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Via libera al Def. Ma le audizioni di Bankitalia, Corte conti, Upb, Istat, enti locali e parti sociali hanno messo in luce rischi e debolezze.

19/04/2016
In allegato i testi integrali delle audizioni di Bankitalia, Corte conti, Upb, Servizio studi della Camera, Conferenza delle Regioni, Anci, Cgil, Cisl, Uil, Rete Imprese, la nota congiunturale di Confindustria, Sbilanciamoci. L'Istat (link all'intervento del presidente): senza una spinta non si raggiunge nemmeno la crescita dell'1,2 per cento nel 2016. Padoan difende i conti (link al video dell'intervento del ministro).

Il Parlamento ha deto il via libera al Def. Ma restano gli allarmi lanciati da diverse istituzioni e istituti di ricerca su rischi e debolezze delle previsioni messe a punto dal governo.

Rischi per la crescita: tutto il mondo sta rallentando, l’Italia anche di più, e molti fattori di crisi potrebbero intervenire, dal terrorismo all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, dal flusso delle immigrazioni alle oscillazioni dei mercati finanziari. In ogni caso è ben difficile (lo dice l'Istat come si può sentire nel link video con tutte le audizioni alla Camera http://webtv.camera.it/evento/9317 ) che senza un'ulteriore spinta si raggiunga anche l'1,2 per cento previsto dal governo, dopo un taglio delle previsioni più ottimistiche fatte in autunno.

Rischi per il debito: se la crescita non raggiunge dimensioni più robuste, e se non raggiunge l’obiettivo fissato nel Documento di economia e finanza, invece di cominciare a ridursi il rapporto tra Prodotto interno lordo e debito resterà elevato (Bankitalia dixit). Rischi per la stabilità dei comuni e delle Regioni, perché i tagli già previsti produrranno problemi concreti e che toccano la carne viva dei cittadini. Altri tagli non sarebbero sopportabili. Rischi per le relazioni sociali, in particolare per le relazioni tra imprese e dipendenti, perché il governo ha espresso in modo chiaro la decisione di voler regolare dall’esterno la vita sindacale e le relazioni contrattuali.

Ecco in estrema sintesi il senso di alcune tra le numerose audizioni svolte dal Parlamento in vista del parere da esprimere sul Documento di economia e finanza scritto e presentato dal governo: diversi segnali di allarme, perché le previsioni del Def sono sul filo del rasoio, presuppongono risultati notevoli rispetto alla situazione data, nonostante il fatto che gli obiettivi in sé risultano modesti, e prefigurano alcune scelte non condivise. Basti pensare in proposito alla crescita dell’1,2 per cento in termini reali prevista per il 2016. O all’idea di mettere regole per legge alla contrattazione tra le parti sociali.

Il confronto sul che fare sarà difficile: trovate le risorse per evitare che scattino le clausole di sicurezza (aumento dell’Iva), si dovranno tagliare le imposte alle imprese, ridurre le imposte che gravano sul lavoro, ridurre le imposte sui redditi dei pensionati, fare investimenti (e quali, al Nord, al Sud, al Centro), investire in politica industriale, riservare somme per garantire la flessibilità in uscita per i pensionandi o mantenere in vita un sistema sanitario degno della tradizione europea? E con quali iniziative, a favore di quali cittadini, con quali fondi, eventualmente con quali sacrifici, e per chi? Quel che caratterizzerà l’azione di politica economica sarà insomma il mix adottato tra le diverse esigenze (e i diversi interessi in gioco). Tagliare le tasse riducendo il welfare, in particolare la sanità, sarebbe - tanto per fare un esempio - una redistribuzione al contrario, a sfavore dei più deboli. Non fare investimenti sarebbe come tarpare le ali alla ripresa.   

Per ora il governo ha indicato le grandezze all’interno delle quali intende muoversi e qualche scelta di direzione (per esempio sulle relazioni industriali o l’assenza di fatto di indicazioni per il rilancio del Mezzogiorno). Dalle audizioni della Banca d’Italia, della Corte dei conti, dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, dell’Anci, delle Regioni, dei sindacati e della Confindustria sono emersi molte richieste, ma anche dubbi e contrarietà.  

In allegato si possono legge alcuni documenti integrali relativi alle audizioni. E’ una lettura impegnativa, naturalmente, dato l’argomento, ma importante per capire dove siamo e dove stiamo andando come Paese.

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