
L'Istat gela le speranze degli italiani (e del governo) di chiudere l'anno con un banlzo in avanti e con una prospettiva di nuova ripresa. Nella consueta nota mensile, l'Istituto di statistica certifica infatti che "il modello di previsione di breve termine dell’Istat indica una crescita congiunturale del Pil reale pari a +0,2%, con un intervallo di confidenza compreso tra 0 e +0,4% (Figura 9). Al risultato positivo contribuirebbe prevalentemente la crescita dei consumi che, in parte, si rifletterebbe sull’aumento delle importazioni. Permangono invece le difficoltà nella ripartenza del ciclo degli investimenti. In questo scenario la crescita ottenuta dal confronto tra i dati trimestrali corretti per i giorni lavorativi del 2015, che includono la previsione per T4, con quelli del 2014 è pari allo 0,7%".
Insomma, andrà di lusso che il 2015 finirà con il Pil in aumento dello 0,8 per cento grazie al fatto che vi sono alcuni giorni di lavoro in più rispetto al 2014 (fatto che non si riproporrà nel 2016). Se così fosse, le proiezioni ufficiali del governo diventerebbero molto fragili (come già avvertito da vari centri di ricerca e studio e si veda in proposito anche il Rapporto del Nens). La verifica di primavera in sede Ue diventerebbe difficilissima. Ma soprattutto l'Italia si ritroverebbe a fare i conti con una crescita più stentata del previsto, con minori risorse da investire e con il fardello del debito pubblico.
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