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Le banche italiane fanno pagare il credito a famiglie e imprese il 2 per cento in più del resto d'Europa

18/07/2014
Il tasso di interesse effettivo in Italia è cresciuto il 2 per cento più che nel resto d’Europa. E le imprese hanno pagato in media l’1,3 per cento in più.

Nessuno può dire in anticipo se gli interventi decisi e annunciati dalla Banca centrale europea riusciranno a scalfire l’atteggiamento delle banche italiane. Quel che invece è già certo è che concedono crediti con il contagocce e fanno pagare il credito a famiglie e imprese molto di più che negli altri paesi europei.

Basti pensare ai dati contenuti nell’ultima relazione della Banca d’Italia. Il tasso di interesse effettivo in Italia è cresciuto il 2 per cento più che nel resto d’Europa. E le imprese hanno pagato in media l’1,3 per cento in più.

Mutui. Nel confronto con gli altri Paesi gli spread applicati dalle banche rispetto ai tassi presi a riferimento - Euribor e Irs - rimangono piuttosto alti, in particolare per i contratti a tasso fisso: lo scorso marzo erano al 2,8 per cento, il doppio rispetto all`area dell`euro, cioè l`1,4 per cento in più. Che non è poco su un tasso che in Italia si aggira di poco sotto al 5 per cento. Il divario è invece più basso, meno di mezzo punto, lo 0,4, per il mutuo a tasso variabile che rappresenta il 78 per cento del totale dei contratti nel 2013.

Credito al consumo. Ancora più alto per gli italiani è il costo dei prestiti personali e del credito al consumo: il tasso di interesse effettivo è aumentato quest`anno al 9,5 per cento, circa ii 2 per cento in più del resto di Eurolandia.I tassi di interesse applicati dalle banche italiane sui nuovi prestiti, pari nella media al 3,5 per cento, si mantengono più alti di quelli, per esempio, della Germania e della Francia di circa l`1,2-1,3 per cento, secondo le rilevazioni relative a marzo 2014. All`interno di questa media il divario è più marcato per i prestiti di minore importo e può variare anche di molto per quelli a breve termine o per le aziende con bilanci meno equilibrati, obbligate a pagare anche 240 punti base in più delle aziende più solide.

Contrazione del credito. L`inasprimento delle condizioni si è poi accompagnato ad una forte riduzione dei finanziamenti concessi alle imprese che nel 2013 è stata pari al 5 per cento, con un`attenuazione nei primi mesi di quest`anno (-4,2 a marzo).

Le banche si difendono così. Le aziende di credito giustificano questi dati da un lato con la diversità della situazione italiana (come per lo spread Btp-Bund) e dall’altro con il timore di non vedersi rimborsare i prestiti: l`ammontare di finanziamenti deteriorati, cioè di difficile rientro, pari a 239 miliardi, ha raggiunto il 25,9 per cento del totale a marzo del 2014. Complessivamente, a fine 2013, il credito bancario a famiglie e imprese superava 1.400 miliardi di euro, pari al 91 per cento del Prodotto interno lordo.

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