
L’Antitrust conferma di aver acceso un faro sul ruolo di Telecom Italia e degli altri principali operatori “verticalmente integrati”, cioè che dispongono di una rete propria e offrono nello stesso tempo il servizio, nella costruzione della prossima rete ad alta velocità di trasmissione. Occorre "favorire il rapido sviluppo di una rete ultrabroadband, senza la quale i nuovi servizi digitali non avranno l'infrastruttura necessaria per svilupparsi", ha detto il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, nella sua relazione annuale alla Camera. "Va però segnalato - ha aggiunto Pitruzzella - che il controllo da parte di un operatore verticalmente integrato dell'infrastruttura di rete fissa, utilizzata per l'accesso a internet, in assenza di competizione infrastrutturale, può diventare una rendita se non sussistono garanzie idonee ad assicurare che il titolare dell'infrastruttura consenta l'accesso alla rete, a condizioni non discriminatorie, agli altri operatori".
Pitruzzella nella sua relazione ha toccato anche molti altri temi.
Lo squilibrio a sfavore dei clienti. Nei settori dell'energia elettrica, del gas e idrico il presidente dell’Antitrust ha affermato la necessità di intensificare l'enforcement per "eliminare la situazione di 'patologica dipendenza' del consumatore dall'impresa". Vi sono, ha detto Pitruzzella, "ambiti particolarmente sensibili" in cui, "in ragione della natura del servizio e delle caratteristiche del mercato, si registra un forte squilibrio nei rapporti commerciali delle imprese".
Il conflitto di interessi. "Appare indispensabile soprattutto una riformulazione della nozione di conflitto di interessi, che dia rilevanza, sulla scorta della soluzioni accolte a livello internazionale, alla situazione di 'pericolo'" ha detto il presidente dell’Antitrust. Nel 2014, l'Autorità ha trattato "612 casi, di cui 146 riguardanti le incompatibilità patrimoniali, 401 le situazioni di conflitto di interessi e 65 i divieti post-carica. "La fase patologica del regime dei divieti post-carica – ha detto Pitruzzella - è stata pressoché eliminata grazie all'intesa attività consultiva svolta dal 2011".
Basta capitalismo di relazione. "C'è un'interazione virtuosa tra politiche pubbliche, attività dell’Antitrust e comportamenti delle imprese, che imprime una precisa direttrice di cambiamento all'economia italiana: il passaggio dalla rendita e dal capitalismo di relazione ad un'economia che si apre alla concorrenza sui meriti e all'innovazione". "Si tratta - ha evidenziato Pitruzzella - di un passaggio ancora incompiuto e non privo di contraddizioni ma necessario se vogliamo avviare una crescita economica duratura in un contesto di salvaguardia della democrazia e della coesione sociale".
Il settore bancario. "Nella prospettiva della creazione di assetti di mercato che incentivino la ripresa economica e sostengano la competitività del Paese, assume una valenza strategica", ha sottolineato il presidente dell’Antitrust. "Alcune importanti indicazioni fornite dall'Autorità, tese a incentivare l'innescarsi di più accentuate dinamiche competitive nel settore bancario, sono state recentemente recepite dal legislatore", come nel caso della "governance delle banche popolari" e della "portabilità dei conti correnti".
Nello stesso settore, ha proseguito Pitruzzella, il recente protocollo d'intesa tra il ministero dell'Economia e l'Acri "che segna l'avvio dell'autoriforma delle fondazioni di origine bancaria, appare finalizzato a risolvere alcune delle criticità, più volte segnalate dall'Autorità, legate al ruolo delle fondazioni nell'azionariato delle banche: il contenuto del protocollo di intesa si muove nella direzione auspicata dall'Autorità, vale a dire il superamento del ruolo e del condizionamento delle fondazioni sull'assetto azionario del sistema bancario italiano".
Più concorrenza nei servizi pubblici locali. Ci sono ancora troppi ostacoli alla concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali, ha affermato il presidente dell’Antitrust. "Al di là delle condotte delle imprese - afferma -, nei servizi pubblici locali troppi sono ancora gli ostacoli che deprimono la concorrenza e l'innovazione, creando privilegi e rendite di posizione in favore di un numero limitato di operatori, spesso di natura pubblica". "Per questo – ha aggiunto -, in più occasioni, l'Autorità ha chiesto la rimozione di misure che garantivano l'estensione delle riserve ad attività liberalizzate o comunque non rientranti nell'area dell'esclusiva prevista per legge e invocato il rispetto degli stringenti requisiti prescritti dall'ordinamento europeo per giustificare gli affidamenti in house e le deroghe alla concorrenza da essi discendenti. In questo settore la concorrenza sia quella nel che quella per il mercato resta l'opzione preferibile in un'ottica di riduzione della spesa pubblica e di aumento dell'efficienza dei servizi erogati ai cittadini".
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