
Il mercato interno si contrae, l’export sostiene solo le imprese capaci di affacciarsi e resistere sul mercato globale e la manifattura resta il punto forte. Questa in estrema sintesi la foto scattata dal servizio studi e ricerche della Mediobanca nella quarantesima edizione dello studio sull’andamento dei principali 50 gruppi di impresa italiani, che quest’anno contiene anche due approfondimenti sui consigli e sui compensi dei dipendenti. Anche in questo caso con note dolenti: l’età media dei membri dei consigli di amministrazione di conferma assai più alta dell’età media dei politici, tanto per fare un esempio, e quanto ai compensi dei lavoratori basti pensare che per fare lo stipendio annuale di un top manager un dipendente medio deve lavorare 35 anni, di fatto tutta una vita.
Lo studio della Mediobanca, anche se si riferisce ai risultati del 2014, spiega per larga parte la fragilità della ripresa e i risultati ondivaghi della produzione industriale appena resi noti dall’Istat. Nel 2014 il fatturato della grande industria è calato dell`1,5 per cento a causa soprattutto della caduta dello stesso fatturato in Italia (meno 7,4 per cento), non compensata dall`aumento dell’1,4 per cento del fatturato dall’estero.
L`export fa la differenza con una forbice fra grandi gruppi pubblici e privati, dato che i primi vendono fuori Italia il 60 per cento e hanno una redditività del 5,6 per cento, mentre i privati la quota di fatturato all’estero è del 79 per cento e la redditività cresce all’11,1 per cento. In particolare la manifattura privata realizza all’estero il 91 per cento dei ricavi con un ritorno del 14,3 per cento (nelle tabelle allegate, i dati gruppo per gruppo).
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