia, presso Università, Enti di ricerca, od organismi di ricerca pubblico privati.

La sfida proposta dalla S3 è dunque alta, e si colloca nel momento potenzialmente giusto, cioè nella fase in cui si arriva per il periodo 2014-2020, alla definizione conclusiva della programmazione dei fondi europei e nazionali, sia a livello centrale che regionale (oltre 110Mld in totale). Al tempo stesso sta per divenire operativa l’Agenzia per la Coesione, cioè lo strumento che dovrebbe rendere efficace ed efficiente l’utilizzo di questi fondi nella maggior parte dei casi mal programmati e peggio gestiti negli ultimi 15 anni, (a livello centrale come nelle regioni).

La Strategia testimonia di una rinata centralità della politica industriale nella consapevolezza del Governo e più in generale della politica del Paese. La consapevolezza cioè che non è sufficiente una politica di riforme o di ripresa dei consumi per rilanciare la crescita, ma è innanzitutto necessaria una politica per gli investimenti, privati e pubblici.

La S3  e l’operatività dell’Agenzia sono un buon inizio, ma da soli non basteranno certo a vincere le sfide che abbiamo di fronte in questo campo. Importantissimi saranno anche gli strumenti che verranno messi a disposizione dalle amministrazioni centrali e reginaali per l’attuazione di queste politiche, che dovranno superare il burocratismo difensivo e la parcellizzazione degli interventi di incentivazione tradizionali, sviluppare automatismi che incidano sui comportamenti imprenditoriali, e soprattutto predisporre strumenti finanziari nuovi, dedicati all’economia reale, agli investimenti e all’innovazione. Purtroppo l’ottusa ostilità di gran parte dell’alta burocrazia del Ministero dell’Economia verso la costruzione di una Banca di Investimento e Sviluppo costituisce un problema serio.

Insomma se son rose fioriranno 

 

  

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