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L'italia delle rinnovabili di fronte a una nuova fase, ma bisogna evitare scelte sbagliate.

09/07/2014
L'Italia ha un ruolo di apripista. La quota fotovoltaica, 8 per cento della produzione 2013, è la più elevata del mondo. Adesso occorre capire quali scelte strategiche adottare per proseguire in modo non traumatico la transizione tra la produzione centralizzata del secolo scorso e la generazione distribuita che caratterizzerà sempre di più il futuro elettrico del Paese.

L’Italia ha fatto sempre scelte “estreme” nella produzione elettrica. Dal tutto idro della prima parte del secolo scorso si è passati all’uso spinto dell’olio combustibile negli anni Settanta, giusto in tempo per incappare nelle crisi petrolifere. Negli ultimi quindici anni si è vista la corsa ai cicli combinati a metano arrivati a coprire oltre metà della produzione. In mezzo ci sono stati almeno tre tentativi (iniziando da Donat Cattin e finendo con Berlusconi) di lanciare su larga scala la filiera nucleare. Tutti, fortunatamente, naufragati evitando al paese giganteschi indebitamenti e la trasformazione dell’Enel in una “bad company”.

Oggi siamo di fronte ad un nuovo cambiamento di scenario, con l’immissione in rete di una quota rilevante di fonti rinnovabili, una percentuale raddoppiata nell’ultimo quinquennio.  Alcuni dati chiariscono l’ampiezza della trasformazione: nel 2013 un terzo dei consumi elettrici è stato soddisfatto dall’elettricità verde e il primo quadrimestre di quest’anno ha visto le rinnovabili coprire il 40% della produzione, con una punta del 48% nel mese di aprile.

Certamente questa evoluzione poteva essere gestita meglio, ma l’aspetto principale da sottolineare è che questa volta, al contrario dei precedenti “eccessi” che ci vedevano isolati sulla scena internazionale, abbiamo imboccato la scelta strategicamente vincente.  Come dimostrano anche gli obiettivi europei al 2030 in via di definizione, che prevedono una quota di produzione da rinnovabili compresa tra il 45% e il 50% della domanda elettrica.

E la corsa riguarda ormai tutto il mondo, con un numero crescente di impianti realizzati senza incentivi. In  Brasile, addirittura, visto il dominio dell’eolico nelle gare, il governo ha dovuto creare una sessione specifica riservata ai cicli combinati. In Sud Africa e in Cile si stanno realizzando centrali solari senza sussidi. Per molti paesi in via di sviluppo con una forte crescita della domanda elettrica, le rinnovabili rappresentano ormai l’opzione più rapida da implementare e una delle più convenienti. La stessa Cina ha visto nel 2013 l’immissione in rete di nuova potenza da impianti rinnovabili superiore, per la prima volta, a quella delle nuove centrali a carbone. E gli Usa, partiti in ritardo, hanno preso la rincorsa puntando a svolgere un ruolo di punta nell’impiego di queste tecnologie. Per finire, va rilevata l’accelerazione dell’accesso all’energia elettrica per una quota crescente degli 1,2 miliardi di abitanti non connessi alla rete registrata negli ultimi tre anni grazie al crollo del prezzo del fotovoltaico e dei Led.

E proprio dal fotovoltaico si aspettano le maggiori sorprese. Secondo un recente rapporto del gruppo bancario UBS, la corsa di questa tecnologia potrebbe portare al 2020 ad una quota solare pari al 10% della potenza elettrica mondiale, un obiettivo inimmaginabile solo qualche anno fa e che prefigura un ruolo centrale del fotovoltaico nella scena energetica dei prossimi decenni.

Per finire, è importante ricordare l’impatto occupazionale di queste nuove tecnologie. A livello mondiale parliamo di 6,5 milioni di posti di lavoro, con ben 2,3 milioni impegnati nel fotovoltaico, una tecnologia che un decennio fa coinvolgeva un numero di addetti mille volte inferiore.

E la corsa delle rinnovabili potrebbe subire un’ulteriore accelerazione in presenza di un accordo per il contenimento delle emissioni dei gas serra alla Conferenza mondiale sul clima di Parigi del prossimo anno.

Ma torniamo all’Italia alla luce delle tendenze vincenti a livello internazionale. Questa volta, dunque, il nostro paese ha imboccato la strada giusta, anzi sta svolgendo un ruolo di apripista. La quota fotovoltaica, 8% della produzione 2013, è la più elevata del mondo. Adesso occorre capire quali scelte strategiche compiere per proseguire in modo non traumatico la transizione tra la produzione centralizzata del secolo scorso e la generazione distribuita che caratterizzerà sempre di più il futuro elettrico del paese.

La crescita delle rinnovabili è certamente avvenuta in maniera scomposta. Sono stati fatti degli errori nella gestione degli incentivi e non si è prestata sufficiente attenzione alla filiera delle tecnologie (salvo il programma “Industria 2015”, lanciato da Bersani e insabbiato dai governi successivi), ma i tentativi di intervento ora rischiano di peggiorare la situazione.

Gli ultimi esecutivi hanno tentato di ridurre le bollette, pensando anche a misure retroattive, incostituzionali e ingestibili. I provvedimenti, come quello attualmente proposto, hanno creato incertezza sul fronte interno  ed appannato la credibilità internazionale del paese, come dimostrano gli articoli del Wall Street Journal.

Questi tentativi sono stati accompagnati da una campagna mediatica ossessiva sui danni per la competitività industriale creati dagli incentivi verdi.  Il problema esiste, l’abbiamo detto, ma è confinato ai settori con elevato consumo di elettricità, che però già vengono protetti. Secondo i dati di Confindustria/Anie infatti solo 3.000 aziende su un totale di 425.000 imprese manifatturiere presentano un costo dell’energia superiore al 3% del fatturato.

Interventi come quelli proposti dall’attuale governo (lo spalma-incentivi) comporterebbero uno sconto di qualche punto percentuale sui costi elettrici, con benefici minimi sui costi aziendali, mettendo invece in forte difficoltà un comparto già provato da una serie di interventi fiscali e regolatori.

Peraltro, va sottolineato che le misure punitive introdotte o programmate - come l’eliminazione di prezzi minimi garantiti, l’introduzione dell’IMU e degli oneri di gestione del Gse, l’inclusione delle rinnovabili nella Robin Hood Tax, il cambio dell’aliquota dell’ammortamento fiscale e la tassazione sulle rinnovabili delle aziende agricole -  comporteranno una riduzione annua delle entrate per il fotovoltaico attorno a un miliardo di euro.

Ma sugli impatti sui prezzi si possono fare due ulteriori osservazioni.

La prima è riferita alla possibilità di ripulire la bolletta di una serie di oneri impropri, un’operazione trasparenza che consentirebbe un alleggerimento della bolletta.

La seconda riguarda invece l’effetto positivo indotto sui prezzi, almeno in parte, proprio dalla crescita delle rinnovabili. Parliamo del PUN, il prezzo unico nazionale di Borsa dell'energia elettrica, calato del 17% nel 2013 rispetto all’anno precedente e di un ulteriore 35% nei primi mesi del 2014.  Questa riduzione inevitabilmente, se si manterrà nel tempo, si rifletterà anche in una riduzione delle bollette elettriche, senza traumi particolari e senza bisogno di introdurre misure retroattive.

 

Scenari futuri, trasformazioni radicali in vista. Quella che si apre è una fase nuova, che vedrà l’accelerazione del passaggio dall’attuale rete ad una vera e propria smart grid in grado di gestire quote crescenti di rinnovabili non programmabili. Il nostro paese, che insieme a Germania, Danimarca, Spagna e California, è coinvolto in prima fila in questa trasformazione, avrà la possibilità nei prossimi anni di acquisire conoscenze, elaborare software, produrre tecnologie innovative. Le imprese italiane  potranno quindi acquisire un vantaggio competitivo da giocare nella inevitabile trasformazione che coinvolgerà anche gli altri paesi.

In questo scenario le utility dovranno rivedere profondamente il loro modello di business, alleggerire il parco centrali e aprirsi verso la vendita di nuovi servizi, mentre migliaia di nuovi attori si ritaglieranno un proprio spazio, aggregandosi, e facendo dialogare domanda ed offerta.

Infine, va ricordato che lo sviluppo di una rete intelligente inevitabilmente comporterà interazioni anche con l’edilizia e con i trasporti. E proprio questi saranno i prossimi comparti, dopo quello della generazione elettrica, ad essere investiti da profondi cambiamenti. Edifici a consumo energetico quasi zero e riqualificazione spinta del parco esistente imporranno un cambio di marcia radicale al settore delle costruzioni. E così nel comparto della mobilità è probabile una rapida crescita dei veicoli elettrici, anche in relazione alla necessità di stabilizzare le reti, e di nuovi servizi come il car sharing. L’auspicio è che questa volta le trasformazioni non ci colgano di sorpresa, ma che il nostro paese abbia visione, capacità e lucidità per gestirle in maniera intelligente.

 

Gianni Silvestrini

Direttore scientifico Kyoto Club

 

 

 

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