Home >> Articoli >> Rapporto Nens: due punti in più di Pil, meno deficit, meno debito e crescita dell'occupazione se Renzi avesse fatto una politica investimenti pubblici

Rapporto Nens: due punti in più di Pil, meno deficit, meno debito e crescita dell'occupazione se Renzi avesse fatto una politica investimenti pubblici

15/12/2016
Quindicesimo rapporto sulla finanza pubblica del Nens: almeno due punti in più di crescita del Prodotto interno lordo, con conseguente trascinamento dell’occupazione; un deficit pubblico inferiore al due per cento e un debito pubblico sceso al di sotto del 128 per cento. Sono questi i risultati che il governo Renzi avrebbe potuto raggiungere se non avesse sbagliato politica economica e se, invece di lanciarsi in un bonus dietro l’altro, avesse usato quelle stesse risorse e quelle di una vera lotta all’evasione fiscale in un programma di investimenti pubblici in infrastrutture, in messa in sicurezza del territorio, in adeguamento sismico, energetico e ambientale almeno degli edifici pubblici italiani, oltre che in una revisione dell’Irpef a favore dei ceti più deboli e degli assegni familiari. In allegato il Testo del Rapporto Nens

Almeno due punti in più di crescita del Prodotto interno lordo in tre anni, con conseguente trascinamento dell’occupazione; un deficit pubblico inferiore al due per cento e un debito pubblico sceso al di sotto del 128 per cento: sono questi i risultati che il governo Renzi avrebbe potuto raggiungere se non avesse sbagliato politica economica e se, invece di lanciarsi in un bonus dietro l’altro, avesse usato quelle stesse risorse e quelle di una vera lotta all’evasione fiscale in un programma di investimenti pubblici in infrastrutture, in messa in sicurezza del territorio, in adeguamento sismico, energetico e ambientale almeno degli edifici pubblici italiani, oltre che in una revisione dell’Irpef a favore dei ceti più deboli e degli assegni familiari.

I calcoli li ha fatti il Nens, il centro studi fondato da Vincenzo Visco e Pier Luigi Bersani, nel periodico rapporto di finanza pubblica, conducendo un esercizio controfattuale di dimostrazione di come dovrebbe essere impostata la politica economica del Paese.  

“Questo breve lavoro – è scritto nell’introduzione - proverà a fornire una rielaborazione delle leggi di bilancio 2015, 2016 e 2017 del Governo Renzi. L’obiettivo dell’analisi è quello di costruire uno scenario di politica economica e fiscale alternativo a quello proposto dal Governo, in cui un certo numero di misure vengono annullate in modo da recuperare risorse da ricontabilizzare sotto forma di spesa per gli investimenti. L’esperimento prova a lasciare inalterate alcune politiche di sostegno sociale e di taglio alla cosiddetta spesa improduttiva, e si concentra ad analizzare gli effetti di breve e medio periodo indotti da una politica di bilancio controfattuale basata su uno schema di rilancio dell’economia alternativo a quello del Governo. La strategia economica seguita dal Governo Renzi – prosegue il Nens - si è ispirata sostanzialmente ad una politica dell’offerta: riforme strutturali, riduzione delle imposte, tagli alla spesa pubblica. In un contesto di stagnazione e deflazione, questa politica non poteva funzionare. L’insieme delle misure è stato infatti principalmente volto ad incrementare il reddito disponibile di famiglie e imprese, sperando che ciò si traducesse in maggiori consumi ed investimenti. In realtà, per quanto riguarda i principali interventi dal lato delle famiglie (ad es. gli 80 euro in busta paga), nell’ultima relazione di Banca d’Italia (cfr. riquadro a pagg 76-77) si stima che solo il 40% si sia tradotto in consumi. Per quanto riguarda le imprese, è del tutto evidente che in assenza della ripresa della domanda anche gli investimenti stentano a riprendersi. Andava dunque rilanciata la domanda sia pure all’interno dei vincoli europei, utilizzando i margini di flessibilità concessi e concentrando le risorse disponibili su spese di investimento ad elevato moltiplicatore”.

“La strategia alternativa qui disegnata – scrive il Nens - consiste nell’ipotizzare: (a) lo smaltimento progressivo delle clausole di salvaguardia; (b) la revoca di vari interventi del Governo Renzi; (c) l’introduzione di efficaci misure antievasione, come quelle proposte nel rapporto Nens del Giugno 2014, con l’utilizzazione contestuale dei proventi per ridurre le imposte (in particolare Irpef e contributi sociali); (d) l’aumento degli investimenti nell’ambito delle risorse a disposizione, sia a livello centrale che ad opera dei comuni. Com’è noto, negli ultimi tempi sia il Fondo Monetario Internazionale (FMI) che l’OCSE, che economisti importanti come Summers, hanno consigliato una politica di investimenti pubblici in infrastrutture come strumento per uscire dalla crisi. Questa strategia è chiaramente alternativa a quella adottata da Governo italiano. L’anno base per la costruzione del modello controfattuale e per il conteggio degli effetti sul PIL è il 2014, mentre il punto di riferimento contabile per la costruzione delle tre manovre alternative sono le Note di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (NADEF) 2014, 2015 e 2016, ed i Documenti Programmatici di Bilancio (DPB) 2015, 2016 e 2017. L’analisi è stata condotta tenendo conto delle seguenti ipotesi di lavoro: 1. ogni manovra Nens viene calibrata in modo da lasciare inalterata l’originaria entità del maggior indebitamento; 2. In linea con quanto posto in essere della Leggi di bilancio 2015, 2016 e 2017, ogni finanziaria controfattuale continua ad assumere l’introduzione delle stesse clausole di salvaguardia introdotte dal Governo, per poi seguire una diversa e più rapida strategia di abrogazione delle stesse; 3. Gli effetti espansivi indotti dall’incremento della spesa per investimenti sono supposti avere una durata temporale massima di due anni, tralasciando gli effetti di più lungo periodo; 4. In aggiunta all’aumento degli investimenti pubblici, le manovre Nens prevedono l’introduzione di un diverso schema di contrasto all’evasione fiscale a l’introduzione di una riforma del sostegno ai nuclei familiari, dell‘IRPEF e dei contributi previdenziali; 5. gli effetti espansivi indotti da ogni manovra controfattuale si ipotizza non incidere sulla dinamica dei deflatori del Pil. Allo scopo di evitare eccessive complicazioni nella costruzione dello scenario alternativo, il nostro modello assume che il maggior gettito generato dal recupero dell’evasione sia tale da compensare la perdita di gettito dovuta alla riforma della tassazione sul reddito delle persone fisiche e dei contribuiti previdenziali (per approfondire vedi “Misure di contrasto all’evasione fiscale: una proposta di riforma del regime IVA” e “Una riforma del sostegno ai nuclei familiari, dell‘IRPEF e dei contributi previdenziali”). Tuttavia, l’invitabile ricomposizione della struttura delle entrate che segue il calo del gettito dell’IRPEF e dei contributi continua ad avere un effetto benefico sulla crescita del Pil attraverso l’operare dei moltiplicatori dinamici sulla tassazione. Il calcolo degli effetti moltiplicativi indotti dalla contromanovra si basano sull’uso dei moltiplicatori fiscali dinamici riportati in Locarno, Notarpietro e Pisani (cfr. Banca d’Italia WP n. 943, 2013, tab. 6). Il fine ultimo di questo lavoro – conclude il Nens - è quello di dimostrare che, a parità di risorse investite, una politica economica basata sugli investimenti pubblici sarebbe risultata più efficace in termini di crescita”. 

Leave a comment

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare se sei un visitatore umano.
3 + 5 =
Solve this simple math problem and enter the result. E.g. for 1+3, enter 4.