
Far cresce l’occupazione si può, anche senza sposare il modello liberista, penalizzante per i dipendenti. Al contrario: è un obiettivo che si può ottenere, se si persegue un modello in cui la solidarietà e la cooperazione, la condivisione e la democrazia economica convivono tranquillamente. A dimostrarlo, numeri alla mano, è il mondo delle cooperative, che complessivamente rappresenta quasi l’otto per cento del Pil italiano e che recentemente ha presentato dati a dir poco confortanti, soprattutto se messi a confronto con i problemi degli ultimi anni e la lentezza e la farraginosità con le quali l’economia tradizionale si sta rimettendo in cammino dopo la durissima crisi del periodo 2007-2014.
L’ultima testimonianza di questo dato di fatto è arrivata con la trentanovesima assemblea nazionale delle Confcooperative, l’ala bianca dell’Alleanza delle cooperative italiane, tenutasi a Roma mercoledì 4 maggio.
Maurizio Gardini, presidente della confederazione (leggere la relazione integrale in allegato), ha fornito dati incontrovertibili. Negli anni della lunga crisi, in cui l'occupazione è calata del 2,4 per cento, il mondo Confcooperative, che rappresenta 19 mila imprese con 66 miliardi di euro di fatturato, ha creato 48 mila posti di lavoro (da 480.253 occupati a 528.780 del 2015), facendo registrare una crescita dell’occupazione pari al 10,1 per cento. Non solo. Le cooperative, come ha sottolineato Gardini nella sua relazione, sono un valido "ascensore sociale per donne, giovani e stranieri: le donne sono il 60,8 per cento degli occupati nelle nostre cooperative e il 26,3 della governance delle nostre imprese (è il 16 nelle altre forme societarie), gli stranieri sono il 15 degli occupati complessivi; i giovani, in una nostra cooperativa su tre c'è almeno un under 35".
L’occupazione è cresciuta insieme al fatturato, a dimostrazione che per fare affari non è necessario adeguarsi al ribasso nel trattamento delle maestranze: il fatturato del 2015 è stato di 66 miliardi di euro, dei quali 5,9 arrivano dall'export, con un aumento del 43 per cento rispetto agli anni precrisi: sono 800 le cooperative che esportano abitualmente e sono concentrate principalmente nell'agroalimentare: Centro Nord Europa, Usa, Canada, Cina, Giappone e Australia le principali destinazioni. In particolare, le imprese associate a Confcooperative rappresentano il 20 per cento della produzione agroalimentare italiana, erogano servizi di Welfare a circa sei milioni di persone e rappresentano il 14,8 per cento degli sportelli bancari del Paese attraverso le Banche ci credito cooperativo (che erogano il 22,4 per cento del credito agli artigiani e il 18,6 per cento del credito alle imprese dell’agroindustria).
Tra le proposte presentate da Gardini nella sua relazione ha spiccato quella relativa alla cosiddetta staffetta generazionale, con la quale Confcooperative ha dimostrato come le imprese della cooperazione siano in grado di dare un contributo vero senza dover aspettare per forza denaro pubblico: la staffetta generazionale si può avviare, dando un sostegno all’occupazione giovanile. “Da imprenditore – ha detto Gardini – utilizzerei la flessibilità in uscita per promuovere la staffetta generazionale, al punto da pagare cash e anticipato per dieci anni la differenza tra la pensione piena e quella penalizzata per chi è andato in pensione. Soluzione che accontenterebbe il lavoratore in uscita, lo Stato in un ottica di medio lungo periodo e i giovani che darebbero maggiore competitività alle imprese, darebbero una spinta ai consumi e verserebbero tasse e contributi previdenziali”.
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