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Legacoop a congresso. Lusetti: "Resistiamo e progrediamo se rispettiamo i nostri valori, perdiamo se ci omologhiamo"

05/12/2014
Due sono le sfide importanti che abbiamo di fronte. La prima riguarda il riposizionamento strategico delle imprese cooperative rispetto all'evoluzione e al cambiamento dell'economia. La seconda riguarda il processo appena avviato di integrazione dell'Alleanza delle cooperative italiane.

“Il 21 dicembre ricorre l’anniversario numero 170 dalla nascita della prima, vera cooperativa, quella fondata da alcuni operai tessili a Rochdale, nei sobborghi di Manhcester. Ci vorranno altri dieci anni, perché nel 1854 nascesse la prima coop italiana, il Magazzino di Previdenza, a Torino. Molto tempo è trascorso da allora. Ci sono stati cambiamenti. Sono passati e tramontati governi e partiti. Ci sono state due rivoluzioni industriali e due guerre mondiali. Noi siamo ancora qui. E lo dobbiamo al nostro sistema di valori”.  Mauro Lusetti, presidente della Lega delle cooperative e dell’Alleanza delle cooperative italiane, ha girato tutta l’Italia per partecipare ai diversi appuntamenti preparativi del 39° congresso nazionale della Lega delle cooperative svoltosi a Roma, dal 16 al 18 dicembre, con lo slogan “Fare l’impresa del nuovo millennio”. Ed è fermamente convinto che diverse caratteristiche dell’impresa cooperativa vadano adeguati alle nuove condizioni dell’economia e dell’evoluzione tecnologica e sociale, ma anche che le sfide del futuro possano essere affrontate e vinte solo se, nell’adeguarsi al cambiamento, non si tradiscono i valori di fondo che hanno fatto grande il movimento cooperativo.

Struttura finanziaria, dimensione delle imprese, globalizzazione dei mercati. Quali sono le sfide più importanti di fronte al mondo delle cooperative?

Due sono le sfide importanti che abbiamo di fronte. La prima riguarda il riposizionamento strategico delle imprese cooperative rispetto all'evoluzione e al cambiamento dell'economia. La seconda riguarda il processo appena avviato di integrazione dell'Alleanza delle cooperative italiane.

La struttura dell’economia è cambiato in modo radicale e altrettanto è destinato a cambiare nei prossimi anni. Basti pensare all’importanza della finanza rispetto all’economia reale o alla lunga, lunghissima crisi, di cui ancora si stenta a vedere la fine. Resisteranno le cooperative?

Come ho detto sono 170 anni dalla cooperativa di  Rochdale. Reggiamo e resistiamo da 170 anni. Certo ci sono anche difficoltà, qualche fallimento, ma non appannano il nostro sistema valoriale. Anzi la storia di tutti questi anni dimostra che resistiamo e progrediamo se rispettiamo i nostri valori e perdiamo se ci omologhiamo. La brutta vicenda romana, di cui parlano tutti i giornali, dimostra proprio questo.

Farete una battaglia specifica contro l’illegalità?

E’ già una delle nostre priorità, che sono essenzialmente due: la lotta a tutto campo contro ogni forma di illegalità, che noi dobbiamo mettere in campo combattendo le false coop e sostenendo l'attività delle cooperative che gestiscono i beni sequestrati alle mafie. E un riassetto associativo volto a rendere sostenibile il sistema della rappresentanza e a semplificare i nostri processi decisionali e di democrazia interna.

Torniamo all’economia e alla sfida del cambiamento. Il movimento cooperativo ha accusato meno la crisi delle imprese tradizionali, salvaguardando l’occupazione. Sarà così anche in futuro?

La crisi l'abbiamo attraversata con impatti minori rispetto al resto dell'economia di mercato, ma anche noi l'abbiamo sentita, eccome se la sentiamo.

E come pensate di risolvere il problema della capitalizzazione in un mondo in cui la finanza pervade ormai ogni attività? La trasmissione del patrimonio accumulato tra generazioni ha consentito finora di reggere il confronto. Alcune grandi cooperative hanno però sentito la necessità di trovare risorse fresche sul mercato. Lo faranno anche le altre?

L'intergenerazionalita ci ha aiutato e ci aiuta ad avere una visione sui tempi lunghi. Ma da sola non basta. Per vincere la sfida del riposizionamento rispetto al mutamento dell'economia, per vincere la sfida della crescita e della concorrenza abbiamo bisogno di rinnovare anche gli strumenti finanziari. Dobbiamo avere la capacità di intercettare con adeguati progetti per esempio i fondi fra strutturali europei.

Ma si moltiplicheranno i casi di ricorso diretto al mercato?

Naturalmente alcune grandi cooperative possono anche presentarsi da sole e trovare una soluzione ai problemi finanziari sul mercato. Ma anche loro non sono nate grandi. Ci sono numerose medie cooperative che avrebbero tutte le possibilità di vincere la sfida della qualità e della competitività sul mercato, se messe in condizione di farlo. In questi casi è fondamentale che vi siano strumenti di sistema, strumenti che il movimento cooperativo nel suo insieme può rendere praticabili anche per quelle imprese che da sole non avrebbero la forza di farlo. Questa visione solidale è una delle nostre caratteristiche, uno dei nostri valori.

E come verrà affrontato il problema della dimensione in un mondo in cui dominano colossi transnazionali? Per reggere la sfida del futuro sarà importante anche avere una dimensione adeguata. Questo significa che dovremo creare le condizioni per favorire favorire aggregazioni, fusioni, incorporazioni, la costruzione di reti di impresa, assetti consortili. È un lavoro che tutti insieme possiamo mettere in campo perché poi ciascuna impresa del movimento cooperativo possa competere al meglio sul mercato. Ma senza perdere la nostra bussola, senza omologarci. Perché, lo ripeto, la storia di tutti questi anni dimostra che resistiamo e progrediamo se rispettiamo e continuiamo a incarnare nel nostro lavoro i nostri valori e invece perdiamo se ci omologhiamo.

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