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Lavoro: bene la stabilizzazione, ma piano con i trionfalismi sul numero dei posti in più

23/04/2015
Soprattutto, il jobs act c'entra ben poco, perché a funzionare finora sono gli sgravi contributivi in vigore dal 1 gennaio. Mattarella: “Sono dati ancora iniziali. E bisogna prenderli con cautela. Però sono dati che incoraggiano la fiducia".

Lo sgravio contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato, in vigore dal 1 gennaio e che varrà per tre anni, ha cominciato a produrre qualche risultato visibile. E’ cresciuto il numero delle stabilizzazioni ed è stato registrato un po’ di posti di lavoro in più. Come ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “sono dati ancora iniziali. E bisogna prenderli con cautela. Però sono dati che incoraggiano la fiducia, cosa essenziale".

Un’altra cosa è cantare vittoria. Soprattutto, cantare vittoria sul jobs act, in vigore solo dal 7 marzo scorso. Come ha spiegato Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera, "i dati di marzo relativi alle comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro indicano un saldo attivo di 92.000 occupati nella differenza tra assunzioni e cessazioni. Finalmente un primo dato attendibile che non si limita a comunicare soltanto il numero dei nuovi assunti come fatto in precedenza". "Noi – ha però precisato Damiano, ex ministro del Lavoro e che conosce bene tutti i meccanismi delle rilevazioni in tema di occupazione - continuiamo a ritenere più opportuno aspettare il consuntivo dell'Istat relativo all'andamento del mercato del lavoro nel primo semestre dell'anno, per avere un quadro veritiero e non propagandistico della situazione, sapendo che il vero indicatore di buona occupazione è dato dal tasso di attività”, cioè dal rapporto tra il numero delle persone occupate o che cercano lavoro e la popolazione in età da lavoro.  

Per capire meglio che cosa stia accadendo davvero è opportuno vedere i dati e “leggerli” nel contesto e con qualche informazione aggiuntiva.

Secondo le rilevazioni provvisorie del ministero del Lavoro (al netto della Pubblica Amministrazione e delle colf), nel mese di marzo il numero di nuovi contratti attivati è stato pari a 641.572. Il numero delle cessazioni dei rapporti di lavoro è stato pari nello stesso mese a 549.273. La differenza è di 92.299 unità. Per avere un’idea e contestualizzare il dato in una visione storica, basta vedere che cosa è accaduto nel marzo dello scorso anno: 620.032 nuovi contratti, 558.366 cessazioni, con una differenza in positivo di 61.666 unità in più. Sicuramente i dati provvisori segnalano un’accelerazione positiva. Ma non è che lo scorso anno gli italiani si sono messi a danzare in giro tondo per i 61 mila posti in più di marzo.

Più interessante è invece la scomposizione dei numeri complessivi. Lo sgravio contributivo, che vale solo per i contratti a tempo indeterminato e che fa costare ogni anno, fino al 2017,fino a 8 mila euro in meno un lavoratore, ha prodotto uno spostamento significativo verso la stabilizzazione. A marzo, i contratti a tempo indeterminato sono stati 162.498 contro i 108.647 dello scorso anno, mentre le cessazioni di rapporti di lavoro dello stesso tipo sono state 131.128 contro le 144.839. E’ calato in modo significativo invece il numero dei contratti a tempo determinato (381.234 contro i 395.000 del marzo 2014) e soprattutto la quantità dei contratti di collaborazione (36.460 contro i 48.491 dello scorso anno). Purtroppo, come ha fatto notare sempre Cesare Damiano, a calare è stato anche il numero dei contratti di apprendistato, sceso a quota 16.844 dai 21.037 del marzo 2014.

Non a caso, questo è l’aspetto che viene messo in luce dallo stesso responsabile economico del Pd, Filippo Taddei:” I dati relativi alle comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro evidenziano come avanzi il lavoro stabile nel settore privato nel raffronto tra marzo 2015 e lo stesso mese del 2014”.

Sugli effetti del jobs act, invece, e sul contratto a tutele crescenti, qualunque sia il giudizio, è davvero troppo presto per dire qualcosa.

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