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Politiche sociali, come influiscono (e complicano le cose) le diverse accezioni di famiglia

11/06/2015
Le definizioni di famiglia a seconda del fine perseguito appaiono in Italia troppe e troppo diverse tra loro. Famiglia di fatto, famiglia anagrafica, famiglia fiscale, famiglia per gli assegni familiari: ciascuna ha una caratteristica e viene utilizzata per scopi differenti. Unificare lo strumento di intervento ed i criteri di erogazione del beneficio sarebbe non solo una semplificazione ed un’azione trasparente, ma anche un buon intervento redistributivo nel senso dell’equità.

Si discute spesso di famiglia e nuclei familiari come destinatari di interventi di politica sociale e fiscale (assegni al nucleo familiare, servizi condizionati all’entità dell’ISEE, detrazioni per carichi familiari ecc. Vedi anche "Le accezioni di famiglia per le politiche sociali" (1)). Tuttavia famiglia e nucleo familiare sono concetti piuttosto generici quando si tratta di stabilire chi e quanto beneficiare, cosicché appare opportuna una breve rivisitazione dei principali aggregati familiari.
A prescindere dalle definizioni e classificazioni che seguono, una tendenza comune e consolidata è quella della riduzione delle dimensioni di ciascun nucleo ed il conseguente aumento nel tempo della loro numerosità.
Famiglia di fatto
La prima accezione da considerare è la famiglia di fatto, sebbene essa non abbia un valore legale né di riferimento per strumenti di politica economica: è costituita dai soggetti che condividono un domicilio e sono legati da vincoli familiari o di affinità.
Questa accezione è anche l’unità di riferimento per le indagini campionarie sui consumi e sui redditi delle famiglie (effettuate periodicamente dall’Istat e dalla Banca d’Italia), sia perché è questo tipo di convivenza che genera il modello di consumo osservato, sia perché anche dal punto di vista reddituale è la convivenza il primo fattore, anche se non l’unico, di redistribuzione intra-familiare del reddito.
Questo prima definizione individua circa venticinque milioni di nuclei familiari, con dimensione media di 2,4 persone.
Famiglia anagrafica
Strettamente legata a questa tipologia è la famiglia anagrafica, cioè quella risultante presso i Comuni anche sulla base di ciò che dichiarano gli interessati. Sebbene sostanzialmente di uguale numerosità in aggregato, le famiglie anagrafiche rispetto a quelle di fatto comprendono i familiari che per motivi di lavoro o studio sono domiciliati altrove (anche all’estero) mentre non comprendono i non parenti che dichiarano di convivere nella stessa abitazione ma di costituire un nucleo a sé .
A partire da questi nuclei, in qualche modo corrispondenti al comune sentire sul concetto di famiglia, si originano le modifiche definitorie degli Enti pubblici volte a normare gli strumenti di intervento. La prima, e la più lontana, è la cosiddetta “famiglia fiscale”, cioè quella presa a riferimento per le dichiarazioni Irpef e per le rilevanti detrazioni familiari cui si ha diritto.
Essa è costituita sempre dai due coniugi, a prescindere dal reddito di ciascuno, e dai familiari “a carico”, cioè con un reddito complessivo (con tutte le limitazioni ed evoluzioni di quest’ultimo) inferiore a 2841 euro annui. Perché questa soglia sia da decenni ferma a questo valore, e così distante da un reddito annuo di povertà assoluta, cioè tale da far presumere al di sotto di questo una dipendenza economica del soggetto da qualche altro familiare, è un mistero.
Ma la più forte differenziazione con la famiglia di fatto o anagrafica, per la verità in via di attenuazione nel corso degli anni, è che tutti i percettori di reddito da pensione, anche sociale, così come quasi tutti i percettori di reddito da lavoro, sono esclusi dal nucleo familiare nel quale vivono e vanno a costituire un altro nucleo fiscale, eventualmente con il proprio coniuge (a carico o meno).
E’ per questo motivo che le famiglie fiscali sono quantificate in circa tenta milioni, e vedono la prevalenza di nuclei monocomponente (pensionati soli, adulti single, ma anche giovani che vivono ancora con i genitori ma hanno iniziato a lavorare).
La tabella che segue compara, mediante un modello di microsimulazione fondato su dati dichiarativi fiscali e sull’indagine Istat SILC sui redditi delle famiglie di fatto, le famiglie fiscali con quelle di fatto per numerosità e tipologia del nucleo familiare.
Famiglie di fatto vs fiscali per tipologia del nucleo – stime 2014


Fonte: elaborazioni mediante modello di microsimulazione

Famiglia per gli assegni familiari
Per poter fruire degli assegni al nucleo familiare, riservato a dipendenti ed assimilati, e per poter stabilire l’ammontare spettante, occorre far riferimento ad una nozione di nucleo molto diversa da quelle di fatto e fiscali. In questo caso, infatti, il nucleo è così definito:
• il richiedente lavoratore o il titolare della pensione;
• il coniuge che non sia legalmente ed effettivamente separato, anche se non convivente;
• i figli ed equiparati di età inferiore a 18 anni, conviventi o meno;
• i figli ed equiparati maggiorenni inabili (nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi a proficuo lavoro), purché non coniugati;
• i figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età superiore ai 18 anni compiuti ed inferiore ai 21 anni compiuti, purché facenti parte di nuclei familiari con almeno 4 figli tutti di età inferiore ai 26 anni;
• i fratelli, le sorelle del richiedente e i nipoti (collaterali o in linea retta non a carico dell'ascendente), minori o maggiorenni inabili, solo nel caso in cui essi sono orfani di entrambi i genitori, non abbiano conseguito il diritto alla pensione ai superstiti e non siano coniugati.
• i nipoti in linea retta di età inferiore a 18 anni, viventi a carico dell'ascendente.
Si noti come in questo caso i figli entrano se minori, ma a prescindere dal reddito, che peraltro entra a far parte di quello familiare di riferimento ed è più onnicomprensivo di quello complessivo Irpef, considerando sia i redditi esenti che quelli soggetti a tassazione sostitutiva.
Il numero dei nuclei in questo caso non è di sensata comparabilità con le famiglie fiscali o di fatto, in quanto questo istituto è riservato ai soli nuclei con reddito da lavoro dipendente ed assimilato superiore al 70% di quello familiare.
Nuclei di riferimento per l’ISEE
L’ultima accezione familiare di rilievo è quella utile a definire l’ISEE, l’indicatore di benessere economico degli appartenenti ad un certo nucleo familiare che viene utilizzata per stabilire il grado di compartecipazione a servizi pubblici e più in grado a stabilire se e in quale misura si debba pagare un certo servizio pubblico.
L’ISEE, riformato di recente dopo un quindicennio di applicazione e di natura universalistica, essendo calcolabile per qualsiasi nucleo familiare, rappresenta la naturale evoluzione dell’assegno al nucleo familiare, ereditandone tratti importanti.
La famiglia di riferimento per il calcolo dell’indicatore della situazione reddituale e/o patrimoniale “equivalente” (un correttore dei calcoli pro capite per tener conto delle economie di scala familiari) considera tutti i componenti conviventi ed anche i figli maggiorenni residenti altrove ma a carico dei genitori (tipicamente studenti fuori sede o con residenze fittizie di comodo).
Essendo l’ISEE un filtro per l’accesso a servizi pubblici agevolati, i nuclei interessati sono solo quelli, generalmente a basso reddito e patrimonio, che ritengono di avere diritto a queste facilitazioni. Considerata la recente riforma, più restrittiva nel definire il valore dell’indicatore, si può stimare un interessamento alla presentazione dell’ISEE di 5 milioni di nuclei corrispondenti a 15 milioni di persone, da considerare come ordine di grandezza.
Conclusioni
Le definizioni di famiglia a seconda del fine perseguito appaiono in Italia troppe e troppo diverse tra loro.
Al di là dell’aspetto anagrafico, che pure potrebbe tentare di ricondurre a maggior coerenza dichiarazioni mendaci da parte degli interessati per il conseguimento di indebiti vantaggi economici, sarebbe del tutto auspicabile stabilire qual è il concetto di famiglia e di reddito familiare ritenuti buoni ai fini dell’azione redistributiva (attraverso le entrate e le spese pubbliche) e poi uniformare le nozioni per i vari usi.
Detrazioni familiari Irpef e assegni per il nucleo familiare, in particolare, appaiono una duplicazione contenente peraltro parecchi aspetti discutibili sotto il profilo definitorio e dell’entità del beneficio, considerando che le detrazioni sono calcolate sulla base del reddito individuale dei coniugi. Unificare lo strumento di intervento ed i criteri di erogazione del beneficio sarebbe non solo una semplificazione ed un’azione trasparente, ma anche un buon intervento redistributivo nel senso dell’equità.

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