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L'Istat certifica: senza Bce la crescita sarebbe al lumicino

20/05/2015
Nel 2014 è aumentato il numero delle persone interessate a lavorare, pur con un diverso grado di disponibilità e di intensità nella ricerca del lavoro. I disoccupati sono 3,2 milioni (+5,5% rispetto al 2013) e le forze di lavoro potenziali sfiorano i tre milioni e mezzo (+8,9%)". Nel complesso quindi, secondo l’Istat, lo scorso anno si registravano quasi sette milioni di persone senza lavoro

La ripresa si intravede, ma i risultati in termini di occupazione e di retribuzioni sono ancora lontani. E in ogni caso, per larga parte quel che c’è della ripresa dipende dal quantitative easing della Banca centrale europea e dal calo del prezzo del petrolio. Lo afferma l’Istat nell’ultimo rapporto annuale, un documento in cui l’Istituto nazionale di statistica ha fotografato diversi aspetti della realtà del Paese.

La crescita. Secondo l’Istat, la politica monetaria della Bce e il calo del prezzo del petrolio avranno importanti effetti sul ciclo economico italiano nel biennio 2015-2016. In assenza dell'azione straordinaria di stimolo monetario della Bce, si determinerebbe infatti secondo i tecnici dell’Istituto di statistica una crescita del Pil più bassa per il 2016 (0,7 punti percentuali in meno rispetto allo scenario base), mentre nel biennio considerato la variazione del tasso di inflazione sarebbe appena più limitata (un decimo di punto in meno).

Occupazione e disoccupazione. "Nel 2014 aumentano le persone interessate a lavorare, pur con un diverso grado di disponibilità e di intensità nella ricerca del lavoro. I disoccupati sono 3,2 milioni (+5,5% rispetto al 2013) e le forze di lavoro potenziali sfiorano i tre milioni e mezzo (+8,9%)". Nel complesso quindi, secondo l’Istat, lo scorso anno si registravano quasi sette milioni di persone senza lavoro.
Salari. Dal 2011 la dinamica salariale risulta, in termini nominali, in marcato rallentamento. Nell'industria il rallentamento delle retribuzioni di fatto è stato molto meno marcato che nei servizi privati e in quelli a prevalenza pubblica, in cui la dinamica continua a essere negativa. La contrattazione nazionale, a tutto il 2014, è ancora ferma nel comparto pubblico, in progressivo indebolimento nel settore dei servizi privati mentre rimane regolare nel comparto industriale. Negli anni della crisi (2007-2014) le retribuzioni contrattuali sono cresciute in termini reali dell'1,7% mentre quelle di fatto sono diminuite dell'1,1%.

Stranieri in Italia. In Italia sono residenti 4,8 milioni di stranieri che "rappresentano sicuramente una risorsa per un Paese come il nostro, caratterizzato da invecchiamento e bassa fecondità". Lo ha detto il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, sottolineando che i migranti sono "disposti a svolgere lavori per i quali l'offerta dei cittadini italiani è scarsa"

Studenti stranieri. Gli alunni stranieri sono in Italia oltre 800 mila, pari al 9% della popolazione scolastica. E’ aumentata di circa il 12% la presenza di alunni stranieri nati in Italia, che ormai sopravanzano i figli dei migranti arrivati in Italia dopo la nascita. La metà degli studenti stranieri tra i 10 e i 24 anni iscritti alle scuole italiane secondarie di primo e secondo grado vorrebbe proseguire gli studi e iscriversi all'Università.

Il Mezzogiorno.-"Il Mezzogiorno è da molti anni assente dalle priorità della politica. La dimensione del problema è tale che, se non si recupera il Mezzogiorno alla dimensioni di crescita e di sviluppo su cui si sta avviando il resto del Paese, sviluppo e crescita non potranno che essere penalizzati rispetto agli altri Paesi". Lo ha affermato il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva.

La grande bellezza. Il nostro Paese si caratterizza non solo per la presenza di un elevato patrimonio artistico e paesaggistico, ma anche per la disponibilità di risorse agro-alimentari e dell'artigianato artistico.
l’Istat ha classificato i sistemi locali rispetto alla presenza sul loro territorio di un patrimonio culturale e paesaggistico e di un tessuto produttivo a connotazione culturale. Le analisi svolte hanno permesso di individuare cinque gruppi di sistemi locali. Il primo, denominato la "Grande bellezza", identifica i sistemi locali che vantano un valore elevato, e ben coniugato, di entrambi gli aspetti considerati. Il 43% dei sistemi locali di questo gruppo è in Toscana, Umbria e Campania. Appartengono a questo gruppo Firenze, Roma, Torino, Milano, Venezia e Pompei, che attraggono 50 milioni di visitatori. Roma e Milano si confermano le capitali dell'iniziativa imprenditoriale (43 mila unità locali e 113 mila addetti che operano nella cultura, pari a un quinto del totale nazionale). Il secondo gruppo, definito la "Potenzialità del patrimonio", si compone dei sistemi locali che hanno valori consistenti del patrimonio culturale e paesaggistico, ma in cui è carente la componente formativa e produttiva. Oltre la metà dei sistemi locali del gruppo sono localizzati nel Mezzogiorno: la Sicilia e la Puglia ne contengono da sole più di un quarto (rispettivamente il 15,9 e il 10,1%). Nel terzo gruppo, denominato l'"Imprenditorialità culturale", all'opposto del precedente raccoglie quei sistemi che presentano un robusto tessuto produttivo/culturale, pur in presenza di un limitato patrimonio culturale e paesaggistico. Di questo gruppo, sono al Nord-est oltre quattro sistemi locali su dieci. Il quarto gruppo, definito il "Volano del turismo", pur vantando aree turistiche altamente attrattive, è rappresentato da sistemi locali con valori medio-bassi sia di dotazione del patrimonio culturale e paesaggistico, sia di tessuto produttivo/culturale. Si tratta di sistemi locali per lo più appartenenti al Mezzogiorno, per un quarto concentrati nelle Isole. Infine, il quinto gruppo, denominato la "Perifericità culturale", contiene sistemi locali che presentano livelli di dotazione e produzione culturale sistematicamente inferiori alla media nazionale, localizzati nell'83,1% dei casi nel Mezzogiorno (Calabria, Sicilia e Sardegna, rispettivamente il 26,8%, il 21,1 e il 19,3%).

 

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