
Chiuso il sipario sul 71° Festival del Cinema di Venezia, prende il via in questi giorni il Roma Fiction Fest, giunto alla sua ottava edizione, che si conferma un evento importante nel panorama dell’audiovisivo italiano. Mancano poi solo poche settimane all’inizio del Festival del Cinema di Roma, previsto a metà ottobre. Tutte occasioni importanti queste, anche per fare il punto su uno dei settori fondamentali della industria italiana. L’audiovisivo (definizione che ormai fa fatica a contenere tutti i mestieri che ne fanno parte) è, infatti, tra i principali fattori di crescita economica, tecnologica e culturale e può rappresentare un magnifico strumento di promozione e rilancio del nostro paese, anche sulla scena internazionale. Questo comparto si trova ad affrontare in questa fase due aspetti anche contraddittori: da un lato vede perdere fette di mercato, come accaduto d’altronde in questi anni di crisi anche ad altri settori industriali; dall’altro lato però è un settore in piena mutazione, sia dal punto di vista dell’innovazione tecnologica, sia dal punto di vista dei player, con l’entrata in campo delle web company e delle tech industries che lo pone, se si colgono le grandi opportunità, ai primi posti della classifica dei consumi mediali. Si tenga conto inoltre che il lavoro nell’audiovisivo ha delle caratteristiche peculiari come l'intermittenza e la precarietà (vedi l’articolo di Andrea Piersanti del 4 settembre su www.ilcampodelleidee.it) con conseguenze importanti in campo contributivoe figure molto specializzate che dovrebbe spingere il legislatore a intervenire in modo deciso. Una filiera, insomma, che andrebbe monitorata e seguita con maggiore attenzione, se si vuole davvero cambiare verso anche alle politiche per la crescita. Pare lo abbiano compreso le regioni e gli enti locali, che da alcuni anni credono con determinazione nel settore, attraverso leggi regionali ad hoc, maggiori fondi messi a disposizione dei protagonisti, la centralità sempre maggiore delle Film Commission. L’obiettivo è quello di allargare e facilitare l’accesso ai finanziamenti regionali, al fine di mettere il maggior numero di imprenditori e autori in condizione di produrre opere audiovisive, con particolare attenzione ai linguaggi innovativi, al ricambio generazionale, alla sperimentazione, attrarre gli investimenti degli operatori sui propri territori con esiti positivi nel marketing territoriale. Basti pensare, ad esempio, a produzioni cinematografiche o a fiction tv anche recenti comeBasilicata coast to coast , la serie di Don Matteo e a quella del Commissario Montalbano che hanno prodotto in questi anni un vero e proprio turismo dell’audiovisivo.
Altro si sta facendo nel settore a livello locale. La regione Lazio (che vede sul proprio territorio la più alta presenza di imprese dell’audiovisivo che ne fanno la seconda industria della regione), con la Giunta Zingaretti, dopo aver modificato e migliorato la legge regionale del 2012, ha prodotto un documento triennale e un programma operativo annuale (nel luglio 2014) destinati a “favorire e sostenere l’attività cinematografica e audiovisiva, la crescita dell’imprenditoria, l’occupazione, in particolare quella giovanile, la qualità del lavoro, la formazione e qualificazione professionale, nonché l’integrazione tra formazione e lavoro nel settore cinematografico e audiovisivo; favorire e sostenere le attività di promozione ed internazionalizzazione delle imprese, delle opere cinematografiche e audiovisive, del patrimonio cinematografico regionale artistico e professionale; sostenere progetti di promozione del cinema e dell’audiovisivo realizzati senza finalità di lucro, proposti da associazioni culturali, fondazioni, istituzioni, aziende che operano nel settore del cinema, dell’audiovisivo e dell’editoria, cineteche o mediateche; sostenere lo sviluppo dell’innovazione tecnologica e incentivare la modernizzazione del settore, quale rilevante strumento sia per lo sviluppo socio-economico e la crescita della competitività del settore sia per la ricerca, lo sviluppo e la sperimentazione di nuovi linguaggi; monitoraggio di tutte le manifestazioni destinatarie di sostegno regionale e locale, sia attraverso verifiche durante l’evento, sia a posteriori, confrontando i risultati attesi con quelli effettivamente conseguiti, a cui verrà correlata la quota parte di risorse assegnate. Tutte le modalità presuppongono un’identificazione chiara, precisa e misurabile degli obiettivi perseguiti”. Sono tante le regioni ad aver adottato una legge sull’audiovisivo. L’ultima ad averlo fatto è stata l’Emilia Romagna, che in una delle ultime sedute della Giunta Errani, a fine luglio, ha licenziato una legge sostenuta con 2 milioni e mezzo circa di euro all’anno.
Nuovi importanti sostegni sono arrivati anche dal Decreto Cultura presentato dal ministro Franceschini e approvato definitivamente dal Parlamento alcune settimane fa. In particolare si estendono da centodieci a centoquindici milioni i tax credit agli audiovisivi, aumenta fino a dieci milioni di euro il tetto per ciascun impresa per il tax credit ai film stranieri girati in Italia, e si prevedeno agevolazioni per la ristrutturazione delle piccole sale cinematografiche. Misure che hanno prodotto apprezzamenti dei protagonisti dell’industria audiovisiva.
Non manca nemmeno l’impegno dell’Unione Europea che sta provando a integrare le politiche dei singoli stati, attraverso i fondi comunitari e dei progetti ad hoc, come Europa Creativa, la quinta generazione dei programmi di finanziamento dell'UE a sostegno dei settori culturali e creativi. Il programma, che ha preso il via il 1°gennaio di quest’anno, dispone di un bilancio di quasi 1,5 miliardi di Euro per il periodo 2014-2020 e ne destinerà almeno il 56% al sottoprogramma MEDIA. La Commissione Ue ci fornisce anche alcuni dati che contribuiscono a farci capire meglio lo stato dell’arte. Le sovvenzioni erogate ogni anno a sostegno dell'industria audiovisiva europea dai fondi europei per il cinema ammontano a 2,1 miliardi diEuro (fonte: Osservatorio europeo dell'audiovisivo, Public Funding for Film and Audiovisual Works in Europe). In questa cifra sono compresi i circa 110 milioni di Euro all'anno stanziati da MEDIA, proprio nel quadro del programma "Europa creativa". Nel 2012 sono stati prodotti nell'UE circa 1.300 film, contro poco più di 800 negli Stati Uniti. Solo l'8% dei film europei è distribuito in un cinema di un paese non appartenente all'UE. Nel 2012 era europeo oltre il 60% di tutti i film distribuiti nell'UE, ma solo un terzo delle vendite di biglietti ha riguardato film europei. Le produzioni americane hanno, invece, rappresentato il 20% delle uscite nelle sale e il 65% degli ingressi nell'UE. Di norma meno del 10% del budget di un film è destinato alla distribuzione. Altro dato importante: attualmente quasi il 70% dei finanziamenti pubblici nazionali è destinato alla produzione di film invece che all'ampliamento del potenziale di pubblico.
La televisione resta la piattaforma più diffusa per la visione dei film. Nel 2011 oltre il 40% dei 122.000 lungometraggi trasmessi in televisione nell'UE era di origine europea (8% produzioni nazionali, 15% produzioni di altri paesi europei e quasi il 20% coproduzioni interamente o in parte europee).
Nel 2012 il mercato del video on demand ha registrato un tasso di crescita del 60% in Germania e del 15% in Francia. Nell'UE il budget medio di produzione di un film ammonta a quasi 11 milioni di EUR nel Regno Unito, a 5 milioni di Euro in Germania e Francia ed è pari a 300 000 Euro in Ungheria e in Estonia. Il budget medio di produzione dei film statunitensi è di 15 milioni di Usd (11 milioni di Euro).
Proviamo in ultimo a individuare alcuni interventi per il futuro. E’ possibile immaginare accordi tra enti locali, università, distretti audiovisivi per la creazione di percorsi formativi riservati alle professioni manageriali e tecnologiche dell’industria audiovisiva, con particolare attenzione ad attività di ricerca e innovazione, senza dimenticare la formazione di maestranze in settori classici dell’audiovisivo; un maggiore sostegno alla internazionalizzazione e al mercato estero; rafforzamento diaccordi di coproduzione tra Italia e gli altri paesi nell’ambito del rafforzamento delle relazioni economico-commerciali e culturali bilaterali (anche attraverso il coinvolgimento della rete delle ambasciate e degli istituti di cultura italiana all’estero).L’obiettivo è accedere a tutti i benefici fiscali e agli incentivi pubblici che i rispettivi governi e paesi mettono a disposizione per la promozione e divulgazione della cultura cinematografica e audiovisiva (vedi ad es. l’accordo tra Italia e Cina); valorizzazione di nuove e diverse forme audiovisive (Web, Video on demand, Videogiochi, etc); si rende necessario avviare un processo di razionalizzazione della governance dell’audiovisivo. Sono diversi, infatti, i soggetti che a vario titolo e a vari livelli, si occupano del settore; cogliere l’occasione del rinnovo della Convenzione tra Rai Spa e Stato italiano, in scadenza nel 2016,perché possa essere anche un’occasione per il rilancio del settore, grazie ad una maggiore collaborazione con i vari servizi pubblici europei; una maggiore integrazione tra politiche regionali, nazionali ed europee; aumentare la percentuale di finanziamento per favorire l'ampliamento del potenziale di pubblico. Sono solo alcune proposte che possono aprire una discussione sul futuro di un settore che si conferma fondamentale se vogliamo che l’Italia torni a crescere.
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