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Le ultime rilevazioni Istat e Inps, lette insieme, certificano tutta la problematicità dell'eredità dei mille giorni del governo Renzi

24/02/2017
In allegato i documenti Istat su prezzi al consumo, vendite al dettaglio, fatturato e ordinativi dell'industria, fiducia dei consumatori e delle imprese, e i dati Inps sui contratti di lavoro.

L’eredità dei mille giorni del governo Renzi appare in tutta la sua problematicità alla luce degli ultimi dati Istat e Inps. Nonostante la montagna di miliardi investiti in bonus, sovvenzioni, sgravi fiscali, nella speranza di alimentare un risveglio della domanda interna, tutti gli indicatori segnalano che l’economia interna stenta a rimettersi in moto in maniera vigorosa e che le note positive, laddove ci sono, derivano o da sovvenzioni o da domanda estera. In allegato i testi integrali dell’Istat sui prezzi al consumo, sulla fiducia dei consumatori e delle imprese, sul fatturato e gli ordinativi dell’industria, e i dati Inps sul lavoro.

L’Istat certifica in particolare che i prezzi al consumo crescono ma a causa della spinta dei prodotti energetici e dei beni alimentari (neve, gelo, terremoto). Quindi non in conseguenza di una forte accelerazione dell’economia. “Nel mese di gennaio 2017, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell’1,0% nei confronti di gennaio 2016 (la stima preliminare era +0,9%), mostrando segni di accelerazione (era +0,5% a dicembre). Il rialzo dell’inflazione è dovuto alle componenti merceologiche i cui prezzi presentano maggiore volatilità. Si tratta in particolare della netta accelerazione della crescita tendenziale dei Beni energetici non regolamentati (+9,0%, da +2,4% del mese precedente) e degli Alimentari non lavorati (+5,3%, era +1,8% a dicembre), cui si aggiunge il ridimensionamento della flessione dei prezzi degli Energetici regolamentati (-2,8%, da -5,8%)”.

Sempre l’Istat mette in luce che fatturato e ordinativi dell’industria chiudono in positivo, ma con un saldo che è composto da una forte componente estera e da una debole componente interna. Così vale anche per le vendite al dettaglio. “A dicembre 2016 si registra una flessione generalizzata delle vendite al dettaglio. Complessivamente, rispetto al mese precedente si rileva un calo dello 0,5% in valore e dello 0,7% in volume”. Sono andamenti che spiegano anche come mai la fiducia dei consumatori stenti a decollare mentre si possa registrare una positiva aspettativa da parte delle imprese.

Infine, le ultime rilevazioni dell’Inps confermano, semmai ve ne fosse stato bisogno dopo mesi e mesi di prove, che cresce il numero dei posti di lavoro in collegamento con la debole e stentata ripresa dell’economia, ma man mano che passa il tempo frena la crescita dei contratti a tempo indeterminato in diretto rapporto con il venir meno degli sgravi contributivi: “Il saldo dei contratti a tempo indeterminato – scrivono i tecnici dell’Inps- risulta comunque positivo e pari a +83.000 (sommato al saldo 2015, +934.000, evidenzia un incremento delle posizioni di lavoro a tempo indeterminato attorno al milione). Al risultato di fine anno ha concorso significativamente l’elevato livello di trasformazioni di rapporti a termine indotto, a dicembre (92.000; 379.000 nell’intero 2016), dalla fine dell’esonero contributivo biennale e delle incentivazioni per i lavoratori in lista di mobilità”.

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