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Liberalizzazioni, una chimera?

25/02/2016
La petizione Liberalizziamoci – promossa da Conad, dalla Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane e dall’associazione consumeristica Altroconsumo – ha già raccolto oltre 100 mila firme chiedendo la liberalizzazione della fascia C nell’interesse dei pazienti, dei farmacisti di parafarmacia, degli operatori e di un Paese che ha bisogno di crescere, di creare posti di lavoro e di progredire, abbandonando logiche che antepongono l’interesse di pochi ai diritti di molti

Sempre lì, a portata di mano; eppure sfuggenti. Le liberalizzazioni sono un treno lento, in ritardo ad ogni stazione, un treno che non sa più quale sia la stazione di arrivo; una riforma scomoda per tanti, ma non per i cittadini, non per l’Italia.

La sfida vera è rendere moderno questo Paese, innovare, creare occupazione. Le liberalizzazioni sono uno strumento che danno risposte concrete ai bisogni dei cittadini.

La crisi che ha reso tante famiglie sempre più deboli e povere non può essere minimizzata né nascosta sotto il tappeto. I numeri della povertà sono impressionanti: in Italia ci sono 4,1 milioni di persone che vivono in povertà assoluta. Quattro italiani su cento hanno rinunciato a curarsi perché non sono più in grado di acquistare un farmaco o pagare una visita. Non basta: una persona su quattro è in crisi per i costi della salute e una su dieci è stata costretta a indebitarsi per potersi curare. I 444 euro che un cittadino spende all’anno per curarsi crollano a soli 69 euro per chi è povero e 52 di questi servono per l’acquisto dei farmaci (fonte: Fondazione Banco Farmaceutico, 2014).

Che Stato è quello che disinveste sulla salute dei cittadini anziché agire sui centri di costo, sullo sperpero, sulla sperequazione tra chi può permettersi le cure sanitarie e chi deve ricorrere al Banco farmaceutico o alla Caritas e ad altri enti caritatevoli per acquistare un medicinale?

La copertura delle spese sanitarie è un tema fortemente critico per il Ssn, ma lo è anche per cittadini: per soddisfare il bisogno di salute in termini di prestazioni sanitarie lo Stato spende 111 miliardi di euro all’anno, il 7 per cento del Pil (fonte: Istat). Ma cresce il numero dei cittadini che rinunciano a curarsi e sono in crisi per i costi della salute…

Un aiuto potrebbe venire dalla liberalizzazione dei farmaci di fascia C, a totale carico di chi li acquista: consentendone la vendita anche nelle parafarmacie porterebbero benefici economici notevoli, senza per questo incentivare i consumi. Chi mai acquisterebbe più farmaci solo perché nella parafarmacia costano meno rispetto alla farmacia? E’ lo stesso timore alimentato quando fu liberalizzata la vendita di farmaci senza ricetta medica. I dati indicano che si trattava di un timore irrazionale, alimentato da lobby che vedevano messo in discussione il proprio monopolio.

Senza dimenticare che nella parafarmacia opera un farmacista, in nulla diverso da quello della farmacia. Una tutela per la salute del cittadino.

Le liberalizzazioni sono una riforma “scomoda”: se ne parla molto, ma si fa poco e quando si fa quel poco accade che venga fatto al contrario.

Liberalizzare i mercati significa, invece, introdurre elementi di competitività e razionalizzazione che vanno prima di tutto nella direzione di dare risposte ai bisogni emergenti dei cittadini. Cittadini sempre più in difficoltà, non bisogna dimenticarlo, che si misurano quotidianamente con una burocrazia imperante e ottusa.

Liberalizzare è uno stimolo per aumentare la competizione, l’innovazione, la qualità dei servizi e ridurre i prezzi. Per produrre benefici per i cittadini e non per quelle lobby che ostacolano i processi riformisti del Paese. 

Occorrono misure che alimentino la competizione, che portino a un abbassamento dei costi della sanità così come dei carburanti, delle assicurazioni, dell’energia, delle telecomunicazioni – … e si potrebbe continuare a lungo – a costo zero per le casse dello Stato e per le finanze delle Regioni. Misure che diano un segnale al Paese e ai cittadini.

Le liberalizzazioni stanno forse diventando la chimera della mitologia greca che incarnava le forze distruttrici dei vulcani e delle peggiori tempeste? Sono una fantasticheria, un sogno, un’utopia? O espressione di convenienza politica, di consenso, di lobby?

L’auspicio è che possano invece essere lo strumento che meglio difende il cittadino dalle prepotenze di mercati monopolistici. Uno strumento in mano a quelle forze che sono più attente ai problemi sociali, che pensano e agiscono da autentici riformisti.

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