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Le utility potranno continuare ad essere centrali solo se riusciranno a trasformarsi in maniera radicale.

06/08/2014
Sul medio e lungo periodo si rafforzeranno sicuramente altri attori e ne compariranno di nuovi. Ai milioni di consumatori-produttori si affiancheranno, per esempio, i gestori dei “virtual power plants” che rappresentano l’aggregazione di una serie di impianti di produzione elettrica, di sistemi ad accumulo e del governo della domanda.

Il nostro modello di business si sta disintegrando: siamo di fronte alla peggiore crisi strutturale della storia. Abbiamo commesso degli errori. Siamo entrati tardi nel mercato delle rinnovabili, forse troppo tardi” chi parla è Peter Terium, Amministratore di RWE, la seconda utility tedesca che nel 2013, per la prima volta in 60 anni, ha registrato forti perdite.

Non è il solo a fare autocritica, anche se molti suoi colleghi preferiscono ancora prendersela con le fonti rinnovabili arrivate a mettere i crisi fatturati e strategie.

E’ interessante allora vedere come nel tempo sia cambiata nel tempo la percezione da parte dellesocietà elettriche del ruolo delle energie pulite.

Schematicamente possiamo considerare tre fasi. La prima, che potremmo definire del “ciondolo d’oro”, caratterizza il momento in cui, una ventina di anni fa,  le rinnovabili si sono affacciate alla ribalta. Allora rappresentavano una opzione del tutto marginale ma erano ammantate di grande fascino e godevano di un indiscusso sostegno da parte dell’opinione pubblica. Alcuni grandi gruppi realizzarono degli impianti dimostrativi come dei gioielli da esibire, senza però attribuire loro alcuna valenza strategica. Non insidiavano minimamente il business energetico e potevano essere utili in termini di immagine.

La centrale fotovoltaica di Serre da 3,3 MW, una delle più grandi del mondo all’epoca,  venne completata dall’Enel nel 1995 dopo l’esito del primo referendum sull’atomo, in una fase nella quale la società cercava di ridefinire la propria strategia energetica tra gas e carbone.

La seconda fase è quella che possiamo definire del “cavallo bianco”. Le rinnovabili si sono ormai fatte le ossa e rappresentano una lucrosa attività di business grazie al sostegno economico presente in alcuni paesi. Diversi grandi operatori energetici decidono di inserire nel loro portafoglio le tecnologie verdi come opzione vincente in termini di fatturato. Un cavallo bianco che viene inserito nelle quadrighe per accelerare la corsa e contemporaneamente per migliorare il look delle società. Questa è l’attuale situazione di molti operatori. In alcuni casi, anzi, il cavallo bianco è l’unico che tira (aumentando gli utili delle società) mentre gli altri sono fiaccati (impianti che operano per poche ore).

E arriviamo infine alla fase attuale che chiameremo “Kodak-ATT”, nella quale l’evoluzione tumultuosa delle energie verdi mette in forte difficoltà i produttori termoelettrici. Per alcuni, meno avveduti, c’è il rischio dell’uscita dal mercato come è successo con le pellicole fotografiche spazzate via dalla comparsa della fotografia digitale. Altre utility cercano di trasformare radicalmente il loro modello di business, analogamente a quanto fatto nel recente passato dal colosso ATT, nell’ambito dei cambiamenti che hanno investito le società di telecomunicazione. L’esito finale non è scontato.

Al mondo delle rinnovabili si può efficacemente applicare una espressione di Gandhi: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci”.

In effetti, fino agli Novanta del secolo scorso le nuove energie verdi non comparivano neanche nelle statistiche energetiche, nel decennio successivo l’atteggiamento prevalente era di sufficienza e curiosità interessata, mentre la fase attuale si caratterizza dalla preoccupazione che arriva in molti casi allo scontro.  Nel suo ultimo libro “Imperativo energetico: 100% rinnovabile ora!”, Herman Scheer aveva anticipato in modo estremamente lucido i rapporti conflittuali che si sarebbero determinati tra le utilities e le tecnologie verdi, dichiarandosi assolutamente scettico su di un loro coinvolgimento “Poiché il cambiamento energetico deve avvenire rapidamente, non può dipendere da coloro che hanno un interesse economico a rallentarlo”.

Il futuro lo vedremo, ma l’esito gandhiano appare il più probabile. Le rinnovabili saranno infatti il cuore del nuovo sistema elettrico in molti paesi entro una ventina di anni. Le utility dovranno garantire potenza di base e flessibilità al sistema, ma potranno continuare ad essere centrali sono se riusciranno a trasformarsi in maniera radicale. Sul medio e lungo periodo si rafforzeranno sicuramente altri attori e ne compariranno di nuovi. Ai milioni di consumatori-produttori si affiancheranno, per esempio, i gestori dei “virtual power plants” che rappresentano l’aggregazione di una serie di impianti di produzione elettrica (ad esempio: una centrale a ciclo combinato, un parco eolico, un migliaio di impianti fotovoltaici), di sistemi ad accumulo e del governo della domanda (ad esempio, il contatore elettronico che, in rapporto alle esigenze della rete, regola il funzionamento del frigorifero). In questo modo, grazie a modelli previsionali della domanda e dell’offerta, è possibile interfacciarsi in maniera intelligente sul mercato come se ci fosse un solo impianto a fornire energia alla rete.

La logica dei Virtual Power Plant è stata testata in Germania dalla RWE e da Siemens, che attraverso l’uso sofisticato di tecnologie informatiche gestiscono un cluster di impianti da 300 MW.

Insomma, il comparto elettrico ha iniziato un percorso che porterà a profonde modifiche tecnologiche e normative, farà emergere nuovi attori, trasformerà le strategie degli esistenti.

Il nostro paese è in prima fila in questo cambiamento e dovrà approntare innovazioni a livello di software e di hardware, modifiche gestionali e regolatorie, facendoci accumulare un’esperienza e un know how di frontiera che potremo poi esportare a livello internazionale.

 

 

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